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Ragazzi: ci stanno togliendo anche la sovranità fiscale per darla alla UE? La lettera di Savona a Mattarella

Un argomento così importante - soprattutto dopo la cessione della sovranità monetaria e dopo la crisi greca - dovrebbe coinvolgere Parlamento, Governo, Regioni e Comuni italiani. Anche perché, come spiega bene in questa lettera l’economista ed ex Ministro della Repubblica Savona, l’Italia, in questa partita, si gioca la poca democrazia rimasta  

Il dibattito sul futuro della moneta unica europea è molto presente nella rete. Ma, chissà perché, non trova grande interesse in tanti giornali e nelle tv. Eppure il tema è molto importante, soprattutto alla luce di quello che è avvenuto e che sta avvenendo in Grecia. E anche rispetto a quello che potrebbe avvenire in Italia. Su Scanarieconomici.it, per esempio, è apparsa una lettera aperta dell’economista Paolo Savona, diretta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal titolo molto indicativo: “No a cessioni di sovranità”. La lettera ci sembra importante, sia perché una cessione di sovranità fiscale non può passare inosservata, sia perché Paolo Savona, oltre noto economista, è stato anche apprezzato Ministro della Repubblica.  

“Caro Presidente – scrive Savona – per il rispetto che porto all’istituzione che presiede e a Lei personalmente, è con molta ansia che le indirizzo questa lettera aperta, riguardante una scelta che considero fondamentale per il futuro dell'Italia: la cessione di sovranità fiscale per far funzionare la sovranità monetaria europea, dato che questa è stata ceduta dagli Stati membri senza stabilire quando e come si dovesse pervenire all'indispensabile unione politica necessarie per rendere irreversibile l'Euro, né attribuire alla Banca Centrale Europea (BCE) il potere di svolgere la funzione di lender of last resort. (Nota di chi scrive: tradotto letteralmente significa 'Prestatore di ultima istanza', cioè di garante del mercato del credito, specialmente nei periodi di crisi, per evitare danni all'economia causati dal tracollo di un istituto. Come nel caso di attacchi speculativi come quelli che abbiamo vissuto dopo la crisi finanziaria americana del 2008)”.

“Invece di affrontare questi due problemi vitali per il futuro dell'Europa – osserva Savona – si chiede di sottoscrivere un accordo per cedere la sovranità fiscale residua che, per pudore, viene chiamata ‘gestione in comune’. Il presidente della Bundesbank ha riproposto e precisato i contenuti di un recente discorso. Leggo sui giornali che Lei avrebbe concordato con il presidente della BCE e il ministro dell'Economia e Finanze italiano una strategia in attuazione del previsto accordo. Non credo di dovere spiegare a Lei perché nomino istituzioni e non persone. Penso che queste notizie siano suggerimenti di persone scriteriate (l'aggettivo è di un suo illustre predecessore, Luigi Einaudi) che, non fidandosi più del Paese, ammesso che mai se ne siano fidate, lo vogliono colonizzare; una sorta di fastidio per i disturbi che provengono per i loro interessi. Spero che la notizia sia infondata, perché se non lo fosse, sarebbe suo dovere smentirla, secondo un insegnamento che mi ha dato Ugo La Malfa: se la notizia è falsa non si smentisce, se è vera si deve farlo; e aggiungeva che, se i contenuti della notizia erano particolarmente importanti – come sarebbe la cessione della sovranità fiscale che marcherebbe la fine della democrazia italiana, senza che ne nasca un'altra – non si doveva solo smentire, ma farlo in modo energico”.

“A ogni buon conto – prosegue Savona – se una tale scelta maturasse, Lei non potrebbe ratificarla, perché l'articolo 11 della Costituzione dice chiaramente che l'Italia ‘…consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessaria ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo’. Naturalmente diranno che la decisione risponde a queste decisioni (pace, giustizia e parità con gli altri Stati), ma sulla base dell'esperienza fatta con la cessione all'Unione Europea della sovranità di regolare i mercati e di battere moneta, queste sono pure ipotesi, una vera truffa per taluni e un'ingenuità per altri, che né la coscienza economica (mi passi il termine), né la politica che pretesa di scienza non ha mai avuto, possono asseverare”.

