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Sorpresa: l’Italia importa amianto dall’India e dalla Cina in barba alla legge

di Alessandro Mauceri

Lo avrebbero appurato la Procura della Repubblica di Torino e la commissione Lavoro del Senato. Questo materiale altamente tossico è stato impiegato nella produzione di lastre di fibracemento, pannelli, guarnizioni per freni e frizioni di autoveicoli

Nei giorni scorsi il pm Raffaele Guariniello, della Procura della Repubblica di Torino, ha aperto un’indagine sull’importazione di amianto dall’India. In Italia la legge n.257 del 27 marzo 1992 vieta “l’estrazione, l’importazione, l’esportazione la commercializzazione di amianto di prodotti di o contenenti amianto”. Le uniche deroghe dovevano essere autorizzate dal Ministero e non potevano eccedere i 24 mesi dall’entrata in vigore (quindi sono già scadute da una decina d’anni). 
Ebbene, in base a quanto è emerso durante l’audizione dell'Osservatorio nazionale sull'amianto (Ona) alla commissione Lavoro del Senato, alcune aziende italiane avrebbero importato dall’India e dalla Cina enormi quantità di amianto. Le conseguenze nefaste sulla salute sono note: l’amianto, se non lavorato con attenzione (soprattutto se in polvere) provoca una gravissima malattia dell’apparato respiratorio: l’Asbestosi. 

Dai primi riscontri è emerso che esisterebbe la prova che "dimostra come agli enti ufficiali dello Stato indiano risulti importazione di amianto in Italia". L’importazione di amianto dall’India è riportato nel bollettino ufficiale del Governo indiano Indian Minerals Yearbooks 2012 – Asbestos – Final Release. Quantità peraltro rilevanti: 1040 tonnellate solo nel biennio 2011-2012. La stessa Agenzia delle Dogane, interpellata dalla Procura, non solo ha confermato l’ingresso dell’amianto nel territorio nazionale, ma ha anche confermato che questi flussi commerciali sono continuati fino allo scorso anno, il 2014.

E non finisce qui. L’amianto importato da una decina di imprese sarebbe stato impiegato nella produzione di vari manufatti come lastre di fibracemento, pannelli, guarnizioni per freni e frizioni di autoveicoli. 

Molte le domande ancora da chiarire sulla vicenda. Possibile che nessuno si sia accorto di un simile commercio? E come mai nessuno ha denunciato un simile traffico illecito (almeno stando a quanto previsto dalla normativa vigente)? E poi, che fine hanno fatto i prodotti realizzati dalle aziende italiane in cui veniva utilizzato, sebbene vietato, l’amianto? Come ha riportato La Stampa, pare che i manufatti realizzati da aziende italiane e contenenti amianto siano stati per la maggior parte esportati in molti Paesi: negli Emirati Arabi, in Arabia Saudita, ma anche in Nepal, Israele, Angola, Sud Africa, Oman e Canada. Un mercato multimiliardario. Un mercato sporco e non solo a causa dell’amianto: sulle carte che riportano questi commerci, infatti, non compare traccia del fatto che i prodotti venduti contenevano amianto (anche questo è oggetto delle indagini in corso).  

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