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La fine delle start-up?

Storia di una start-up che ha fondato la sua impresa sul crowdsourcing

Hyperloop start-up
Si sta diffondendo un nuovo modello di fare start-up che attinge alle migliori risorse umane a livello globale per rispondere alle grandi sfide della società odierna. Hyperloop, oggi una delle start-up più rivoluzionarie dei nostri tempi, ne è un esempio

Le start-up sono morte. Lo so, quest’affermazione sembra assurda quando inaugura una nuova rubrica sulle start-up. Forse è meglio precisare che si rivolge al modo di fare start-up attuale, in quanto molti ritengono che stia diventando obsoleto, poiché, come sta avvenendo per molti altri settori, neanche le start-up sono immuni alla diffusione del crowdsourcing.

Almeno, questa è la premessa di una delle start-up più rivoluzionarie dei nostri tempiHyperloop Transportation Technologies, nata dalla intuizione dell’imprenditore americano di origine tedesca, Dirk Ahlborn e dell’imprenditore seriale e investitore italiano, Bibop G. Gresta.

Hyperloop è spesso definita come il quinto metodo di trasporto. È descritta come un Supertrain formato da capsule futuristiche, che viaggiano alla velocità del suono su un sottile cuscino d’aria, utilizzando l’attrazione magnetica per sfrecciare attraverso tubi quasi privi d’aria, sospesi su piloni antisismici.

Hyperloop

La capsula futuristica del Supertrain di Hyperloop

Quasi per caso

L’idea è il frutto dell’immaginazione dell’innovatore  Elon Musk,  fondatore di start-up famose come Paypal, Tesla e SpaceX. Nel 2013 Musk ha pubblicato sul sito di SpaceX un “white paper” su Hyperloop invitando chiunque fosse interessato a usufruirne per realizzare il progetto.

Hyperloop

Dirk Ahlborn

Dirk Ahlborn se ne innamorò subito e decise di portarlo a capo nel modo immaginato da Musk: usando il crowdsourcing delle menti più brillanti del pianeta. Così pubblicò un invito a partecipare sul suo sito JumpStartFund.com. Quasi immediatamente 100 ingegneri e scienziati provenienti da oltre 20 paesi risposero dando un feedback dettagliato sull’idea originale.

A questo punto entra in gioco, Bibop G. Gresta. Bibop, è un italiano quarantenne che da alcuni anni risiede a Los Angeles. Dietro il suo aspetto giovanile e spensierato con un tocco di stile proprio degli uomini italiani, si trova un abile imprenditore e investitore, co-founder del famoso incubatore italiano Digital Magics e di oltre 70 start-up, con tre IPO di successo alle spalle ed esperienze che vanno dallo sviluppo di software alla produzione musicale. Il suo talento naturale per lo storytelling ci dà un quadro originale del lancio di un progetto multimiliardario.

Bibop G. Gresta

Bibop G. Gresta

Bibop dice di aver conosciuto Dirk in un esclusivo club di Santa Monica dove si tengono workshop e conferenze per innovatori e startupper di un certo calibro. “Mi ha avvicinato e mi ha detto, in perfetto italiano, che voleva il mio aiuto per sviluppare Hyperloop – racconta Bibop – Inizialmente, il progetto sembrava proprio irraggiungibile, la tecnologia era super complicata e oltretutto lui voleva svilupparla attraverso il crowdsourcing, onestamente mi sembrava una cosa troppo fantasiosa”.

Subito dopo l’incontro, Dirk, senza darsi per vinto, invia il progetto a Bibop che lo lascia sulla sua scrivania per circa un mese. Un giorno però, quasi per caso, inizia a leggerlo e, più legge, più si entusiasma: “C’erano le note di ricercatori di SpaceX, Boeing, Tesla, Harvard, MIT …, persino di uno scienziato di 96 anni che aveva collaborato con Einstein. Tutti – ricorda – avevano incluso i loro nomi e numeri di telefono. Scrivevano: ‘Questo non funziona, ma date un’occhiata a questo brevetto’, o davano consigli sulla propulsione e altri dettagli tecnici, insomma fornivano tutte le informazioni necessarie a procedere. Così ho pensato: se si tratta di una truffa è molto ben orchestrata, fammeli chiamare per controllare…”.

