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Il governo Renzi (in testa il Ministro Delrio) taglia i fondi per l’autostrada Catania-Ragusa

Dopo il crollo del viadotto “Imera”, lungo l’autostrada Palermo Catania, a ‘inghiottire’ l’autostrada Catania-Ragusa stanno pensando Renzi e Delrio. Non si capisce se si tratti di un vero taglio o di una mossa elettorale (restituire i soldi alla Sicilia prima del voto per le amministrative) 

Una frana ha inghiottito di fatto un viadotto lungo l’autostrada Palermo-Catania. Mentre a ‘inghiottire’ l’autostrada Catania-Ragusa ci sta pensando il governo Renzi. Insomma, Graziano Delrio non si smentisce: da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri ha bloccato i fondi per le ferrovie nel Sud, dicendo che, sotto la ‘linea Gotica’, ci sono troppe rocce. Oggi, da Ministro delle Infrastrutture, ha ‘cassato’ l’autostrada che dovrebbe collegare Catania con Ragusa (in realtà si tratta di una superstrada lunga una settantina di chilometri che si va a ricongiungere all’autostrada Catania-Siracusa). Per la Sicilia il colpo è durissimo. Intanto perché viene meno un investimento di questi 900 milioni di euro. E poi perché le due province dell’Isola economicamente più vivaci verranno private chissà per quanti anni ancora di una moderna autostrada.

La notizia dell’addio all’autostrada Catania-Ragusa arriva il giorno dopo la frana che ha bloccato, di fatto, l’autostrada Palermo-Catania. Con responsabilità, in entrambi i casi, del governo nazionale. E’ Roma, come già accennato, che sta bloccando la realizzazione della Catania-Ragusa. Quanto all’autostrada Palermo-Catania, ebbene, è stata realizzata dallo Stato. La manutenzione – tanto per essere chiari con i lettori americani – è di competenza dell’Anas e non della Regione siciliana autonoma. E l’Anas (Ente nazionale che si occupa delle strade e delle autostrade) fa capo allo Stato. Avrebbero dovuto essere proprio i tecnici dell’Anas a monitorare, insieme con la Provincia regionale di Palermo, la collina che due giorni fa, venendo giù, ha travolto tre pile del viadotto “Imera’, lungo l’autostrada che collega il capoluogo dell’Isola con la Provincia Etnea.

Di fatto, il monitoraggio di questa collina franata a causa delle piogge è stato carente. Impossibile prendersela con le Province siciliane, che sono state abolite due anni fa su input del governo Renzi. Le province sono state commissariate dalla Regione. Avrebbero dovuto essere gli uffici della Regione a monitorare questa collina, mentre l’Anas avrebbe dovuto occuparsi della sicurezza dell’autostrada Palermo-Catania. Invece è successo quel che è successo. E oggi i risultati sono quelli che sono: autostrada Palermo-Catania bloccata senza che nessuno chieda ancora all’Anas conto e ragione di quello che è successo.

Per tutta risposta  il neo ministro delle Infrastrutture Del Rio, come già ricordato,  ha escluso il raddoppio della autostrada-superstrada, Ragusa-Catania, non inserendola tra le 30 grandi opere del Pis, Piano industriale strategico, allegato al Documento di programmazione economica approvato nei giorni scorsi dal governo Renzi. Di fatto, il nuovo ministro Delrio sta ‘cassando’ l’accordo firmato lo scorso 6 novembre dal suo predecessore, Maurizio Lupi, dimessosi in seguito a uno dei tanti scandali ‘appaltizi’ di questi ultimi tempi. Era stato, infatti, lo stesso ex Ministro Lupi a firmare la convenzione tra lo Stato e il gruppo di imprese private che avrebbe dovuto realizzare superstrada. Un tratto veloce di circa 68 kilometri che dovrebbe unire contrada Castiglione a Lentini, cittadina che si trova sul tracciato dell’autostrada Siracusa-Catania. 
Il costo di quest’opera, da realizzare in prevalente project financing (cioè con fondi privati), è pari a 898 milioni di euro. Una parte di questi fondi – circa 366 milioni – avrebbe dovuto essere finanziata dallo Stato, cioè dal Ministero delle Infrastrutture. Così aveva deciso l’ex Ministro Lupi, esponente del Nuovo centrodestra democratico di Angelino Alfano (che è siciliano e, si suppone, ci teneva a realizzare tale opera in Sicilia). Ma Delrio, a differenza di Lupi, non ha nulla a che vedere con il Sud. E ha deciso diversamente.

O almeno così sembra. In queste ore, in Sicilia, si cerca di capire il senso di un atto di governo per certi versi incomprensibile. Qualcuno sussurra che potrebbe trattarsi di una strategia elettorale del governo Renzi: bloccare un’opera importante per poi, magari, ripristinare i fondi a qualche giorno dalle elezioni amministrative (a maggio si voterà). Si tratterebbe, in questo caso, di un vecchio metodo democristiano: trasformare quello che è un diritto (in questo caso la realizzazione di un’autostrada) in una concessione dal sapore clientelare. Non è un caso, infatti, che in queste ore alcuni parlamentari siciliani del Pd, o comunque riconducibili al centrosinistra, si stiano dando da fare per contattare il leader dei renziani dell’Isola, il sottosegretario Davide Faraone, che sarebbe chiamato a convincere Renzi e Delrio a restituire, a titolo di ‘cortesia’ di stampo clientelar-democristiano i fondi per realizzare la Catania-Ragusa.

Di “scelta vergognosa” parla Giovanni Mauro, commissario e portavoce di Forza Italia per la provincia di Ragusa. A Corriere di Ragusa Mauro dichiara: “La decisione del neoministro delle Infrastrutture Del Rio rappresenta un’autentica mortificazione delle aspettative del popolo siciliano che vive nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa. Si parla di un´opera pubblica che era a un passo dal via: solo lo scorso novembre era stata firmata la convenzione di concessione tra il Ministero e la Società di progetto Autostrada Ragusa-Catania. Oltre a rappresentare una concreta opportunità di lavoro per migliaia di persone si guarda alla realizzazione di questo asse viario – prosegue Mauro – come alla concreta possibilità di interrompere l’isolamento della provincia di Ragusa, priva di collegamenti decenti con il resto della Sicilia”. Mauro se la prende anche con il governo regionale di Rosario Crocetta che, a suo dire, “ha perso la capacità di esercitare autorevolezza nei confronti del governo nazionale e di spingere per le questioni importanti”.
Molto critica anche la Cgil di Ragusa. “La decisione di bloccare i fondi per la realizzazione della superstrada Catania-Ragusa – dice il segretario generale della Cgil ragusana, Giovanni Avola – è un atto di dileggio e di offesa morale e politica nei confronti della comunità ragusana e siciliana tutta. Dopo 25 anni di discussione, di lotte, di mobilitazioni ci si ferma all’ultimo miglio dall’obiettivo dal realizzare l’opera. Tutto questo evidenzia – aggiunge Avola – il mancato interesse di questo governo, che condanniamo senza se e senza ma, nei confronti del Sud e della Sicilia confermando l’intenzione di non determinare processi di crescita, atteso che non si vuole colmare il gap infrastrutturale tra questa provincia e il resto del Paese. Un discorso a parte meritano i parlamentari nazionali di questa provincia. La loro indifferenza e disinvoltura nel valutare con leggerezza la realizzazione dell’opera – conclude Avola – è pari alla considerazione che il governo centrale riserva nei confronti della collettività iblea”.

Foto tratta da skyscrapercity.com

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