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Cantiere navale di Palermo verso la chiusura?

In queste ore è in atto un gioco delle parti tra governo Renzi, governo Crocetta e Fincantieri. Il gioco consiste nell’imminente pubblicazione di un bando di project financing per la realizzazione di un nuovo bacino di carenaggio. Fincantieri troverebbe la scusa per chiamarsi fuori. Se nessun privato si farà avanti la chiusura del Cantiere navale di Palermo sarà nelle cose. Le denunce della Fiom-Cgil e i silenzi della politica (con l’eccezione di Rifondazione comunista)

Il governo della Regione siciliana presieduto da Rosario Crocetta ha trovato la formula per privatizzare il Cantiere navale di Palermo. Si va, infatti, verso un bando di project financing per la progettazione, la realizzazione e la gestione del nuovo bacino di carenaggio da 90 mila tonnellate e la demolizione dei bacini da 19 mila e da 52 mila tonnellate. Questi sono ormai vetusti e conviene più demolirli che tenerli in manutenzione. Fincantieri – che fino ad oggi ha gestito il Cantiere navale del capoluogo dell’Isola – che aveva chiesto alla Regione siciliana di finanziare la costruzione del nuovo bacino, se vorrà potrà partecipare alla gara di aggiudicazione del bando di finanza di progetto.

Questa soluzione pare risolva molti problemi in un sol colpo. Il primo è quasi certamente il disimpegno di Fincantieri dalla Sicilia. Impegno che stancamente la società finanziaria nazionale della cantieristica navale ha portato avanti in questi ultimi anni senza grande entusiasmo, né progettualità. Ogni volta che si è dovuto parlare delle sorti del Cantiere navale di Palermo, Fincantieri ha dovuto fare i salti mortali per proseguire nella gestione, riservando al nostro impianto un mercato sempre più residuale, della serie tirare a campare. Gli interessi di Fincantieri sono stati sempre rivolti agli impianti del Nord Italia, da Monfalcone a Genova.

cantiere navale pa

Un’immagine del cantiere navale di Palermo

La soluzione trovata, tirando le somme, fa comodo a Fincantieri e al governo nazionale di Matteo Renzi, che si chiamano fuori dal Cantiere navale di Palermo. E fa comodo a una Regione con le ‘casse’ svuotate dallo stesso governo nazionale. Il governo Crocetta senza soldi ha trovato così il modo per liberarsi una volta per tutte della preoccupazione di trovare i finanziamenti per potenziare il Cantiere navale di Palermo.

I soldi in precedenza, seppure a fatica, si sono sempre trovati. Ma questa volta, con la gestione finanziaria della Regione, di fatto commissariata dal governo Renzi (è Renzi, non lo dimentichiamo, che ha imposto al governo Crocetta l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, con il compito di finire di svuotare le ‘casse’ della Regione: compito che Baccei ha eseguito con ‘diligenza’), non si riesce più a trovare un Euro per sostenere il Cantiere navale di Palermo. Baccei è riuscito a mettere assieme non più di 50/60 milioni di Euro rispetto ad un fabbisogno che si aggira tra i 90 e i 100 milioni di Euro. A tanto ammonta il costo dell'operazione di progettazione e realizzazione del nuovo bacino di carenaggio da 90 mila tonnellate e la demolizione dei due più piccoli, ormai obsoleti.

In sostanza, il nuovo Cantiere navale di Palermo sarà privatizzato e ceduto all'impresa che offrirà le migliori condizioni nella gara di progetto di finanza. Va da sé che, se non si farà avanti alcun privato, la chiusura del cantiere navale di Palermo sarà nelle cose. E Renzi e Baccei avranno buon gioco a dire: “Noi ci abbiamo provato, ma il mercato non ha risposto”. Un gioco delle parti per chiudere lo storico Cantiere navale di Palermo.  

Tra i concorrenti potrebbe esserci anche Fincantieri con la sua offerta. Ma, a lume di naso, riteniamo che la finanziaria nazionale neanche parteciperà, per la semplice ragione che gli orientamenti governativi nazionali non dimostrano grande interesse per il potenziamento produttivo del Meridione. Un conto sono le promesse di Renzi per il rilancio del Sud, altra e ben diversa cosa sono i fatti.

