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Eurozona/ Con l’euro faremo la fine dell’Argentina, ‘impiccata’ dalla parità col dollaro

I professionisti dell’eurottimismo insistono nel dire che l’euro e l’Eurozona sono cose buone e giuste. Peccato che la disoccupazione giovanile è al 60%, l’industria nazionale fatta a pezzi e svenduta e il debito che sale, sale, sale…

Non invidio la professione degli avvocati, in specie quelli penalisti. Sono costretti a difendere i peggiori criminali e ad arrampicarsi sugli specchi argomentando verbosamente teoremi nei quali non credono neanche loro. E così è oggi per i difensori d'ufficio della strampalata moneta unica europea. Non posso credere che ci credano veramente: sarebbe ridicolo.

Di solito se ne escono con il Tina (There is no alternative). L'euro, cari amici, non sarebbe un fatto politico, ma una "legge di natura", e come tale ineluttabile, che ci volete fare…

Resta ancora da spiegare come sia possibile che questa legge di natura trovi applicazione solo nell'eurolager e il resto del mondo viva più felice di noi. Ma questo è un dettaglio. E poi finiamola col dire "prima, prima". Prima – se lo volete sapere – era anche peggio; è la vostra memoria senile che vi inganna. Ricordate di tassi di disoccupazione bassi, di tutele di diritti, di capitalismi nazionali rampanti che non sono mai esistiti. E' la vecchiaia, che ci volete fare. Dini? Dovreste ringraziarlo, se non fosse stato per lui oggi non avreste la pensione. Amato? Se non fosse stato per il suo prelievo forzoso sui c/c e la sua finanziaria "lunare" chissà che fine avrebbe fatto la nostra liretta.

Poveretti questi avvocatini. Sono costretti a dire che il bianco è nero e che il nero è bianco. Chissà, dicendolo tante volte, qualcuno magari si confonde…

Si confonde perché non sa che mettere cambi fissi irrevocabili (questo è la moneta unica) tra Paesi non ad area valutaria ottimale, senza meccanismi correttivi o coperture in oro (come quelle saggiamente disposte nell'era di Bretton Woods) significa impiccare i popoli e far fare loro la fine dell'Argentina, inchiodata ad una parità col dollaro che divenne il suo cappio. Si confonde perché non sa che tra i cambi flessibili dell'Ecu (o, prima ancora, del "serpente monetario") e i cambi fissi dell'euro c'è una piccola, grandissima differenza: quelli, in caso di gravi squilibri, consentivano il riallineamento, questi no. Hai detto niente…

Si confonde perché le date sono lontane, al punto che parlare del divorzio tra Bankitalia e Tesoro, nei primi anni '80, e della privatizzazione della Banca d'Italia, nei primi anni '90, sembra che sia la stessa cosa. Sì, sono dieci di distanza, ma dopo tanti anni chi ci pensa più… E si confonde perché gli avvocatini non mettono loro in fila i birilli per fare capire che i vari passaggi, e cioè divorzio, privatizzazione, Maastricht, euro e, aggiungerei, Trattato di Lisbona, sono ben più che un indizio. Sono un chiaro elemento, per chi voglia leggerlo, di un disegno molto lucido di progressivo svuotamento delle istituzioni rappresentative a favore di tecnocrazie dominate, in ultima analisi, dalle big corporations finanziarie, cioè dalle banche d'affari. Non mettono in fila i birilli, anzi li mescolano, li sovrappongono, li shakerano e infine non si capisce più nulla. Che dura la professione d'avvocato…

Però, a pensarci bene, in una cosa hanno ragione. Da sola la moneta nazionale non basta ad assicurare la sovranità. Se la Banca centrale poi è privata, la moneta nazionale non sarà governata dallo Stato, ma dalle banche. Se lo Stato non potrà emettere moneta, facendo sottoscrivere, al limite anche a interesse nullo, alla Banca centrale i propri deficit, come fanno gli Usa, allora non ci sarà comunque alcuna sovranità monetaria. In questo hanno ragione: la moneta nazionale è condizione necessaria, ma non sufficiente da sola per governare la politica monetaria. Consente il riequilibrio della bilancia commerciale ma non dà ai rappresentanti regolarmente eletti le leve giuste, se non si aggiunge la "pubblicità" del sistema di emissione monetaria.

Ma una cosa, per contro, è certa. Se una moneta nazionale può, almeno in teoria, ritornare sotto controllo statale come è giusto che sia in un Paese democratico e civile, questo non potrà mai, mai, e poi mai accadere con l'euro. E qui va smontato il più grande dei sofismi. Quello secondo cui noi saremmo sì sovrani, ma …. "in condominio" con gli altri Paesi nell'Europa. Bugia! Menzogna! Nessuno Stato controlla la politica monetaria europea. Nemmeno l'Unione europea. La politica monetaria è determinata da un'autorità autoreferente che detta finanche le politiche fiscali agli Stati membri. La politica monetaria ha assorbito la politica fiscale annientandola. Essa è il vero re, un re assoluto e tirannico, di fronte al quale si inchinano tutte le autorità continentali.

Noi non condividiamo un bel niente, un bel fico secco. Noi utilizziamo una moneta privata, a interesse, emessa da altri con altri fini. Punto. Fine della storia e delle bugie di regime. E siccome la vicenda greca dimostra che questa Europa è del tutto irriformabile, non resta che ripiegare, se vogliamo a malincuore, sulle monete nazionali, che forse da sole non basteranno, ma che certamente, se correttamente gestite, ci faranno uscire dalla trappola di usare una moneta estera e per di più privata che sta distruggendo, pezzo dopo pezzo, la nostra economia.

Un'ultima considerazione, davvero a colpo d'occhio. Ma guardarsi intorno e vedere quello che succede nel Paese reale, no, eh? Ci professiamo tutti pragmatici ed empiristi, ma poi quando l'esperienza ci parla di un fallimento totale non crediamo nemmeno a quello che vediamo con i nostri occhi. Mi ricordo la storiella antica siciliana di quel villano che chiese in prestito al compare l'asino ( "lu sceccu") e il compare, contrito, rispose che gliel'avrebbe prestato con tutto il cuore, ma giusto il giorno prima gli era morto. Mentre il villano stava per andar via sente un forte raglio dalla stalla. Si gira e chiede spiegazioni al compare. La risposta, perentoria, fu: "Ma tu chi cridi a lu sceccu o a mia?". Morale: non era saggio dubitare dell'autorevolezza del compare, qualunque cosa si senta o si veda.

Noi, di fronte ad una disoccupazione giovanile del 60 %, di fronte ad un'industria nazionale fatta a pezzi e svenduta, di fronte ad un debito che sale, sale, sale sempre, e di fronte al ricordo che, oggettivamente, con la lira le cose non andavano così, che facciamo? Chiudiamo gli occhi, e crediamo a quel che ci dice il "compare"…

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