“I trattati internazionali sono contratti giuridici tra nazioni e l'oggetto del Patto stipulato a Maastricht, in attuazione all'Atto Unico e ribadito a Lisbona nel 2000 parla chiaro: all'articolo 2, punto 3 afferma che ‘l'Unione si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociale, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri’. Le chiedo, caro Presidente, se Lei ritiene che questo impegno sia stato adempiuto e quali siano, anche dopo l'esperienza della crisi greca, le probabilità che lo possa essere anche ipotizzando di cedere la parte residua della sovranità nazionale in cambio (il termine è già un eufemismo) di assistenza finanziaria accompagnata da vincoli che violano il dettato della nostra Costituzione, che Lei è deputato a tutelare. Invece di uscire dal paradosso di uno Stato europeo formato da non-Stati nazionali si intende approfondire questa strana configurazione istituzionale, perché appare vantaggiosa a pochi Paesi capeggiati dalla Germania”.

“Poiché la tesi del vantaggio che potremmo ricavare è priva di fondamento – conclude l’ex Ministro – da tempo si insiste nello spargere terrore su quello che avverrebbe se l'Euro crollasse, trascinando il mercato unico ed aggiungendo la ciliegina della speranza che in futuro le cose andranno meglio e che si va facendo di tutto affinché ciò avvenga”.

Il testo della lettera è chiaro, ben argomentato e documentato. Ma già nei mesi precedenti altri illustri economisti italiani – per esempio Alberto Bagnai – si erano pronunciati sull'equivoco rappresentato dall'Euro e sui traffici che attorno ad esso si materializzano. Noi non nutriamo alcuna prevenzione nei confronti della moneta unica europea. Pensiamo che avrebbe potuto rappresentare un importante tassello nella costruzione del processo di integrazione economica e politica del Paesi e dei Popoli europei.

Di fronte ai pronunciamenti di tanta scienza economica e all'esperienza che i Paesi europei che non sono vincolati al rispetto – o almeno ad una interpretazione austera del rispetto, che l'assunzione della moneta unica implica – pensiamo che sia proprio il caso che sull'Euro, sulle sue regole, sulle tendenze politiche ossessive della gestione finanziaria europea, sul Fiscal Compact e, in generale, sulle politiche che comportano stagnazione economica, disoccupazione di massa e povertà diffusa, servano una riflessione ed un dibattito aperto ed intellettualmente onesto. Le fughe in avanti, in stile Fiscal Compact e Two Pac, non servirebbe a nulla, se non ad accentuare l’insofferenza crescente verso l’Europa dell’Euro.

Come si vede, dalla società emergono spinte decisamente antiEuro, e non è il modo rozzo con il quale le sostiene la Lega Nord. A questo punto ci sembra più che mai opportuno un pronunciamento delle istituzioni, Parlamento e governo del nostro Paese in primo luogo, ma serve soprattutto che le istituzioni locali – Regioni e Comuni – facciano sentire la propria voce con risoluzioni, ordini del giorno, mozioni e quant'altro serve a mobilitare l'attenzione sul tema finanziario, sulle sue regole e sulle sorti dell'Europa dei Popoli che è ormai soltanto una chimera.

Se non si recupera il dibattito su questi temi, l'Europa comunitaria che si è ormai configurata alla gente non serve affatto: al massimo continuerà a servire alle consorterie finanziarie e speculative che la stanno distruggendo. Insomma, in un’Unione Europea dove a comandare sono le già citate consorterie finanziarie e speculative non è più il caso di restarci a lungo. Proprio per questo la lettera di Savona è importante. Ed è importante che tutti i cittadini italiani partecipino a questo dibattito.  

 

* Con questo articolo il nostro Riccardo Gueci ritorna ad occuparsi dei temi che gli sono congeniali: economia e politica economica internazionale. Oggi affronta un tema che, chissà perché, pur essendo importantissimo, non sembra particolarmente 'gettonato' dalla grande stampa e dalla tv: l'eventuale cessione della sovranità fiscale del nostro paese all'Unione Europea delle banche e della finanza. Il tema è scottante. E, come fa notare Gueci, ad occuparsene, con rilievi critici, non sono gli esponenti della Lega Nord, ma economisti ed intellettuali di alto spessore culturale e politico. Un motivo in più per coinvolgere i cittadini italiani, i Comuni e le Regioni ad occuparsi di un tema che li riguarda direttamente.   

 

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