Sul versante sindacale si registra una presa di posizione che punta a sollecitare l'intervento della Regione siciliana in favore del finanziamento del nuovo bacino di carenaggio. Il timore è che, una volta fuori Fincantieri, si prospetti la chiusura del cantiere navale di Palermo. Le cronache registrano 16 ore di sciopero dei lavoratori, sia per spingere il governo regionale a finanziare la costruzione del nuovo bacino di carenaggio, sia per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto da un anno. Il primo sciopero dovrebbe avere luogo il 26 settembre, mentre il secondo, a carattere nazionale, al quale dovrebbero partecipare i lavoratori di tutti i Cantieri navali d'Italia, è previsto per il prossimo 2 ottobre.

Da notizie attinte dalla Fiom-Cgil di Palermo, sembrerebbe che gli orientamenti del governo regionale mostrino una qualche disponibilità a finanziare la realizzazione del nuovo bacino. La questione vera, però, è quella che abbiamo riportato in apertura, tutto il resto è ‘annacamento’ per blandire le pressioni sindacali. La scelta del progetto di finanza è ormai definitiva e la Regione sta concordando con il ministero dello Sviluppo economico i dettagli per lanciare il bando di gara.

D'altra parte, tranne il partito di Rifondazione Comunista che ha emesso un comunicato di adesione allo sciopero del 26 settembre, nessun partito, ed in particolare, il Partito Democratico, ha fatto trapelare un orientamento a sostegno della rivendicazione sindacale. Il che la dice lunga sui reali orientamenti relativi alle sorti del Cantiere navale di Palermo. Né abbiamo avuto modo di registrare una presa di posizione del Sindaco o del Consiglio comunale di Palermo sulla questione o esprimere solidarietà alle lotte dei lavoratori. Ormai nel capoluogo dell’Isola sembra sia prevalsa l'assuefazione alla sorte, qualunque essa sia, riservata allo storico Cantiere navale di Palermo, qualunque essa sia. Sono ormai lontani i tempi in cui, quando la questione Cantiere navale era all'ordine del giorno, tutta la città di Palermo entrava in fibrillazione e la solidarietà veniva espressa da tutta la popolazione.

Queste nostre note non vogliono intonare il de profundis su una realtà storica del lavoro nel capoluogo siciliano. Vogliono , però, con chiarezza esprimere la durezza del cambiamento, di sicuro non in meglio, del sentire della città e registrare che i forsennati cambiamenti che il governo Renzi sta imponendo al nostro Paese, noi meridionali li paghiamo a caro prezzo, anche con la fine di un pezzo della storia produttiva e del lavoro di Palermo.

 

* Oggi il nostro Riccardo Gueci approfondisce una notizia che a Palermo si sussurra da qualche tempo: ovvero la possibilità, tutt'altro che remota, che chiuda il Cantiere navale di Palermo. Stiamo parlando di una realtà produttiva storica del capoluogo siciliano, che ci riporta agli anni della "Citta felice", quando la famiglia Florio – tra la fine dell'800 e i primi del '900 – governava l'economia della città e Palermo era una delle 'Capitali' economiche e culturali d'Europa. 

Di fatto, il Cantiere navale è l'ultima testimonianza ancora in vita di una stagione ormai lontana. Da anni il Cantiere navale di Palermo è gestito da Fincantieri, una finanziaria dello Stato. Ma adesso sembra che il governo Renzi sia orientato a mantenere in vita la cantieristica del Nord Italia, non quella del Sud. Come racconta Gueci, in queste ore è in corso un gioco delle parti. Il governo nazionale – con la connivenza del governo siciliano di Rosario Crocetta – sta, di fatto, privatizzando la gestione del Cantiere navale di Palermo. Se nessun privato si farà avanti – cosa probabile – il destino di questa realtà produttiva del capoluogo siciliano sarà segnato. 

Alla fine – come potete leggere nell'articolo – questo gioco delle parti messo in atto non è altro che la risultante del fatto che Roma ha lasciato senza soldi la Regione siciliana. Senza i 100 milioni per realizzare il nuovo bancino di carenaggio, la Regione dovrà procedere a un bando di project financing. Se non si presenterà alcun privato – e la cosa è probabile – addio al Cantiere navale di Palermo.     

 

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