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L’olio d’oliva extra vergine siciliano tra Pirandello e Kolimbetra

 Il sogno di una cooperativa che si sta avverando: un prodotto di alta qualità (marchio Igt) fatto dai produttori di olive biologiche di cinque province. La scommessa degli oli ‘monovarietali’. E il successo dell’olio prodotto dagli olivi secolari della Valle dei Templi di Agrigento

 

L’obiettivo è ambizioso: diventare un punto di riferimento per i consumatori che vogliono portare sulle proprie tavole un olio d’oliva extra vergine biologico certificato. L’iniziativa è di una cooperativa – Aipolivo, questo il suo nome – che opera in cinque province della Sicilia: Enna, Caltanissetta, Trapani, Palermo e Agrigento. In un momento di grande confusione agroalimentare, l’iniziativa punta, in primo luogo, a fare chiarezza nell’interesse dei consumatori e della loro salute.

Sull’olio d’oliva extra vergine va fatta una premessa. Sottolineando che, oggi, il problema non sta tanto nell’acidità – che può essere ridotta, se non annullata con procedimenti di sofisticazione chimica – quanto nella provenienza dell’olio. E’ noto che sugli oli di oliva extra vergine ormai si capisce poco o nulla. Il dubbio – che forse è più di un dubbio – è che l’olio venga acquistato in certe aree (per esempio nel Nord Africa) e spacciato, poi, per olio d’oliva extra vergine italiano (addirittura di alcune zone tipiche!). In questi casi a salvare i consumatori sono solo i controlli sulla qualità (con i controlli della filiera, cioè della provenienza) e il prezzo. Per dirla in modo nudo e crudo, una bottiglia di olio extra vergine di oliva che costa meno di 4 euro e mezzo-5 euro di solito non può essere di spiccata qualità.

Anzi (è probabile che si tratti di olio prodotto nel Nord Africa, dalle multinazionali che negli ultimi anni, proprio da queste parti, hanno acquisito tanti terreni: operazione che sta alla base non soltanto della produzione dell’olio d’oliva poi spacciato come italiano, ma anche della produzione di ortofrutta di qualità scadente che, con la connivenza dell’Unione europea, invade i mercati dello stesso Vecchio Continente mandando in crisi le agricolture del Sud Europa).  

Sotto questo profilo l’azione della cooperativa Aipolivo tende, in primo luogo, a tutelare i consumatori. “Noi stiamo provando a coniugare la qualità con la tradizione – ci dice Rosario Lunetta, tra i protagonisti di quest’iniziativa -. Ad Agrigento, per esempio, stiamo portando avanti un’esperienza che riscuote molto successo tra i turisti. Abbiamo censito tutti gli ulivi secolari della Valle dei Templi – che fanno capo quasi tutti a privati – e, insieme ai proprietari di questi piccoli appezzamenti, produciamo un olio d’oliva extra vergine di elevata qualità fatto con varietà diverse: Cerasuola, Biancolilla, Nocellara del Belìce e Giarraffa”.

Lunetta cita i nomi di varietà di alberi di olivo (che tecnicamente vengono chiamate anche cultivar) tra le più conosciute a apprezzate della Sicilia. In questo caso, come già accennato, si tratta di olivi secolari, ormai poco produttivi, ma che ‘disegnano’ in ogni bottiglia la millenaria storia della Valle dei Templi di Agrigento. I tanti turisti che ogni giorni frequentano la città che fu di Luigi Pirandello acquistano volentieri una piccola bottiglia di mezzo litro di questo particolare olio – denominato Templum – perché si portano a casa un ‘pezzo’ di Sicilia.

“Ovviamente – spiega ancora Lunetta – gli alberi secolari sono poco produttivi. Così non arriviamo a imbottigliare grandi quantitativi di prodotto. Sì e no, ogni anno, sfioriamo i 10 quintali di olio. Ma è già un grande successo, perché è un prodotto molto gradito ai turisti”. Visitatori che sono disposti anche a spendere 8 euro per portare a casa una bottiglia di mezzo litro di questo particolare olio d’oliva extra vergine legato alla storia di Agrigento. Un olio che viene venduto anche ai turisti che, oltre alla Valle dei Templi, vanno a visitare il giardino di Kolimbetra, un angolo di Agrigento ricco di storia (il nome ricorda uno dei personaggi del romanzo di Pirandello ‘I vecchi e i giovani’) istituito alla fine degli anni ’90 del secolo passato.

Ma la grande scommessa di questa cooperativa – che lo ribadiamo, punta molto sull’olio d’oliva extra vergine biologico, prodotto in totale assenza di pesticidi – è dato dal marchio ‘Cinquetorri’: una torre per ogni provincia della Sicilia coinvolta in quest’iniziativa. Qui siamo già su quantitativi di prodotto di un certo peso: mille e 500 quintali di olio extra vergine di oliva (mille e 800 ettolitri) prodotti nel 2013. Il riferimento al 2013 è necessario perché il 2014 per l’olivicoltura siciliana è stato un anno orribile, se è vero che il calo della produzione, in alcune aree dell’Isola, ha sfiorato il 40 per cento.

“A partire dal prossimo anno – ci racconta sempre Lunetta – opereremo con l’Indicazione geografica tipica (Igt) della Sicilia. Una garanzia di qualità per i consumatori, che avranno la certezza di portare sulle proprie tavole un olio d’oliva extra vergine prodotto in Sicilia con olive siciliane”. Questo particolare prodotto verrà imbottigliato a Sciacca, in provincia di Agrigento, e a Riesi, in provincia di Caltanissetta. Una terza linea di imbottigliamento è prevista anche a Castelvetrano, in un’azienda confiscata alla mafia.

Tra i progetti di questa cooperativa ci sono anche gli oli d’oliva extra vergine biologici monovarietali. In pratica, oli di oliva extra vergine siciliani (con filiera controllata), provenienti da alberi coltivati senza l’ausilio di pesticidi con un’ulteriore caratteristica: verranno prodotti da olive di un’unica cultivar o varietà. Ci spieghiamo meglio. Oggi gli oli di oliva extra vergine sono quasi tutti prodotti con un misto di cultivar: in Sicilia, ad esempio, si mettono assieme olive delle varietà Nocellara del Belìce, Cerasuola e Biancolilla. “Noi, invece, lavoriamo per produrre e imbottigliare olio d’oliva extra vergine biologico di Nocellara del Belìce, di Cerasuola e di Biancolilla”, ci dice sempre Lunetta.

Per chi vive in alcune aree della Sicilia l’olio d’oliva extravergine monovarietale non è una novità: a Caltabellotta, in provincia di Agrigento – piccolo centro arroccato su una montagna che domina la Valle del fiume Platani – da sempre si utilizza l’olio d’oliva extra vergine prodotto con olive di sola Biancolilla, cultivar presente in queste contrade. Un olio d’oliva particolare, quello di Biancolilla: leggerissimo e dal profumo delicato. Molto diverso dall’olio d’oliva extra vergine monovarietale di Nocellara del Belìce prodotto in alcune aree del Trapanese (Castelvetrano, in particolare), che invece è molto denso e dal profumo intenso.   

 

    

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