Cerca

EconomiaEconomia

Commenti: Vai ai commenti

Le promesse di Renzi alla Sicilia e la voglia di crederci

Nel recente viaggio nell'isola il presidente del Consiglio cerca di scuotere i siciliani a credere nel futuro

matteo renzi sicilia

16 novembre 2016: il presidente del Consiglio Matteo Renzi interviene al Teatro Politeama di Palermo ad un'iniziativa pubblica sull’agricoltura (Foto Palazzo Chigi/T.Barchielli)

Matteo Renzi in Sicilia assicura che "gli incentivi del jobs act saranno confermati integralmente per il Sud Italia. Le aziende che assumono al Sud avranno la decontribuzione totale". 730 milioni di euro che saranno a carico dello Stato per questo obiettivo. Se Renzi farà la sua parte, i siciliani si devono far trovare pronti

Sud e profondo Sud cioè la Sicilia. Da diversi anni si discute della questione meridionale e delle due Italie: quella ricca del Nord e quella povera del Sud. All’inizio di quest’anno su questa testata riprendevamo quanto affermato  dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nel discorso augurale di fine anno aveva evidenziato la questione meridionale affermando con la chiarezza che lo distingue: “Il lavoro manca soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di una questione nazionale. Senza la crescita del Meridione, l’intero Paese resterà indietro”.

Oggi ci ritroviamo quasi a fine 2016 e purtroppo concretamente non si registra nessun miglioramento e ciò in particolare nella Regione Sicilia dove si constatata che quest’isola rappresenta economicamente la cenerentola del sistema Italia.

Che fare? Una speranza s’intravede con le continue visite nelle varie città siciliane da parte del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che nei suoi discorsi ai siciliani non fa mistero che l’isola è diventata sempre di più isola e che la maggior parte dei giovani  è costretta, per trovare un’occupazione, ad andare all’estero.

Occorre un’inversione di tendenza e ciò, secondo il Presidente del Consiglio, “può essere conseguita attraverso l’aiuto dello Stato a cominciare dallo sgravio contributivo totale per i nuovi assunti”.

Mercoledì prima a Caltanissetta e subito dopo negli incontri di Palermo di piazza Politeama (Agricoltura) e Cinisi (Imprenditori e Forze Sociali) il Presidente del Consiglio ha affermato:

“Gli incentivi del  jobs act saranno confermati integralmente per il Sud Italia. Le aziende che assumono al Sud avranno la decontribuzione totale”.  730 milioni di euro che saranno a carico dello Stato per questo obiettivo.

“Tra poco Del Conte dell’Anpal firmerà un atto molto importante da 730 milioni di euro, che sono quelli della decontribuzione per il 2017 – ha detto Renzi – è una importantissima scelta che abbiamo fatto per il 2017”.

A tal proposito oltre un anno fa e precisamente il primo agosto del 2015 rilanciavamo da La Voce di New York  una proposta nell’articolo dal  titolo:

SVIMEZ/ Nell’Italia di Renzi il Sud e la Sicilia vengono sistematicamente penalizzati.

Ecco cosa evidenziavamo all’attenzione del Premier:

“A Matteo Renzi, ai governanti, ai partiti di maggioranza e di opposizione facciamo un appello ricordando una nostra vecchia proposta che fin’ora è stata ignorata. Se sono state fatte leggi a tutela dell’occupazione ed a vantaggio delle imprese i frutti sono stati raccolti prevalentemente nelle aree ricche del Paese, mentre l’elemosina è stata l’unità di misura nel Mezzogiorno. Cosa dovrebbe fare il governo nazionale per riequilibrare e ripagare la Sicilia ed il Mezzogiorno? Secondo noi, con immediatezza, dovrebbe fare approvare dal Parlamento nazionale norme che consentano, per un periodo di cinque anni, la totale defiscalizzazione sulle nuove assunzioni effettuate in Sicilia e nelle aree svantaggiate del Paese. Non servono mezze misure, ma una vera ‘rivoluzione fiscale’ a vantaggio delle imprese che concretizzino nuove assunzioni. I neo assunti dovrebbero lavorare 30 ore settimanali con un reddito netto di mille euro al mese. L’orario ridotto servirebbe per occupare più addetti: “Lavorare di meno, ma lavorare in tanti”. Solo così i vari Marchionne, Ghizzoni, etc. guarderebbero di più alla nostra Isola anziché investire in altri Paesi proverebbero a far crescere l’occupazione in Italia”.

A questo punto constatiamo che il Governo Renzi sta facendo la sua parte e col consenso delle parti sociali la proposta “mille euro al mese ai neoassunti” potrebbe tradursi in uno strumento concreto che consentirebbe a migliaia di giovani del mezzogiorno e della Sicilia di trovare occupazione.

renzi sicilia

Altro impegno ribadito da Matteo Renzi durante le manifestazioni è quello della viabilità isolana. “E’ inammissibile –  ha detto il Premier nella manifestazione di Cinisi – che la linea delle Ferrovie consente di spostarsi da Firenze a Roma in pochi minuti e qui occorrono ore e ore per spostarsi  nelle varie città della Sicilia. Il Governo sta operando concretamente per superare questo handicap”. E proprio la scelta della manifestazione a Cinisi, proposta dal Vice Presidente dell’ARS Giuseppe Lupo, è  stata accolta positivamente dal Premier per ricordare l’assassinio, per mano della mafia, del giornalista Peppino Impastato. A breve, superando gli iter burocratici, dovrebbe sorgere un casolare dov’è avvenuto l’omicidio. Renzi, infatti, rivolgendosi al Sindaco di Cinisi Gianni Palazzolo  presente in sala ha affermato: : “Sindaco può contare su di noi per ogni aspetto burocratico: se c’è bisogno di fare l’esproprio, si farà. Tutto ciò che serve per rendere onore a una persona che ha pagato con la vita la bellezza dei suoi ideali, noi lo facciamo volentieri e credo che sarà un gesto importante per le nuove generazioni”.

Sistemazione strade, velocizzazione ferrovie, incremento agevolato del traffico aereo per facilitare il turismo nell’isola e agevolazioni contributive per l’imprese per facilitare l’occupazione.

Queste sono le ricette renziane per curare alcuni mali della nostra isola.

Alcuni gridano: “promesse e solo promesse”. Al riguardo c’è da chiedersi se una terra che non vede prospettive e agonizzante si rassegna alla propria fine?

In alcuni ragionamenti precedenti anche dalla nostra rubrica apparivamo rassegnati ma se per una volta ci crediamo cosa abbiamo da perdere?

Le elezioni politiche si dovrebbero celebrare nel 2018. Ci sono, quindi, circa due anni per verificare la bontà delle promesse dell’attuale Capo del Governo.

E a questo punto crediamo che i siciliani dovrebbero aprire una carta di credito ai Governanti in occasione del Referendum del 4 dicembre prossimo.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter