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Trasporti e gestione della Regione Campania: parla De Gregorio

Intervista col presidente dell'EAV sulla situazione dei trasporti pubblici che collegano Napoli con il suo territorio

umberto de gregorio Campania

Umberto De Gregorio (Immagine ripresa da dentroSalerno.it)

I trasporti pubblici che collegano Napoli con la zona est (Circumvesuviana, Pompei e Sorrento) e la zona ovest (i campi Flegrei) sono stati trascurati a tal punto da essere a livello da Terzo Mondo. In questa intervista, il Presidente dell'EAV Umberto De Gregorio, spiega le soluzioni cercate con la Regione Campania

Incontriamo Umberto De Gregorio, al Caffè Gambrinus, luogo storico di quella Napoli ammirata nel mondo per i suoi monumenti e bellezze naturali, ma deprecata per l’offerta dei servizi pubblici. In primis i trasporti. Croce e delizia dei napoletani.  Incubo di tanti turisti e visitatori.

Umberto de Gregorio dal 27 luglio 2015 è infatti il presidente del Consiglio di Amministrazione di EAV SRL (incarico ricevuto dal governatore della Campania Vincenzo De Luca). L’ intervista è stata richiesta a seguito delle tante proteste e lamentale degli utenti locali EAV ma anche alla luce di molte dichiarazioni ascoltate qui a New York da turisti americani in visita in Campania.    

Dott. de Gregorio, che cosa è l’EAV?

“Una società con un glorioso passato ed un tormentato presente, nata a fine Ottocento collegava  il centro città di Napoli con la zona est di  (la Circumvesuviana, Pompei e Sorrento) e la zona ovest (i campi Flegrei).  Nasce dalla fusione nel 2012 delle quattro società che gestivano per conto della regione Campania tre reti ferroviarie, il servizio gomma e la gestione degli investimenti nel settore trasporti per conto della regione”.

Come è regolato il rapporto  con la Regione Campania (socio unico dell’azienda)?

“Esistono dei contratti di servizio, in base ai quali EAV gestisce il servizio dei trasporti”.

In quali condizioni ha preso in mano le redini manageriali dell’azienda?  Quale è il suo piano aziendale per l’EAV.

“EAV era fallita finanziariamente già al momento della fusione nel 2012. I debiti ammontavano a circa un miliardo ed il capitale proprio era di appena 10 milioni. La società fu salvata da una norma nazionale che nominava un commissario ad acta del governo per la gestione del debito ed impediva i creditori di agire sul patrimonio di EAV in modo esecutivo. In pratica il credito non poteva essere escusso. Nel corso del 2013-2015 sono state immesse risorse per circa 300 milioni di euro ma il debito restava altissimo a fine 2015, oltre 700 milioni di euro”.

In quali condizioni è l’EAV, al momento, sotto la sua direzione?

“Oggi EAV ha un conto economico sostanzialmente in equilibrio. Resta il problema del debito pregresso, che dovrebbe essere risolto nel corso del 2017, grazie ad una norma fortemente voluta dal presidente della regione De Luca ed inserita nel decreto fiscale appena approvato dal Parlamento , che sblocca uno stanziamento del lontano 2013 e mai arrivato a destinazione per circa 600 milioni di euro. Saldato il debito, facendo transazioni con tutti i creditori, EAV ha finalmente scongiurato il fallimento e può quindi iniziare a programmare il suo futuro in modo diverso. Investimenti importanti sono stati programmati dalla Regione e vi sono contatti con investitori istituzionali”.

A Napoli i trasporti urbani e non sono in cima alla lista nera delle disfunzioni pubbliche. Problema di cultura manageriale  o invadenza della politica?

“Tutto il sistema del trasporto pubblico locale è in grave crisi finanziaria in Campania e nel Mezzogiorno in generale. Occorre chiarezza: meno invadenza della politica nelle scelte gestionale, meno vincoli da parte dei sindacati, apertura al mercato, riorganizzazione generale dal punto di vista aziendale e societario”.

Un amico newyorkese in viaggio da Napoli a Sorrento ha descritto lo stato dei vagoni della Circumvesuviana: “Roba da terzo mondo. Nemmeno in India ho visto una cosa del genere”. Come si è arrivati a questa condizione? Strumenti per risanarla?

“Sono 20 anni che nella Circumvesuviana e nella Cumana non si fanno investimenti. Nella Cumana l’ultimo treno nuovo è arrivato oltre trent’anni fa. Quando le ferrovie passarono dalla gestione governativa alla regione si creò un vuoto finanziario e gestionale. Per risanarla la giunta De Luca ha fatto già il primo passo fondamentale: creare le condizioni per azzerare il debito e il contenzioso. Parallelamente si è passati a programmare investimenti in treni e sulla rete. Ma ci vorranno anni per vedere i risultati. I primi treni nuovi sulla Cumana arriveranno ad inizio del 2017. Sarà una festa. Credo che entro la fine della legislatura regionale, quindi entro il 2019, faremo passi in avanti significativi”.

Sia sincero. Non rimpiange la tranquillità, i modi soft e gli introiti del suo studio a Chiaia? Cosa l’ha spinta ad accettare una sfida difficile? Un possibile trampolino di lancio per la carica di primo cittadino a Napoli?

“Certamente la mia vita era più serena e più agiata economicamente. Oggi vivo sull’adrenalina di fare un lavoro utile per la mia città. Credo che le sfide vadano accettate. Se riusciamo a vincere questa sfida è un po come dire che Napoli può cambiare, che il destino non è segnato”.

Come giudica questa prima fase del suo mandato? Ha qualcosa da recriminarsi?

“Francamente no. Stiamo lavorando come matti, ottimo il  rapporto con la regione, con il presidente De Luca che da una grande carica ogni giorno. Occorre però tanto coraggio. Il coraggio della firma, delle decisioni, che in questo paese vuol dire mettere a rischio la propria posizione patrimoniale e non solo”.

Perché è così diffuso  il vandalismo sulle strutture dei trasporti: baby gang che seminano violenza, violenza sugli addetti, scarsa propensione al pagamento del biglietto. Come l’EAV  intende affrontare queste pratiche di microcriminalità?

“Perché esiste di fatto una sorta di  impunità. Siamo in guerra. Dobbiamo combattere con gli strumenti a disposizione ma anche cercare di migliorare gli strumenti. Occorre cambiare radicalmente mentalità. La politica deve avere coraggio, anche a livello nazionale. Più lavoro e meno impunità per chi sceglie di delinquere, basta con il buonismo, anche per i minori”.

Se Lei non raggiungesse  gli obiettivi prefissati dall’azienda. L’insuccesso lo imputerà a Lei o alla scarsa collaborazione dei sindacati e del governo centrale?

“Vedremo. Non credo che possiamo cambiare il mondo, ma fare il possibile per renderlo più vivibile, questo si, ognuno nel suo piccolo deve fare la sua parte, e smetterla soltanto di lamentarsi”.

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