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Sandro Bottega e il successo del vino italiano nel mondo

di Emilio Pursumal e Stefano Vaccara
Sandro Bottega (Foto di Francesco Galifi)

Sandro Bottega (Foto di Francesco Galifi)

Incontro a New York con Sandro Bottega, imprenditore della omonima casa vinicola veneta che esporta l'85 per cento della sua produzione di vini prestigiosi in tutto il mondo: "Mio padre mi ha insegnato fin da piccolo a riconoscere l'uva dal profumo... L'Italia non è un paese di grandi industriali ma di artigiani dell'eccellenza

Alle Nazioni Unite viene spesso a trovarci gente di passaggio a New York che, mentre visita il Palazzo di Vetro, si racconta un po’ con quell’atteggiamento tipico di chi sa che fuori dall’Italia è più facile sentirsi italiano, compreso, apprezzato. 

È uno dei motivi per cui amiamo fare il nostro giornale, libero, indipendente e cacciatore di storie, aperto, apertissimo agli incontri e a tutte le occasioni di confronto con imprenditori, viaggiatori ed esploratori. Gente di passaggio che a New York sente di essere viva. 

Recentemente io e il mio socio, consulente d’impresa e appassionato come me di storie, abbiamo avuto il piacere di intervistare Sandro Bottega, l'imprenditore veneto del vino di prestigio che, raccontando, ci ha trasmesso l’entusiasmo e tutta l’energia dell’Italia che scalpita, positiva, fiduciosa e che non teme di confrontarsi con l’estero ma che, anzi, fa dell’esportazione la molla principale del successo e della crescita della sua azienda. 

E quindi la prima domanda è stata ovvia: il segreto di questo successo?

Ovvia anche la risposta: l’eccellenza del prodotto italiano! 

Sì, ma andiamo avanti, d’accordo l’Italia e il vino, ma come si fa poi realmente a vendere in Europa, in America, in Giappone?

Sandro Bottega ci racconta che semplicemente si comincia a fare azienda senza pensare a ciò che è impossibile, ma concentrandosi innanzi tutto su ciò che è possibile oggi e poi domani, e poi domani ancora. 

E il domani di Bottega comincia più di 30 anni fa, quando ha dovuto prendere in mano l'azienda di famiglia, che allora produceva solo grappa, un’azienda molto più piccola di oggi.

Il padre Aldo morì quando Sandro aveva solo 19 anni, e ci piace notare una composta commozione, fatta di affetto, gratitudine e rispetto: “mio padre, ex pilota di aerei militari, aveva iniziato a lavorare in una cantina come camionista. Poi si mise in proprio con una piccola azienda di distilleria. Lui mi ha insegnato fin da piccolo a riconoscere l'uva dal profumo. E' lui che mi ha fatto sentire e capire il valore della terra, indispensabile per concepire e realizzare un prodotto di qualità. Ma muore prematuramente e mi lascia l'azienda, il suo progetto ma anche un mutuo da pagare…"

Oggi il marketing insegna che vengono prima gli studi e le ricerche, i gusti del consumatore, l’evoluzione dei media, i social ecc.

Eppure il dilemma torna, quasi come l’uovo o la gallina. Che cosa ne sarebbe oggi del grande successo del vino italiano, senza la tradizione, l’amore per la terra, la qualità, il prodotto e il profumo dell’uva?

Intanto, dal padre Aldo, Sandro Bottega impara la fatica e il sacrificio del lavoro, ma ha bisogno anche di parecchio coraggio per portare avanti un'azienda che dopo la morte del titolare si vede rifiutare il credito: “A 19 anni ho un mutuo da pagare. La banca, che conosceva e stimava mio padre da dieci anni, non si fida più e nega il credito. Ancora oggi quel direttore si pente di quella scelta. Io però non posso stare fermo, mi rimbocco le maniche, mi faccio aiutare dagli amici e mi dò da fare vendendo tutta la grappa che c'era nel magazzino, riuscendo così a pagare la rata. È la prima vittoria, forse la più importante, da quel momento non mi fermo più, comincio senza saperlo il mio domani, producendo vino e andando ovunque a farlo conoscere e a venderlo…”

Quindi il successo internazionale non è una scelta strategica pensata ad un certo punto della storia d’impresa. Prodotto e mercato vanno di pari passo, è da più di 30 anni che Sandro Bottega va in giro a vendere, aumentando giorno dopo giorno i confini.

