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Europa dell’euro: perché il ‘bazooka’ di Mario Draghi non risolverà nulla

Quella poca moneta che verrà immessa nel sistema economico europeo dal presidente della BCE Mario Draghi arriverà, per lo più, là dove i rendimenti saranno più elevati, cioè nei Paesi più ricchi, aggravando la condizione dei Paesi più poveri

Euro sì, euro no. Se ne discute spesso con discorsi da bar, da tifoseria. La moneta è uno di quei temi di cui è difficile parlare. Cerchiamo ora di sfatare qualche mito. Prima i fatti: di fronte a una crisi monetaria apparentemente irreversibile, qualche anno fa Mario Draghi ha detto che avrebbe fatto “qualsiasi cosa” per salvare l’euro. Di fatto ha lanciato un massiccio acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri, aumentando la base monetaria (il cosiddetto QE), e un effetto lo ha ottenuto: il mitico “spread”, sul quale ad esempio è stato fatto cadere il governo Berlusconi e sono stati instaurati dal Presidente Napolitano i “Governi della Trojka” (Monti-Letta-Renzi), è progressivamente rientrato nei ranghi in tutta Europa, con la sola eccezione della Grecia che meriterebbe un discorso a parte.

Cerchiamo di far capire qualcosa ai non addetti ai lavori. È salvo l’euro con questo ‘bazooka’ monetario targato Draghi? Tutto a posto dunque? Siamo come gli Usa, in cui nessuno penserebbe di dare una moneta alla Louisiana o al Minnesota senza essere portato al Pronto soccorso? Non è esattamente così e cerchiamo di capire perché.

Oggi in Europa girano 4 tipi di monete, in teoria; in pratica ormai la moneta è una sola. Le 4 monete sono: le monetine metalliche (quasi scomparse), le banconote (ancora usate, ma sempre più perseguitate dalle legislazioni dei Paesi più poveri e, comunque, dalla prassi bancaria); la moneta bancaria emessa dalle banche private; la moneta bancaria emessa dalle banche centrali (che però è una moneta possono usare solo le banche fra di loro e non noi, ‘comuni mortali’).

Di fatto, però, l’unica moneta usata è quella bancaria emessa dalle banche private. Quella della banca centrale (come quella sparata dal bazooka di Draghi), non è usabile, per legge, da Stati, imprese e famiglie. Quella fisica, metallica o cartacea, sta diventando una sorta di souvenir (il suo uso ormai si aggira intorno al 3 % del totale), “inspiegabilmente” fatta oggetto di crociate nel nome dell’antiriciclaggio, della lotta all’evasione, dei costi di emissione, persino dell’igiene, ma che in realtà – come vedremo di seguito – perché sono le uniche che non creano, o quasi, alcun debito negli Stati in cui sono usate.

Sul fatto che i c/c siano una moneta “emessa”, “coniata” dalle privatissime società per azioni, molta gente non ha ancora le idee chiare. Molti pensano che, così come da bambini avevano un porcellino-salvadenaio, ci siano da qualche parte, in banca, i soldi “veri” che coprono i “depositi” in c/c. Tutt’al più, quando scoprono che questi soldi non ci sono, si “scandalizzano”, sono “turbati” dal fatto che le banche prestino più denaro di quanto non ne abbiano nei loro forzieri, ma non vanno oltre.

È invece non c’è nulla da scandalizzarsi. Non c’è nulla di male se, a fronte di un deposito in c/c, non c’è un pezzo di carta chiuso in un forziere. Anche perché il pezzo di carta, in teoria o storicamente, sarebbe anch’esso “titolo di credito” di un deposito in oro che non esiste. Insomma, bisogna per prima cosa capire che ciò che dà valore alla moneta non è una “cosa” sottostante (se non agli albori della storia), ma il fatto che essa sia accettata come buona per adempiere alle obbligazioni.

La vera differenza tra le 4 monete è la loro modalità di emissione e la diversa attribuzione dei vantaggi che ne derivano. E lì sì che ci sarebbe da scandalizzarsi.

Le monete metalliche, oggi solo spiccioli o poco più, conservano le modalità di emissione che anticamente spettavano alle monete emesse dai sovrani, e infatti nelle monarchie si trova rappresentata ancora la loro effigie: sono emesse dallo Stato, senza alcun debito, e direttamente spese. Il vantaggio economico derivante dalla loro emissione (valore nominale meno costo di emissione e di distribuzione) chiamato “signoraggio primario”, va direttamente allo Stato. Per intenderci: se anche la moneta cartacea e quella bancaria fossero emesse dallo Stato, questi in Europa, senza alterare l’inflazione, potrebbero immettere circa 200 miliardi di euro l’anno a interesse zero e non dovendo neanche restituire il capitale. Purtroppo va così solo con i centesimi, con i quali lo Stato ci perde, e con le monete da 1 o 2 euro, sulle quali guadagna una cifra irrisoria.

Le banconote sono invece emesse dalla Banca centrale europea (Bce) e dalle banche centrali, “per conto” degli Stati, retaggio di quando alcune banche apripista avevano introdotto questo strumento tra il Settecento e l’Ottocento. In questo caso le banconote “non sono” degli Stati, a differenza delle monete metalliche, ma delle banche centrali, anche queste non sempre veramente pubbliche. La Banca centrale le “vende” alle banche private in cambio di titoli del debito pubblico. Lo Stato paga interessi su questi titoli, ma la Banca centrale mette questi interessi da parte (detti “signoraggio secondario”) e poi li restituisce allo Stato. Già questa moneta costa un po’ di più della precedente, ma non più di tanto. Infatti per emetterla lo Stato deve indebitarsi con le banche, poi queste vendono questo debito alla Banca centrale, guadagnando qualcosa sull’intermediazione, ma poi la banca centrale si fa restituire dallo Stato solo il capitale, e non gli interessi che gli restituisce.