Dopo aver fatto gli approfondimenti del caso, Bibop si rende conto che Hyperloop è una realtà, così chiama Dirk e gli dice: “Guarda, tu sei matto, ma io sono più matto di te. Questa cosa si può fare e la faremo insieme, ma per farla hai bisogno di soldi”. Dirk aveva anche bisogno delle grandi capacità organizzative di Bibop: in un paio di settimane completano il business plan, fondano Hyperloop Transportation Technologies, acquisiscono marchi e brevetti e così via. Dal pensiero di Elon Musk, Hyperloop, si trasforma in una vera e propria start-up.

Un nuovo modello

Hyperloop

Nel 2000, il Global Futurist, Daniel Burrus, aveva previsto che nel XXI secolo i cittadini di tutto il mondo avrebbero cooperato sempre più per risolvere i problemi più complessi. Oggi questo sistema organizzativo si chiama crowdsourcing e Hyperloop ha fondato la sua impresa sulla base di questo modello.

Hyperloop sostiene che il crowdsourcing rivoluzionerà il concetto di fare start-up: non sarà più una questione di chi raccoglie (e talvolta spreca) più capitali ottenuti dai venture capitalist, ma di chi riesce a riunire il miglior team.

Bibop spiega: “Per sviluppare un progetto di questa complessità e dimensioni è necessario coinvolgere gli scienziati più in gamba. Per la prima volta una start-up sta raggruppando i migliori scienziati del pianeta in un meccanismo di crowdsourcing. In questo momento abbiamo 520 ricercatori e ingegneri provenienti da 42 paesi che lavorano attivamente a questo progetto, a questi se ne aggiungono altri 20.000 che stanno contribuendo attraverso crowdstorming”.

I partecipanti vengono compensati con delle stock option in cambio di almeno 10 ore alla settimana dedicate ad Hyperloop. Tuttavia, Bibop dice che le azioni sono solo una parte della motivazione del team, “Hyperloop è alimentato dalla passione, perché la passione che tutti noi investiamo in questo progetto è enorme”.

Il metodo di crowdsourcing è applicato anche ai partner industriali. Tra essi, troviamo la ditta tedesca Oerlikon Leybold Vacuumleader in soluzioni per il vuoto tra cui la tecnologia per il Large Hadron Collider del CERN, inoltre, la società Aecom, colosso della progettazione per infrastrutture pubbliche e private.

Grazie ai contributi degli esperti che lavorano a questo progetto, sono stati compiuti passi da gigante in un lasso di tempo relativamente breve. Questo ha permesso ad Hyperloop di assicurarsi diversi ordini da tutto il mondo e accumulare un capitale di 50 milioni di dollari senza ancora aver fatto fundraising.

E l’Italia?

“Un buon 10% del nostro team è italiano o situato in Italia dove abbiamo eccellenze sia in ingegneria che nel design – dice Bibop – Non molti sanno, ad esempio, che uno dei nostri team per il design dei tubi è italiano. Un intero reparto presso l’Istituto Europeo di Design sta lavorando sul design industriale di alcune aree sensibili del progetto quali le capsule, le stazioni, i piloni e i tubi. Abbiamo anche invitato a contribuire al progetto gli studenti dell’Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna che hanno partecipato al concorso SpaceX Hyperloop Pod Competition.

Hyperloop

Il regista-ingegnere Andrea La mendola

Tra i membri italiani del team, Bibop ci tiene a citare Andrea La Mendola: “È venuto a Los Angeles da Torino per fare il regista e si è messo in contatto con me. Una volta, lo sono andato a trovare sul set di un film e sono rimasto colpito dal modo in cui gestiva oltre 80 persone. Quando ho saputo che Andrea era un ingegnere, gli ho chiesto se voleva coordinare i nostri ingegneri in tutto il mondo, ha accettato subito, ma alla fine sono stati poi gli ingegneri a eleggerlo a capo delle global operations”.

Solo il tempo potrà dire se Hyperloop riuscirà nel suo intento di rivoluzionare i mezzi di trasporto, ma l’impresa ha già dimostrato che si può puntare su un nuovo modello organizzativo che attinge alle migliori risorse umane a livello globale per rispondere alle grandi sfide della società odierna. Il futuro obiettivo dei fondatori di Hyperloop infatti è quello di applicare questo modello per affrontare altre problematiche sociali quali l’inquinamento, la malnutrizione, la sicurezza.

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