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Paolo Vannini, lo stratega del business

Nato, cresciuto e laureato a Torino, esperienze in Africa e in India, arriva a trent'anni a New York per lavorare a fianco dell'Avvocato Gianni Agnelli. Dopo gli indimenticabili anni alla Fiat, arriva il momento di mettersi in proprio e fonda la Vannini Associates: "E' gratificante sapere che in America conti più cosa sai fare e quanto vali, che non le persone che conosci"

Arriva a trent’anni nella Grande Mela con le idee chiare, cinque lingue parlate fluentemente e un’esperienza internazionale che lo aveva portato in Africa e India a vent’anni.

Ad accoglierlo la New York degli anni novanta: ruggente, adrenalinica, dinamica. Lui giovanissimo arriva direttamente al top scalando le vette del successo.

Paolo Vannini nel curriculum ha una laurea in Economia e Commercio all’Università di Torino, manager per Seat Pagine Gialle, Marketing Manager per la Cinzano e infine la Fiat.

Lavora per l’azienda di Torino prima come  direttore delle relazioni esterne di Fiat USA, poi come President & CEO del Gruppo Fiat USA, dove lavorando per l’avvocato Gianni Agnelli , si occupa di rapporti istituzionali e di business development per le società del Gruppo Fiat negli USA.

Tredici anni di carriera e di successi al centro del jet set internazionale e di un network di contatti che lo hanno fatto crescere professionalmente e umanamente.

La filosofia del fare appresa in America lo spinge a “reinventarsi”, a trovare nuove idee e profili. Dopo l’esperienza in Fiat, fonda  la Vannini Associates LLC , società che si occupa di  strategia, marketing e business development  per le  aziende italiane che vogliono accedere al mercato americano.

Instancabile viaggiatore, ha lasciato la frenetica Manhattan per il più verde Connecticut dove vive con la moglie e i due figli.

Per lui tutto è iniziato a diciassette anni in Africa, dove il padre, primario di oftalmologia a Torino, aveva fondato un ospedale con i missionari della Consolata. Da allora il mondo è stato la sua dimora e la sua palestra di vita.

 

Paolo come è stato arrivare a NY a trent’anni dopo aver lavorato in India come manager nelle relazioni internazionali per Seat Pagine Gialle?

Ho un ricordo bellissimo di New York in quegli anni. Sono arrivato in America dopo varie esperienze in Africa, India  e Europa  e  l’ America era una parte del mondo che avevo sempre desiderato conoscere. Lavorando poi a New York, per l’azienda italiana più prestigiosa e per una persona come l'Avvocato Agnelli, ho avuto la possibilità di avere accesso a personaggi di grande qualità e spessore di fare una esperienza umana e professionale unica.

 

La tua carriera è tutta costellata di successi non sempre scontati. Studio, lavoro ma anche altro?

Come sempre nella vita conta molto anche la fortuna, trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Direi che nel mio caso,  sin da giovane, sono sempre stato una persona  curiosa ed aperta al cambiamento. Il fatto poi di avere studiato diverse lingue (inglese, francese, spagnolo, portoghese) si è rivelato un buon asset anche a livello professionale.

 

Dell’esperienza in Fiat cosa ti è rimasto di più?

Diversi sono i ricordi positivi, perché sono stati anni in cui il Gruppo Fiat cresceva molto in Nord America.  Ho avuto la fortuna di lavorare per molti anni per l’Avvocato Agnelli e di conoscere  persone interessanti. Sotto il profilo professionale è stata un'esperienza che mi ha arricchito molto, senza la quale probabilmente non avrei potuto fare il lavoro che faccio oggi.

Famiglia

Paolo Vannini con la moglie Alicia e i figli Luke e Valentina

I giovani, italiani europei continuano a sognare New York. Chi riesce a conquistare la Grande Mela?

New York è una città dimamica ricca di opportunità ma allo stesso tempo impegnativa sopratutto per un giovane  straniero che magari arriva solo con un visto turistico e con  l’aspirazione di lavorare e viverci. Non  penso sia una città per tutti. Ho visto giovani che si sono brillantemente integrati, ma anche molti che sono dovuti tornare in Europa dopo pochi mesi. 

