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Rapporto “Social investment in Europe”: il governo Renzi sta distruggendo lo Stato sociale

di C. Alessandro Mauceri

Durissimo il giudizio emesso dalla Commissione europea nel rapporto “Social investment in Europe” che ‘boccia’ mezzi termini la politica adottata dal governo Renzi: “Dimostra l’assenza di una strategia complessiva nei confronti dell’indigenza e dell’esclusione sociale”

Qualche settimana fa il premier Renzi e il ministro Padoan, gongolanti, hanno diffuso la notizia della conferma, da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi), per bocca della Lagarde, delle previsioni di crescita dello 0,5% per il 2015. Una conferma  che è stata accolta come un grande successo, raggiunto solo grazie alle scelte imposte dal governo.

Sia Renzi che Padoan si sono guardati bene dal riportare altri due “numeri” essenziali, però, per comprendere bene la performance del governo. Il primo è quello relativo alla previsione di crescita nel resto del mondo e nell’Eurozona. Ebbene, la previsione di crescita “media” per i Paesi europei, per il 2015, è dell’1,5%: ovvero il triplo della crescita dell’Italia. Ciò significa – ma questo i nostri tecnici si sono guardati bene dal farlo notare – che, in realtà, secondo le previsioni del Fmi, nell’anno in corso la differenza tra la crescita dell’Italia e la crescita della media degli altri Paesi Ue peggiorerà (aumenterà, e di parecchio). In altre parole, grazie alle politiche introdotte dal “nuovo che avanza” rappresentato dal governo Renzi, l’economia italiana arretrerà se confrontata con l’andamento delle economie di molti altri Paesi dell’Unione europea.

Ancora peggiore il confronto se lo scenario si allarga a livello globale (e visto che le economie oggi sono macroeconomie che spesso oltrepassano le frontiere, il confronto è inevitabile). Ebbene, secondo il Fondo monetario internazionale, il Pil (prodotto interno lordo) mondiale crescerà del 3,5% (come previsto dall'aggiornamento dello scorso gennaio del Weo). Ciò significa che, alla fine dell’anno, ammesso che tutto vada come previsto (e che lo Stato non sia chiamato a sborsare i 5 miliardi di euro derivanti dalla norma voluta dalla Fornero e recentemente riconosciuta illegittima), l’Italia non sarà nemmeno riuscita a restare in coda alla media degli altri Paesi: la sua performance sarà peggiorata. E non di poco.

Altro che essere contenti e vantarsi della frase della Lagarde (che, più che somigliare ad una lode, avrebbe dovuto suonare come una condanna a morte). Ma non basta. I nostri esemplari di Homo Politicus si sono guardati bene dal riferire un altro “numero”: il giudizio emesso dalla Commissione europea nel rapporto “Social investment in Europe”.

In questo caso, gli esperti dell’European social policy network non hanno usato eufemismi diplomatici (come la Lagarde) e hanno bocciato senza mezzi termini la politica adottata dal governo Renzi dicendo che dimostra “l’assenza di una strategia complessiva nei confronti dell’indigenza e dell’esclusione sociale”. Niente parole facilmente manipolabili per la stampa: secondo gli esperti dell’Ue, la colpa dello stato delle cose in Italia è del governo che ha operato in modo che “la riduzione delle risorse finanziarie a disposizione dei servizi pubblici e delle amministrazioni locali causi una decrescita degli investimenti nel welfare”.

Secondo i risultati del rapporto, le politiche adottate dal governo del nostro Paese dimostrano anche mancanza di welfare: cosa, questa, che ha causato un aumento del 53% della spesa per le famiglie nel 2014 rispetto al 2010. Aumento che “non si è infatti tramutato in un adeguato investimento nella protezione sociale”.

Anche sotto il profilo della sicurezza sociale dei lavoratori le scelte del governo Renzi sono state pesantemente ‘bocciate’: il rapporto parla di scarsità e di instabilità dei finanziamenti ai servizi sociali gestiti dalle amministrazioni locali, con conseguente ricorso, da parte dei cittadini, a “prestazione di assistenza illegale da parte di immigrati in situazioni precarie”. Un comportamento prevedibile visto che, nel 2014, proprio durante il governo del “nuovo che avanza”, le risorse destinate al Fondo nazionale per le politiche sociali sono “andate indietro” del 32% rispetto al 2010  e addirittura del 58% rispetto al 2008. Una situazione che non potrà che peggiorare visto che, in barba a quanto detto dal governo Renzi, la ripresa economica non c’è e la disoccupazione è in aumento.

Ma anche la spesa nazionale per il miglioramento dei servizi di assistenza familiare è diminuita: dell’88% tra il 2008 e il 2014. È questo il “riconoscimento” per le politiche adottate dal governo Renzi sulla pelle dei cittadini: gli esperti dell’European social policy network hanno retrocesso l'Italia e l’hanno rinchiusa nel gruppo dei Paesi Ue che negli ultimi anni non ha raggiunto alcun miglioramento sotto il profilo del welfare (insieme a Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Croazia, Lettonia, Lituania, Malta, Romania e Slovacchia). E ciò in barba alle promesse fatte dall’ultimo governo (e dai suoi predecessori) di raggiungere gli obiettivi  fissati dalla Commissione europea nel 2013.

La cruda verità è che in Italia, come si legge nel rapporto, mancano completamente le politiche di welfare. Una situazione ormai ben chiara a tutti: agli esperti del Fmi, ai tecnici della Commissione europea e ai cittadini del Belpaese. Gli unici a non aver capito come stanno davvero le cose in Italia, almeno stando alle loro rosee dichiarazioni, sembrano essere rimasti proprio i politici.

Foto tratta da noveinicijative.org

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