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Università chiama aziende, nel nome della lingua italiana

L'Inserra Chair della Montclair State University invita al dialogo le aziende italiane della Tristate area

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L'incontro con le aziende alla Montclair State University

Un'iniziativa dell'Inserra Chair in Italian and Italian American Studies porta alla Montclair University un gruppo di aziende italiane per discutere possibili sinergie tra il made in Italy negli USA e l'università e portare lo studio della lingua italiana a contatto con il mondo del business

Quando da Manhattan si attraversa il Lincoln Tunnel e si approda nel territorio del New Jersey, salta subito agli occhi la quantità di attività commerciali che portano nomi italiani. Il Garden State, così è noto lo stato al di là dell’Hudson River, è una delle aree d’America con una più ampia popolazione di origini italiane: quasi il 18 per cento del totale, secondo dati della National Italian American Foundation (NIAF).

Una florida popolazione italiana significa anche tante aziende con un’anima italica: non solo chi commercializza negli Stati Uniti prodotti del made in Italy, ma anche chi realizza oltreoceano prodotti d’ispirazione o tradizione italiana. A questa ricca e variegata realtà si rivolge la Montclair State University che, con un programma di Studi italiani che conta un numero di iscritti tra i più alti in America e un’innovativa scuola di business, ha lanciato un’iniziativa mirata a portare lo studio dell’italiano nel terzo millennio, esplorando le opportunità professionali legate alla conoscenza della lingua.

La cattedra Inserra in Italian and Italian American Studies, in collaborazione con il Programma di italiano, la Feliciano School of Business e Choose NJ, ha invitato le aziende italiane e italoamericane di base tra New Jersey e New York State a venire a conoscere l’Università e le sue attività, in un incontro pensato per aprire un dialogo su possibili future collaborazioni.  

All’invito hanno risposto in tanti e, all’evento inaugurale organizzato alla Montclair State a fine marzo,  erano presenti:  Safilo, Colavita USA, Cembre, Michelangelo Designs, DMI Trade, ET Formaggi, Grandi Pastai Italiani, Cibo Italia, Casabona Ventures, Monte dei Paschi, Vemini, ChooseNJ.

L’Inserra e la Feliciano School of Business non sono nuove a collaborazioni, né è inedito lo sforzo dell’Inserra di calare lo studio della lingua italiana nel mondo del lavoro, rompendo lo stereotipo dell’italiano lingua legata soltanto all’ambito umanistico. Come ha spiegato Teresa Fiore, Inserra chair, introducendo l’evento “vogliamo promuovere l’italiano non solo come bella lingua ma anche lingua utile, per quanto tenendo sempre presente l’importante ruolo della tradizione culturale italiana.”. Fiore ha poi voluto sottolineare che questa è una esigenza condivisa, tanto che, ha ricordato, gli ultimi Stati generali della lingua italiana sono stati dedicati proprio al made in Italy.

Enza Antenos, deputy del Programma di italiano e docente del corso di Business Italian  ha ricordato come l’impegno della Montclair verso una programmazione attenta al mondo del lavoro non sia nuovo: già nel 2014, proprio in collaborazione con La Voce di New York, il corso di Business Italian e l’Inserra hanno realizzato il progetto Business Italian Style, volto a favorire l’incontro tra gli studenti e le aziende e a far conoscere ad entrambi le opportunità professionali legate allo studio dell’italiano nella Tristate area. Quest’anno il progetto verrà ripetuto e, proprio in queste settimane, una nuova classe di studenti sta lavorando a delle interviste a imprenditori italiani a New York.

E questo non è l’unico dei progetti della MSU che sta già dando frutti in questa direzione: Marisa Trubiano, associate professor, ha raccontato il suo lavoro di coordinamento di un gruppo di studenti che, a partire da una partnership nata durante Expo, realizza sopratitoli per spettacoli per i più prestigiosi teatri italiani, dal Piccolo al Teatro dell’Opera di Roma, dall’Arena di Verona al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Le aziende presenti hanno partecipato con interesse all’incontro, confermando che c’è bisogno di persone che conoscano la lingua e la cultura italiane per lavorare nell’ambito del made in Italy all’estero.

“Speriamo di poter produrre per voi le vostre forze lavoro di domani e speriamo che, nel far crescere le vostre aziende su territorio americano, vorrete tenere in considerazione i nostri studenti”, ha spiegato alle aziende intervenute Robert Friedman, dean del College of Humanities and Social Sciences.

Ma la cooperazione tra mondo imprenditoriale e universitario interessa non solo perché le aziende hanno bisogno di personale qualificato che conosca la lingua e la cultura italiana e un’università come Montclair State può offrire un ricco bacino di possibili candidati, ma anche perché, attraverso iniziative di questo genere, il made in Italy in America può fare sistema. Come ha detto Keith Barrack, chief of staff, office of the President MSU, rivolgendosi alle aziende presenti, “l’università vuole essere parte del vostro successo”.

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Maurizio Forte, direttore ITA New York parla del sistema made in Italy in America. Alla sua destra Teresa Fiore, Inserra chair

A dimostrazione dell’intenzione di fare sistema, la presenza all’incontro di Maurizio Forte, direttore dell’Italian Trade Agency di New York che ha patrocinato l’evento. “Purtroppo — ha detto Forte — l’ Italia non è vista come un paese che ti può dare un buon lavoro e sviluppare la tua carriera. Sembra quasi che i tanti prodotti di qualità che tutti ci riconoscono nascano dal niente. E invece siamo dei gran lavoratori, in Europa siamo quelli che lavorano più ore a settimana. Ed è vero, sappiamo goderci la vita, ma sappiamo anche fare prodotti che aiutano a godersi la vita”. Forte ha poi spiegato che il Ministero dello Sviluppo Economico, già dal 2014, ha deciso di puntare molto sul mercato americano e quasi il 50 per cento del budget per l’internazionalizzazione va oggi verso azioni negli Stati Uniti che, ha detto il direttore ITA, è anche il mercato che sta crescendo di più.

E tuttavia molte aziende italiane, quando arrivano su questo mercato, rischiano di sottovalutarne le difficoltà e diventa quindi cruciale avere del personale che, da una parte, possa interagire con la parte italiana dell’azienda (come è stato ricordato durante l’incontro l’Italia è ancora un paese largamente monolingue in cui per fare business è necessario conoscere l’italiano) e dall’altra possa aiutare l’azienda stessa a interpretare le complessità di un mercato competitivo come quello americano. Scopo dell’incontro di marzo e delle iniziative che seguiranno è quindi capire di cosa le aziende hanno bisogno e cosa cercano nei neolaureati.

Alla discussio e hanno preso parte anche  Margie Piliere e Eric Perkins di Choose NJ, una realtà che supporta le aziende che scelgono il New Jersey come base. Le osservazioni di Perkins hanno evidenziato l’importanza di tenere presenti i valori culturali, l’eredità e la prospettiva estetica del business all’italiana. Come ha concluso Teresa Fiore: “In questa operazione di ripensamento didattico che raccorda Italian e Business in vista di una nuova laurea con crediti condivisi, all’interno di un progetto più ampio di lauree in business e anche altre lingue straniere, non stiamo lasciando da parte l’aspetto culturale e umanistico: i grandi classici della letteratura possono rientrare nel curriculum, con approcci diversi”.

L’incontro è stato seguito da un evento, parte della serie Critical Made in Italy, con la partecipazione di Andrea Illy (Illy Caffè) e del giornalista Daniele Balicco. 

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