 

Dopo venti anni negli Stati Uniti, come ti sembra l’Italia vista dall’America?

Premesso che amo molto il mio Paese e che ci vado spesso per lavoro, vedo un’Italia molto cambiata, purtroppo in peggio, da quella che ho lasciato negli anni 90. Negli Stati Uniti le dinamiche socio-economiche ti spingono a dare sempre il meglio mentre in Italia a mio avviso questo non succede. Visto da lontano il nostro è un paese molto provinciale, radicato nelle nostre abitudini e con grandi difficoltà a cambiare, e scarso ricambio nella classe dirigente a scapito dei giovani. Se tutti gli italiani potessero lavorare e vivere qualche anno all’estero, credo sarebbe un beneficio per il paese, perché le persone tornerebbero a casa con una prospettiva differente. 

 

Se fossi rimasto in Italia, come immagineresti la tua vita oggi?

Difficile dirlo, confesso che sin da bambino ho sempre avuto in mente di non voler nascere e vivere nello stesso posto, per cui il fatto di non essere più in Italia mi sembra naturale.

Lavorare e vivere in diversi paesi credo mi abbiano arricchito personalmente e professionalmente.

Paolo con moglie

Paolo con la moglie Alicia

Oggi sei a capo della Vannini Associates che tu hai fondato. Di cosa ti occupi e perchè hai scelto di sviluppare un progetto tuo e non lavorare per altri?

Oggi mi occupo principalmente di due cose: business development per aziende italiane negli Usa ed executive coaching per aziende internazionali. La V&A segue aziende italiane che vogliono penetrare il mercato Americano con servizi di strategia marketing e business   development, mentre con un partner inglese Bob Barnett, abbiamo fondato la B&V Consulting Group, che si occupa di coaching di Blue Ocean Strategy, che è una metodologia/ approccio strategico che consente alle aziende di raggiungere hight profit growth. E’ una metodologia piuttosto famosa, adottata con successo da diversi paesi ed aziende internazionali, creata da due professori del Insead e implementata da un ristretto numero di consulenti internazionali, fra cui il mio partner inglese. 

Ho scelto di lavorare per conto mio per una serie di motivi, da un lato  ho avuto la fortuna di fare una carriera piuttosto veloce e positiva nelle aziende e a 40 anni ero in qualche modo arrivato dove volevo, poi ho sempre avuto la curiosità di lavorare per conto mio. Il resto, come capita spesso, l’ha deciso il destino. Nel 2004 la Fiat ha deciso di chudere le attività corporate di Fiat Usa, avevo altre proposte all’interno del Gruppo, ma ho preferito prendere un’altra strada.

 

Quali sono gli errori che le aziende italiane commettono quando vogliono investire nel mercato americano? Quali i tuoi suggerimenti?

Difficile generalizzare, perché l'approccio è molto differente a seconda della dimensione e del management delle diverse aziende. Uno degli errori dei nei connazionali è quello di sottovalutare che gli USA sono un mercato molto strutturato, con regole piuttosto precise. I nostri connazionali cercano sovente di replicare il modello domestico, dimenticando che ci sono profonde differenze .

L'altro errore è sottovalutare il mercato in termini di risorse economiche e manageriali. Gli Usa, sono grandi come l’Europa, il livello di retribuizioni è superiore di quello europeo,  senza un adeguato livello di investimenti e di commitment manageriale si rischia di non avere successo. Il suggerimento, in linea di massima, è quello di tenere ben presente differenze e di cercare di adattare l'approccio alle esigenze del mercato non semplicemente replicare le strategie domestiche. 

 

La lezione di vita più importante che l’America ti ha dato?

Bella domanda! Di primo acchito direi che qui si possono prendere lezioni sotto il profilo sociale (non sempre sotto quello culturale) dove l’ America è piu evoluta che l’Italia.  Non so se sia una lezione, ma sicuramente è gratificante sapere che in America conti più cosa sai fare e quanto vali, che non le persone che conosci.

 

 

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