Queste banconote sono l’unica moneta che la Bce può sparare sui mercati ed immettere direttamente nel sistema. Per inciso, funziona così anche negli Usa, dove le banconote, ad eccezione di qualche lontano esperimento tentato da Lincoln e da Kennedy, interrotto subito dopo la loro morte, non sono emesse dall’Unione, ma dalla Federal Reserve, che ne ha fatto ampio uso negli anni della crisi, meritando a Bernanke il titolo di “Elycopter Money”. In Europa, e soprattutto in Italia, non “si usa”: da noi le banconote sono roba per ladri, immigrati clandestini, tipi loschi, prostitute, etc. Insomma “sono il peccato”, e quindi questa leva non può essere usata dalla Bce.

Resta la moneta bancaria che, come abbiamo visto, è di due tipi: centrale e privata. In entrambi i casi essa viene creata con il debito di chi la accetta. Una banca privata presta soldi a un privato per un mutuo? Alla fine dell’operazione è creata moneta dal nulla che è prestata al mutuatario il quale se la vede accreditata in c/c. Una banca partecipa ad un’asta di Bot? Alla fine dell’operazione lo Stato ha un debito, ma in cambio ha una disponibilità liquida che la banca ha creato dal nulla. Lo so che qualcuno si turberà per il fatto che lo Stato ha il potere di creare dal nulla il proprio debito, ma non la moneta per sottoscriverlo, mentre questo potere è attribuito alle banche private. E infatti funziona proprio così. Ed è singolare che si dica che è così perché, se attribuiamo il potere di creare dal nulla il denaro allo Stato, anziché alle banche, questo creerebbe inflazione, mentre – chissà perché – se questa creazione dal nulla viene dalle banche l’inflazione non si dovrebbe creare. Questo è falso, è ideologia, ma si dice e si sente in giro.

La differenza con gli Usa, e con qualunque Paese sovrano al mondo, è che la Federal Reserve, con tutti i difetti istituzionali che possa avere, è in grado di creare moneta dal nulla prestando direttamente denaro allo Stato, che poi questo immette nel sistema. Così pure la Bank of England. Non così la Bce. La Bce può comprare tutti i titoli del debito pubblico dalle banche che vuole, stabilizzando gli interessi e distruggendo la speculazione sugli stessi, e facendo così crea moneta. Ma la moneta che crea noi non la possiamo spendere: la possono spendere solo le banche fra di loro! La “speranza” è che, avendo questa moneta, le banche ne creino di loro iniziativa e la prestino al sistema economico (imprese e famiglie) facendo uscire l’Europa dalla trappola della deflazione e recessione in cui si è andata ad infilare per effetto di un’architettura monetaria del tutto sbagliata. Ma è solo una “speranza”.

La Bce non ha alcuno strumento per costringere le banche a farlo. Le banche potrebbero trovare sempre molto più conveniente e prudente creare moneta per investire solo sui mercati finanziari, comprare titoli di debito pubblico, al limite tenere inoperose queste giacenze presso la Bce, ma continuare a non prestare nulla all’economia, perché è rischioso, poco remunerativo, e così via.

Insomma c’è un muro tra la Bce e l’Europa. Abbiamo creato un sistema in cui la moneta è “endogena” (secondo molti economisti è ormai così dappertutto nei Paesi occidentali, ma molto di più in Europa). Cioè sono le banche private a decidere se e quanta moneta legale immettere nel sistema e la moneta emessa dalla Bce, per non poter essere usata dai “comuni mortali”, è come se fosse un’altra moneta, non spendibile.

Per questo il ‘bazooka’ di Draghi sta soltanto prolungando un’agonia, ma non risolverà un bel niente. Le banche non erogano più credito, la moneta anziché essere immessa nei sistemi economici, viene da queste ritirata, causando devastanti effetti deflazionistici. Le politiche fiscali, quasi “estorsive”, da parte degli Stati in difficoltà fanno il resto: scovano, come un aspirapolvere, veri e presunti evasori, e così facendo razzolano quella poca moneta che resta nelle tasche delle persone. Per farne che? Spesa pubblica? Neanche per sogno! Per “togliersi i debiti” essenzialmente impagabili. E quindi per restituirli alle banche che poi, semplicemente, distruggono la moneta o la investono nelle bische finanziarie.

E il contante? È l’unico sul quale le banche non guadagnano nulla ed è più difficile da “aspirare”. E quindi va fatto velocemente sparire con una legislazione compiacente: una moneta “legale” resa “illegale” per legge. Quella poca moneta che immetteranno nel sistema la immetteranno dove i rendimenti saranno più elevati, cioè nei Paesi più ricchi, aggravando la condizione dei Paesi più poveri.

L’unica possibilità di mantenere sostenibile il sistema sarebbe quella di inviare sostanziosi trasferimenti fiscali ai Paesi in difficoltà, ma non se ne parla nemmeno. Oppure di consentire ai Paesi deboli di avere una moneta locale parallela, declassando l’euro da moneta “unica” a moneta “comune”, ma anche di questo, almeno per ora, non se ne parla.

E quindi? Quindi l’euro è tecnicamente insostenibile, che piaccia o no. Prima gli europei se ne renderanno conto, meno inutili devastazioni, tragedie personali e collettive, lutti e depressioni affliggeranno il nostro Continente. Allacciamoci le cinture, ché fra poco balleremo tutti.

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