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Nuovo ‘salasso’ per la Sicilia: lo Stato ha trattenuto 60 milioni di Euro di IMU agricola

La ‘botta’ per gli agricoltori siciliani si annuncia micidiale, perché il settore versa in una pesante crisi, come denunciato in queste ore dall’europarlamentare grillino, Ignazio Corrao. Problematico il ruolo dei sindaci siciliani che, in un modo o nell’altro, dovranno provare a scippare questi soldi ai titolari delle aziende agricole dell’Isola

Nella legge di stabilità 2016 che il governo Renzi sta mettendo a punto dovrebbe sparire l’IMU agricola. Questo, almeno, l’impegno (verbale) assunto dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Peccato che, pronto accomodo, Roma, stando a quello che viene fuori dai conti dei Comuni siciliani, ha già trattenuto l’IMU agricola ai Comuni dell’Isola: 60 milioni di Euro circa che i sindaci, a partire da quest’anno, dovranno far pagare, in un modo o nell’altro, agli agricoltori siciliani già stremati da una pesante crisi. Ma tant’è.

Proprio in queste ore l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao, denuncia che in Sicilia, negli ultimi sette anni, sono stati spesi circa 5 miliardi di Euro in agricoltura. Ma questi soldi non debbono essere andati agli agricoltori, se è vero che, come già accennato, il settore versa in una pesante crisi. Corrao fa riferimento ai 2,2 miliardi di Euro del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 e ai circa 3 miliardi di Euro di fondi PAC o AGEA che dovrebbero arrivare agli agricoltori senza passare dalla Regione (come potete leggere qui). Di questo fiume di denaro il parlamentare europeo chiede conto e ragione. Perché se questi soldi fossero arrivati agli agricoltori siciliani, beh, l’agricoltura dell’Isola non sarebbe in crisi…

Mentre ci si interroga sull’assenza di “trasparenza” denunciata da Corrao nell’impiego di questo fiume di denaro pubblico, per gli agricoltori siciliani arriva una nuova mazzata. Il governo nazionale – sempre per la solita storia che la Sicilia non ha una propria Agenzia delle Entrate, in barba allo Statuto autonomistico anche su questo fronte mai applicato – ha già trattenuto alla fonte circa 60 milioni di Euro di IMU agricola. Ricordiamo che l’IMU – ‘regalo’ del governo nazionale di Mario Monti – non veniva fatta pagare agli agricoltori (che anche a livello nazionale scontano una crisi provocata dall’andamento generale dell’economia italiana e, soprattutto, dai prodotti agroalimentari del made in Italy ‘taroccati’ che, da tempo, invadono i mercati di mezzo mondo). Ma il governo Renzi, sempre alla disperata ricerca di soldi per pagare gli interessi su debito pubblico, ha deciso che anche gli agricoltori italiani, nonostante la crisi, debbano pagare l’obolo all’asse Bruxelles-Berlino. Il capo del governo italiano, come già accennato, dopo le proteste degli agricoltori, se n’è pentito e ha promesso di eliminare il balzello. Intanto la prima quota l’ha già incamerata…

Per gli agricoltori siciliani questa è una ‘botta’ tremenda. Come già accennato, fino ad oggi non hanno mai pagato l’IMU agricola. Era lo Stato a rifondere i circa 60 milioni di Euro. Ma Roma, per quest’anno, si è trattenuto i 60 milioni di Euro circa. Morale: toccherà ai sindaci siciliani torchiare gli agricoltori dell’Isola, provando a ‘spremerli’. Già, provando a ‘spremerli’. Perché non è detto, infatti, che i titolari delle aziende agricole isolane abbiano questa disponibilità. Perché molti agricoltori siciliani sono indebitati e alcuni debbono fronteggiare gli ‘assalti’ del Fisco che cerca di scippare le aziende agli stessi agricoltori, proprio perché questi ultimi non hanno i soldi per pagare le tasse (nel gennaio del 2012 la rivolta dei Forconi siciliani è esplosa proprio per questo motivo). E non è un caso se, proprio in queste ore, il mondo dell’agricoltura siciliana sia in fermento.

Né i sindaci, in tanti casi, hanno molte alternative. Ci sono Comuni siciliani che, a causa dei mancati trasferimenti finanziari di Stato e Regione, non hanno nemmeno i soldi per pagare il personale. Per non parlare dei 24 mila precari degli enti locali. In tutto questo gli stessi Comuni siciliani, entro quest’anno, dovranno applicare il decreto nazionale n. 118 del 2011. Ovvero il riaccertamento dei residui attivi (cioè delle entrate fittizie) che dovranno essere eliminati dai rispettivi bilanci (cosa impossibile senza un intervento della Cassa Depositi e Prestiti che, per questi prestiti, ha chiuso i termini lo scorso 30 giugno: da qui il caos se i termini non verranno riaperti).

Come se tutto questo non bastasse, il decreto 118 introduce anche il cosiddetto controllo analogo: in pratica, i Comuni siciliani dovranno iscrivere nei propri bilanci gli eventuali ‘buchi’ finanziari delle rispettive società collegate: cosa, questa, che potrebbe creare sei problemi, ad esempio, ai Comuni di Palermo, Catania e Messina (ma anche ad altre amministrazioni comunali).

In tutto questo, c'è anche da mettere nel conto lo scippo di 420 milioni di euro per impianti sportivi e spesa sociale: fondi che il governo Renzi non ha erogato ai Comuni siciliani (come denunciato dall'ANCI Sicilia: approfondimento che potete leggere qui).     

Insomma, una situazione finanziaria, quella dei Comuni siciliani, che si ingarbuglia sempre di più.      

  

 

 

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