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Il ministro Andrea Orlando a New York per convincere che “il mostro” giustizia è stato domato

La Console Generale Natalia Quintavalle presenta il Ministro della Giustizia Andrea Orlando

La Console Generale Natalia Quintavalle presenta il Ministro della Giustizia Andrea Orlando

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando si trova a New York per cercare di convincere gli investitori americani che la giustizia italiana non deve far più paura. In un primo discorso al Consolato, ha detto che anche a Strasburgo sono stati riconosciuti i progressi e, anche se dovesse restare troppo lenta, ci saranno "corsie privilegiate" per il business

Il ministro della giustizia Andrea Orlando si trova a New York per dimostrare agli americani che la giustizia civile italiana sta facendo grandi progressi. Infatti, almeno per quanto riguarda la business community, il difetto più grande del sistema Italia, quello che tiene gli investitori americani lontani dal Bel Paese (in proporzione gli USA investono meno in Italia rispetto a qualunque altro paese dell'UE) è la mala giustizia e le sue lentezze. Il fatto che ci vogliano in media sette anni per poter arrivare ad una sentenza definitiva, tiene lontane le aziende americane dal cercare affari in Italia, che finiscono per non investire per la paura di rimaner ingarbugliate nel sistema giudiziario più lento dell'Occidente. 

Lunedì sera al Consolato Generale di New York, in una breve introduzione, la console generale Natalia Quintavalle aveva avvertito che il ministro Orlando avrebbe parlato volentieri privatamente con gli invitati, ma non avrebbe rilasciato dichiarazioni pubbliche, al massimo una "parola di saluto". Invece il ministro, appena preso in mano il microfono, ha fatto un discorso piuttosto dettagliato, in cui ha ribadito che la giustizia italiana si sta finalmente smuovendo. Questo, ci dice Orlando, è stato riconosciuto anche dall'Unione Europea, che dopo anni di continuar a tirar le orecchie all'Italia, ha riconosciuto i progressi italiani fatti in materia giudiziaria. 

Orlando corte suprema

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando durante l’incontro con i giudici della Corte Suprema di New York

Lunedi, il ministro Orlando ha avuto anche un incontro con i giudici della Corte Suprema di New York e, come ha scritto lui stesso nel suo twitter, "per uno scambio di opinioni e di esperienze sul funzionamento della giustizia civile, sulla sua capacità di dare risposte e attrarre investimenti". Noi Andremo ad ascoltare ancora martedì sera il ministro Orlando mentre parlerà ad un evento organizzato dalla Italy America Chamber of Commerce, al ristorante Gattopardo.

Intanto ieri sera, al consolato, avvicinando il ministro, gli abbiamo fatto i complimenti per le buone notizie che aveva dato sui miglioramenti riconosciuti a Strasburgo, e gli abbiamo fatto notare che, almeno visto da New York, il suo ministero ci appare strategicamente il più importante del governo Renzi se veramente volesse una volta per tutte far ripartire l'Italia.  Gli abbiamo detto ad Orlando, quindi,  che se avrà successo lui nel riformare la giustizia malata, l'Italia ripartirà alla grande, ma se fallirà anche lui… Ci ha guardato sorridendo, anche un po' stupito da quello che gli dicevamo. Abbiamo avuto come la sensazione che pensasse che stessimo esagerando, che ci sono ministeri ben più importanti del suo per la responsabilità della ripresa dell'Italia. Noi rimaniamo della nostra opinione e quindi, speriamo, che Matteo Renzi abbia avuto qualche buon motivo per scegliere questo ministro, classe 1969, che prima era al ministero dell'Ambiente.