E così anche il marketing va in parallelo, viaggiando nascono le idee, e l’azienda si trasforma producendo diversi marchi di vini. Il fatturato raddoppia e poi quintuplica fino ad arrivare ad oltre 40 milioni di euro, ma il segreto del successo per l’imprenditore veneto, che è affiancato nel suo lavoro dalla sorella Barbara e dal fratello Stefano Bottega, resta l’approccio artigianale: “l’Italia non è un paese di grandi industriali ma di artigiani dell'eccellenza. Io credo che l'italiano, nei secoli, abbia sviluppato nel suo Dna l'amore per la bellezza e per la qualità.  Nel fare il mio prodotto e crescere ho sempre guardato ai nostri nomi più grandi, alla Ferrari ammirata in tutto il mondo e ai grandi marchi della moda. È lì che siamo che siamo i primi, artisti e artigiani.”

Bottega fratelli

Sandro Bottega con la sorella Barbara e il fratello Stefano

Quindi anche l’impresa è diversa, domandiamo? Qual è lo stile di leadership?

“L’imprenditore artigiano sa fare il prodotto insieme al suo personale, è un capitano. Questo modo di essere imprenditore è la regola che mi impongo da quando ho iniziato, con la voglia e la passione di fare un prodotto di alta qualità.  L'artigiano e le sue persone, fanno i prodotti buoni innanzi tutto per se stessi. Il vino che produco deve piacere innanzitutto a me…"

E qui ci prendiamo una bella soddisfazione, va bene il mercato e facciamo la gallina tutta immagine e brand, ma l’uovo deve essere buono…

Bottega conferma, vende i suoi vini in tutti i continenti e l'eccellenza del suo prodotto parte dal contenitore, la bottiglia: “ci sono molte differenze da paese a paese ma a tutti comunichiamo l'eccellenza italiana, a partire dall’immagine. ll vino comunica dalla bottiglia, dal suo fascino e design, poi ovviamente deve essere buono e genuino. Un prodotto che si presenta bene viene più apprezzato e acquistato una prima volta. Ma per diventare marchio di successo è il contenuto che deve essere sempre all'altezza. Noi abbiamo avuto tanti riconoscimenti, e gli ultimi particolarmente prestigiosi, come il Master del Prosecco in Inghilterra dalla rivista Drink Business. Anche l'autorevole rivista Decanter ha riconosciuto il nostro Brunello come uno dei cinque migliori al mondo. Questo ci fa un enorme piacere, perché conferma la qualità della nostra azienda e rafforza i nostri brand nel mondo”.   

A questo punto siamo curiosi di sapere se il successo è uguale ovunque…

“Non tutti i paesi hanno sviluppato la stessa cultura del bere vino, bisogna sapere comprendere le varie culture e differenze. Noi facciamo anche libri e guide per diffondere la cultura italiana del mangiare e bere bene. Noi italiani sappiamo come accostare il vino al cibo, in Inghilterra possono migliorare, in Giappone sono molto curiosi, ma si stanno appena avvicinando al vino. E' in Canada che abbiamo grandi soddisfazioni, sanno apprezzarlo bene e soprattutto amano e pretendono la qualità, che è il nostro forte". 

Bottega sorride sempre, non è di facciata, trasmette una reale passione per il vino e la sua impresa. Proviamo allora ad affrontare il tema Italia, cosa c'è che non gli va giù e che vorrebbe cambiare? 

