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Keller: ci sono le manifestazioni di interesse, ma la Regione siciliana fa finta di niente

Si susseguono i gruppi imprenditoriali che manifestano interesse per la Keller di Carini, in provincia di Palermo. Ma il governo regionale non si premura nemmeno di vagliare tali offerte. Perché? Cosa si nasconde dietro la 'melina' della Regione? Che interessi ci sono? E da parte di chi? Le denunce di Cgil, Cisl e Uil

Dal 2007 ad oggi il valore aggiunto delle attività industriali siciliane è diminuito di 27 punti percentuali. E la crisi continua. In questi giorni un folto gruppo di lavoratori della Keller – azienda che ha sede a Carini, a due passi da Palermo – esercita un presidio unitario davanti i cancelli dell'assessorato regionale alle Attività produttive di via degli Emiri, a Palermo. Insomma, il governo della Regione non sembra interessato a questa vicenda. Si sono già fatti avanti possibili acquirenti. Ma l'assessore regionale, Linda Vancheri, molto vicina a Confindustria Sicilia, per ben quattro volte ha lasciato cadere la possibilità di un incontro tra le parti.

La denuncia del totale disinteresse del governo regionale rispetto alla ripresa produttiva della Keller è contenuto in un comunicato dei sindacati di categoria che fanno capo alla Uil e alla Cisl. La Fiom-Cgil non è compresa soltanto perché, al momento della stesura del testo, il suo rappresentante era assente e non raggiungibile telefonicamente. Ma la vertenza è unitaria, così come il picchetto che presidia l'ingresso dell'assessorato regionale.

Va ricordato che la Keller, l'industria sardo-sicula che costruiva vagoni ferroviari, è stata dichiarata fallita il 6 agosto dell'anno scorso. Da allora si sono presentate almeno un paio di dichiarazioni d'interesse per il rilevamento di ciò che resta della fabbrica fallita. In primo luogo, è stata la impresa spagnola Talgo che costruisce materiale rotabile a dichiarare il proprio interesse. Il gruppo spagnolo aveva chiesto un incontro con l'assessore. Tutto inutile.

Ora si è fatto avanti Consorzio Meridionale, impresa che ha sede a Matera, ma impianti un po' ovunque sul territorio nazionale e costruisce vagoni ferroviari per Trenitalia). Questo secondo gruppo ha manifestato l'intenzione di rilanciare l'attività dell'impianto Keller di Carini. A tal fine ha chiesto d'incontrare il titolare dell'assessorato regionale delle Attività produttive, sempre la signora Vancheri. Ma finora la richiesta del Consorzio Meridionale è caduta nel vuoto. Il comunicato sindacale precisa che sono ormai quattro tentativi d'incontro che sono stati lasciati inevasi. Perché il governo regionale non fa nulla davanti a possibili interventi di capitali non siciliani? Forse l’aziende deve essere rilevata da qualcuno ‘a gratis’, come si dice dalle nostre parti? E per farne che cosa? Forse tra i potentati che stanno dietro l’attuale governo regionale c’è qualcuno che ha interesse a ‘trafficare’ con il materiale rotabile?

Sull'inefficienza del governo regionale, sulla carenza di infrastrutture adeguate e sulla lentezza della burocrazia regionale si sofferma con una dichiarazione la segretaria della Cisl di Palermo e Trapani, Daniela De Luca. Secondo la sindacalista della Cisl, chi ipotizza di investire in Sicilia, spesso scappa a gambe levate dopo aver impattato con l’atmosfera di sfascio che si respira nell’Isola, a cominciare dall’ottusità della burocrazia.  Daniela De Luca chiede quindi alla Regione siciliana una maggiore attenzione alle possibilità d'investimento che tuttavia si presentano ed un piano di di rilancio delle aziende metalmeccaniche di Carini, Keller compresa.

Sono trascorsi ormai quasi sette anni da quando i rappresentanti di Confindustria Sicilia sono alla guida dell’assessorato regionale alle Attività produttive e, da allora ad oggi, non si è visto alcun progetto di sviluppo industriale, né tecnologico, né manifatturiero. Il primo esponente di Confindustria Sicilia si è insediato al governo della Regione siciliana nel 2009. Era Marco Venturi e il governo era quello presieduto da Raffaele Lombardo. Nel novembre del 2012 si è insediata la già citata Linda Vancheri. I risultati, come già accennato, sono deludenti.   

L’artigianato siciliano, in questi sette anni, ha fatto registrare un calo vertiginoso delle aziende di produzione di beni, a tutto vantaggio dell'artigianato che produce servizi alla persona. Insomma, anche in questo comparto produttivo le attività manifatturiere continuano a chiudere. Pertanto, del settore produttivo della Sicilia non è rimasto quasi nulla, e ciò sta alla base del calo percentuale di oltre un quarto della produttività. Della grande industria c’è poco da dire: lo stabilimento Fiat di Termini Imerese ha chiuso i battenti qualche anno fa e il rilancio di questo sito industriale, fin’ora, si è risolto in continue prese in giro. A Gela lo stabilimento chimico sembra in via di smobilitazione, anche se si parla di un’improbabile riconversione ecologica che suona un po’ beffarda, se è vero che in questa città l’inquinamento dell’ambiente ha raggiunti livelli incredibili. Resiste l’area industriale di Siracusa, ma sempre a costi sociali elevatissimi (si pensi ai morti e ai malati di Melilli e Priolo).    

Di tutto ciò la Regione siciliana non si accorge, né dà segni di volere in qualche modo darsi una mossa. Forse è questa la rivoluzione annunciata dal presidente Rosario Crocetta nel candidarsi alla guida dell'Ente autonomistico: mettere la testa sotto la sabbia e non accorgersi che la sua gestione è più fallimentare delle esperienze di governo più recenti.

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