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Gli “intraprenditori”, quei dipendenti che fanno impresa nella loro impresa

Secondo Deloitte, un numero sempre più crescente di lavoratori si propone di agire imprenditorialmente nell'azienda che li occupa

Un tipo imprenditorialismo in crescita negli ultimi tre anni, immerso nell'ecosistema digitale: l'aspirazione degli intraprenditori è di creare nell'impresa per cui lavorano qualcosa di nuovo. Un atteggiamento positivo, perché come accade nei laboratori scientifici più esperimenti imprenditoriali vengono compiuti, più facile è che accadano cose importanti sul fronte dello sviluppo imprenditoriale

Il futuro appartiene agli entusiasti che abbracciano lo spirito imprenditoriale. Costoro aspirano all’autonomia, vogliono mettere a frutto la loro creatività, sono intenzionati a dare un nuovo significato alla loro vita. La generazione del Millennio è alla testa dell’avanguardia imprenditoriale. Nel Gennaio 2104, il Deloitte Millennial Survey indicava nel 70% la quota dei Millennial che preferisce un lavoro indipendente rispetto al tradizionale posto di lavoro alle dipendenze. Lo spirito imprenditoriale soffia ancora più forte di quanto segnalato dalla Deloitte. Un numero crescente di lavoratori dipendenti si propone di agire imprenditorialmente nell’impresa che li occupa. La loro aspirazione è di creare nell’impresa qualcosa che oggi non esiste. Essi aprono nell’edificio del lavoro una nuova finestra professionale, quella dell’intraprenditore.

Il nuovo imprenditorialismo è immerso nell’ecosistema digitale che procede al passo della potenza computazionale che raddoppia ogni due anni. Scaricare online istantaneamente la musica, lasciarsi trasportare da un’auto che si guida da sola, condurre esperimenti con i big data attingendo a milioni di interazioni, diversificare il proprio portafoglio di istruzione e sviluppo della carriera, arricchire la funzionalità dei prodotti con  l’Internet delle cose, monitorare in tempo reale salute e benessere: questi sono tra gli esempi più comuni del manifestarsi del nuovo imprenditorialismo.

Chi è il dio dei venti della nuova imprenditorialità? Sono i politici, gli incombenti nei mercati o, ancora, gli interessi particolari saldamente radicati nella società civile? E se, invece, come noi pensiamo, si fosse quel dio incarnato nelle persone appassionate –più o meno giovani, ma tutti di talento – che, seguendo il pensiero di Michelangelo, credono che ” Il più grande rischio per la maggior parte di noi non sta nel fissare un obiettivo troppo alto e non riuscire a raggiungerlo, ma nello stabilirne uno troppo basso e ottenerlo”?

Il pensiero di Michelangelo ci porta a riflettere sul compito genuino da assegnare all’intervento pubblico: consentire che i protagonisti emergenti facciano esperimenti nel vuoto creato appositamente dall’inazione istruttiva rispetto all’abbondanza della legislazione oggi messa in campo per colmare il vuoto lasciato dall’età industriale del XX secolo che ha esaurito la sua spinta propulsiva.

La sperimentazione è la luce che non ci lascia al buio nel tunnel delle crisi che comportano grandi trasformazioni nell’economia depressa. Il 22 maggio del 1932, al tempo della Grande Depressione, così si espresse Franklin Delano Roosevelt parlando agli studenti della Oglethorpe University: “Il paese ha bisogno e, a meno che non mi sbaglio circa suo temperamento, il paese esige sperimentazioni audaci e persistenti. È cosa di buon senso scegliere un metodo e provarlo. Se fallisce, ammetterlo francamente e provarne un altro. Ma, soprattutto, provare qualcosa.

Non c’è, forse, campo d’azione che più dell’istruzione vede i decisori politici assumere provvedimenti sostenuti da intuizioni basate su esperienze passate, quando l’innovazione era incrementale e in buona misura prevedibile. A confronto dei decisori politici arroccati nelle fortezze delle università del secondo millennio, i padri fondatori delle università del nuovo millennio sono così ignoranti da non sapere che i loro progetti educativi non sono fattibili e se mai realizzati non funzionerebbero. È proprio allora che quei pionieri ci provano e i loro esperimenti hanno successo. Più avanza il fronte dove il curriculum accademico si fonde con quello imprenditoriale, più le università del trascorso millennio sono costrette ad arretrare.

Come accade nei laboratori scientifici, più esperimenti imprenditoriali vengono compiuti, più facile è che accadano cose importanti sul fronte dello sviluppo imprenditoriale. Tra gli interventi da attivare ci sono i laboratori per la sperimentazione di idee e modelli imprenditoriali innovativi. Come gli esperimenti nel campo della fisica svolta al CERN di Ginevra portano alla luce nuove particelle, allo stesso modo i laboratori sperimentali dell’imprenditorialità con alta aspettativa di crescita scoprono le variabili relative all’innovazione imprenditoriale. Nei laboratori, persone della più diversa estrazione sarebbero impegnate in esperimenti per tentativi ed errori tesi a far nascere imprese che sfruttino le opportunità dischiuse dalla società imprenditoriale della conoscenza intenzionata a risolvere i problemi dell’umanità venutisi ad accumulare sin dall’ultimo scorcio dello scorso secolo. È così che assumerebbe una nuova forma il libero mercato capitalista.

piero.formica@gmail.com

Per approfondimenti si rimanda a: Martin Curley e Piero Formica, The Experimental Nature of New Venture Creation: Capitalizing on Open Innovation 2.0, Springer, 2013; Piero Formica, Grand Transformation towards an Entrepreneurial Economy: Exploring the Void, Emerald Group Publishing, 2015.

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