"Certamente l'accesso al credito, i manager delle banche guardano ormai solo ai numeri, sono staccati dalla realtà, non conoscono le persone e le loro idee e capacità e così si perdono i talenti e i nuovi artigiani. E poi…”

E poi? – domandiamo giusto per raccogliere qualcosa in sospeso-

“La questione morale, ormai c'è troppa corruzione. L'errore più grave della gestione di Silvio Berlusconi al governo è stata la depenalizzazione del falso in bilancio. Io credo che la nostra categoria debba promuovere norme che tutelino gli onesti e non i disonesti. Io voglio la concorrenza, che stimola a migliorare i prodotti, però se la concorrenza gioca sleale, io non mi sento tutelato. Voglio delle norme che tutelino gli onesti, bisogna giocare con le stesse regole…". 

E ancora:  "Ci vogliono sistemi di controllo. Noi per esempio siamo stati tra i primi ad avere la contabilità telematica, abbiamo collaborato con la guardia di finanza per un programma telematizzato con cui si può monitorare ogni giorno il nostro business. Non abbiamo nulla da nascondere. Ma quanti sono quelli che seguono il nostro esempio? La politica deve tornare a fare la cultura del paese. In Germania il capo dello Stato si dimise per 3000 euro. Questo e' il volano che fa ripartire. Non l'Italia del furbo…""

A proposito di volano, concludiamo l’intervista con uno sguardo al futuro. Quanto spazio c’è ancora nel mondo per il vino italiano?

“Il prodotto italiano eno-gastronomico è cominciato a volare a partire dagli anni Novanta. Ormai siamo i primi. Però dico che gli chef italiani dovrebbero spendere meno tempo in tv e più tempo tra le vigne e le fattorie, e cercare il prodotto che usavano le nostre nonne e riprendere una tradizione che purtroppo in Italia, con lo sviluppo industriale, un po' si è persa in cucina. Ad un certo punto abbiamo pensato che il prodotto in scatola fosse migliore delle uova fresche…

L'Italia è il paese europeo che negli ultimi anni è cresciuto di meno in Europa, eppure noi esportiamo l'85% per cento della produzione. Nel mondo enogastronomico il 75% per cento dei prodotti chiamati con un nome italiano sono prodotti fuori dall'Italia. Se noi fossimo in grado di proteggere meglio il prodotto italiano, e penso soprattutto al Sud, e di promuoverlo, avremmo ancora margini di crescita enormi. In questo momento l' Italia è il primo produttore di vino al mondo, c'è ancora un sacco di spazio da conquistare". 

 

 

L’azienda Bottega e le principali tappe

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Una veduta dell’azienda Bottega

L'azienda Bottega ha sede a Bibano di Godega S.U., provincia di Treviso e a 50 km. a nord di Venezia. Situata nella zona della Doc Prosecco, si trova al centro di un territorio dove vengono coltivate con successo le uve di Cabernet, Chardonnay, Raboso, Picolit e di altri noti vitigni.

Oggi il gruppo Bottega distribuisce vini, grappe e liquori in oltre 120 paesi ed è presente in buona parte dei duty free aeroportuali del mondo.

1977: nasce la Distilleria Bottega ad opera di Aldo Bottega, mastro distillatore.

1983: muore il fondatore. Il figlio Sandro, coadiuvato dai fratelli Barbara e Stefano, assume la direzione dell’azienda.

1992: nasce Il Vino dei Poeti, un prosecco spumante, che apre all’azienda anche il mercato dei vini. 

1995: lancio del Fragolino, bevanda di grande tradizione. 

2002: dopo dieci anni di ricerca, l’azienda apre a Pianzano (TV) una nuova distilleria per la produzione di distillati morbidi e ricchi di aromi.

2007: inaugurata la sede di Bibano, una grande casa colonica ottocentesca, circondata da 10 ettari di vigneti. 

2008: l’azienda ha una propria cantina destinata alla produzione del Prosecco e degli altri vini spumanti. 

2009-2011: l’azienda allarga la propria produzione vinicola alla Valpolicella e a Montalcino.

2011: si conclude la ristrutturazione della sede storica di Pianzano, dove viene aperta la nuova Soffieria Alexander. Qui nascono le bottiglie artistiche Alexander, nel rispetto della tradizione del vetro soffiato. 

2013: la Distilleria Bottega Srl aumenta il capitale sociale e si trasforma in Bottega S.p.A. 

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