Eccovi il video e il trascritto del discorso pronunciato da Orlando al consolato di New York:

"Il senso di questa mia visita è presto detto: noi abbiamo spesso affrontato il tema della giustizia come un tema prevalentemente  legato ai grandi processi penali, quelli che hanno valenza spettacolare, che hanno avuto in questi anni una valenza politica. Il tema che è sfuggito nel paese, non ai miei predecessori per la verità, perché la ministro Severino era anche lei venuta negli USA per spiegare come invece cerchiamo di migliorare la giustizia civile che costituisce ancora oggi, oggettivamente, uno degli elementi che frenano di più gli investimenti degli altri paesi, che spaventano di più chi ha investito, investitori che cercano riassicurazioni rispetto ad un sistemo farraginoso e spesso contraddittorio. Vengo qui perché non abbiamo solo accumulato degli auspici ma abbiamo cominciato ad ottenere dei risultati. Quest'anno il contenzioso giudiziario è calato del 20%, questo significa poter aspirare a dei tempi più rapidi. Abbiamo attivato delle sezioni specializzate che potenzieremo nelle prossime settimane per le imprese che garantiscono a chi investe un tempo certo rispetto alla pronuncia del giudice. Abbiamo ormai una media del 90% dei casi affrontati dai tribunali delle imprese  definiti entro un anno, contro purtroppo una media del civile che nel nostro paese era di 6-7 anni. Un dato che deve rassicurare gli investitori esteri.

Noi speriamo di fare dei passi altrettanto importanti sul fronte del funzionamento medio del servizio giustizia, ma se così non fosse garantiamo a chi investe una corsia privilegiata che in qualche modo mette al riparo da quello che è quel mostro che stiamo provando a domare. E lo facciamo anche in questo caso con un risultato che abbiamo conseguito, quello di aver rifatto partire la giustizia, e in questo caso siamo ormai all'avanguardia. Ho visto che anche oggi, durante l'incontro con la corte di New York, questo dato è stato registrato con grande attenzione. Siamo uno dei primi paesi che parte con la informatizzazione  integrale del primo grado di giudizio. In Italia sostanzialmente non si depositano più le carte per aprire  una causa. Cioè tutto viene depositato in via telematica e questo consente anche un accesso agli atti 24 ore su 24. Sono tutti elementi, credo, che possano raccontare un'Italia un po' diversa da quella che vien spesso raccontata e che credo ci dobbiamo sforzare tutti di raccontare di più. Purtroppo questi sono argomenti che non fanno grandissima notizia, hanno avuto più eco nei giornali europei e più all'estero che nel nostro paese. Fa più notizia la vicenda divisiva, lo scontro politico, il processo che riguarda personaggi di grande rilievo. Le questioni che potrebbero sembrare ordinarie ma che invece sono quelle che fanno fanno la quotidianità e quindi la competitività di un paese passano spesso in secondo piano.

Andrea Orlando

Il ministro Andrea Orlando al Consolato scambia delle opinioni con l’avvocato Germana Giordano

In questo senso la mia presenza anche questa sera vuole essere anche un appello agli italiani e agli amici dell'Italia presenti in un realtà così importante come New York. Non tanto per fare propaganda, ma per seguire questa vicenda  e poi raccontarla per come è perché raccontandola per quella che è  si possono rompere degli  stereotipi e dei luoghi comuni che spesso noi stessi contribuiamo a costruire e alimentiamo nel corso degli anni. Senza nessuna velleità propagandista ma con la sola attenzione a quello che sta avvenendo. Noi la settimana scorsa siamo stati a Strasburgo dove siamo spesso messi dietro la lavagna. La settimana scorsa invece è stata chiusa una procedura che riguardava la situazione nelle carceri nel nostro paese. In quella occasione non solo la corte ci ha riconosciuto dei  progressi (per quanto riguarda il problema affollamento) ma ci ha chiesto di fare da tutor ai paesi che hanno lo stesso problema. Nelle prossime settimane incontrerò miei colleghi dei paesi del consiglio di Europa che hanno questo stesso problema. 

E l'altro aspetto positivo che va rispetto alle cose che dicevo oggi, è un apprezzamento rispetto al progressi fatti sul fronte acuto del contenzioso civile. Noi a  Strasburgo siamo anche in questo caso sul banco degli imputati per  la lunghezza dei processi, ma ci è stato riconosciuto che in un anno sono stati fatti una serie di interventi con una certa sistematicità che costituiscono il presupposto per dare una risposta strutturale a questo problema. Che è un problema, come provo a sottolineare qui a New York,  di business ma anche un problema di diritti fondamentali delle persone e quindi di  importanza fondamentale". 

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