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L’esportazione dopo Covid-19: le eccellenze italiane torneranno “bedde e duci”

Nella crisi mondiale per il coronavirus, un asset economico che soffre è l’Export Food. L'analisi e i rimedi dell'imprenditore "dei due mondi" Lorenzo Zurino

Lorenzo Zurino - Ceo The One Company (Foto di Francesca Magnai)

"L'Export fino a qualche mese fa, in Italia, viaggiava a numeri interessanti, il brand Made in Italy ha un potere enorme, ed il talento degli italiani, nella produzione e commercializzazione è fuori discussione. In questi giorni abbiamo mostrato al mondo anche la nostra resilienza e la capacità di resistere ad avversità enormi... Ci chiedete un "rinascimento economico"? Bene! Fateci ripartire e lasciateci liberi di operare, parleranno talenti e fatti per noi. L'Italia non è solo un paese, l'Italia è uno state of mind"

Dietro il fumo denso di un sigaro rigorosamente Made in Sicily, che lui stesso produce, Lorenzo Zurino, imprenditore italiano con forti interessi Oltreoceano, ci racconta la sua visione manageriale che ha il focus nell’Export dall’Italia anche al tempo del coronavirus. Fondatore e CEO di THE ONE COMPANY  (Italy – USA), tra le prime aziende italiane specializzate nell’internazionalizzazione delle imprese; leadership council member presso NIAF National Italian American Foundation; più giovane board member del comitato a scientifico del master in Export del Made in Italy della John Cabot University, attualmente è il Presidente del comitato organizzatore dello IEF – Italian Export Forum, il primo Forum dell’Export in Italia. Premiato pochi mesi fa come “Il miglior giovane imprenditore italiano degli Usa”, traccia l’ipotesi di rinascita economica, analizzando i fattori critici di successo. Parole chiave: impegno e competenze.

Il dr. Franco Pavoncello, Presidente John Cabot University con Lorenzo Zurino

Ti occupi di diverse attività: le accomunano i tuoi valori e il tuo stile. Come si sono strutturati in te? Descriviceli…

“Da ragazzo, avevo la passione per gli Stati Uniti, ci sono arrivato la prima volta a 17 anni, poi ritornato a 22, e dal quel giorno non sono riuscito più a farne meno. Tutto è nato lì. Ho avuto una educazione ferrea, un padre severo, che però mi ha trasferito le cose importanti della vita, che poi ho ritrovato sul mio percorso. In relazione allo stile, cosa posso dirti, mi piace far parlare i fatti e l’impegno, la passione e la costanza”.

L’export del food è ancora un lusso? Dove va il mercato?

“La mia azienda è molto concentrata negli States, anzi su 11 stati americani per la precisione – odio chi millanta di vendere negli Stati Uniti – grandi e complessi sia per la loro natura Federale, sia per le conseguenze giuridiche che questo comporta. Da 3 anni abbiamo approcciato anche il GAS-  Germania/Austria/Svizzera. Sulla base di questa esperienza, posso dire che il Food non è un lusso, anzi, ciò che fa THE ONE è renderlo accessibile a tutti. Il Food Italiano è sinonimo di qualità e competenza, correttezza mista al grande gusto, ed è assolutamente accessibile. Il Claim dei miei ragazzi in USA è – Spendi tanto per ciò che indossi quindi metti fuori dal corpo? BENE! Spendi il giusto anche per ciò che metti “dentro al corpo”!!!”.

Parliamo di sigari, della Sicilia. Cosa stai creando?

EFebo Sigaro Siciliano

“Sono un innamorato perso della Sicilia “bedda e duci”, dopo mia figlia Adele è il mio amore grande. Mi piace scoprirla. Per lavoro impegna il mio senso del gusto, per grazia ed eleganza femminile, il tatto. La Sicilia suona, canta, la Sicilia è femmina. Sono un discepolo obbediente delle mie passioni. Queste vengono gestite, se così si può dire dal mio cuore. La Sicilia è la passione. Non una, ma “La”. Adoro i siciliani, persone dal cuore enorme; mi piace la cultura e la voglia di riscatto che ognuno di loro porta dentro gli occhi. Sono un fumatore di sigari da 15 anni. La scorsa estate a Marsala è successo tutto. Ho incontrato un appassionato coltivatore di tabacco per caso, mi ha mostrato i suoi terreni, abbiamo creato una società, per l’appunto, la Italian Cigar Company, ed un brand: “EFEBO“, il guerriero della Magna Grecia. Tutto il resto è storia…”.

Il Forum Italiano dell’Export è uno strumento nato dalle imprese per le imprese. Chi lo compone, qual è il suo obiettivo?

“Il Forum italiano dell’Export è l’unico think tank in Italia che, grazie alle imprese, tratta una materia strategica: Il Made in Italy. Il cui punto di caduta è nella nostra “forza di fuoco” l’Export: 560MLD di euro 2019, pari ad un terzo del PIL nazionale. Il payoff dello IEF è proprio questo: dalle imprese per le imprese, ed in questa chiave di lettura c’è tutto quello che pensiamo sia fondamentale. Un team di competenti della materia che trattano l’Export come pilastro strategico del sistema Paese, ed in quanto tale, nel fare networking e consolidare best practices, stabiliscono priorità e caratteristiche, affinché i numeri che abbiamo citato prima possano crescere, aumentare e diversificare anche geografie consolidate”.

L’export è strategico, vale un terzo del PIL del paese, sembrerebbe dunque l’unica possibilità concreta per avviare il tanto atteso “rinascimento economico”. Un intervento significativo a supporto delle proprie aziende e del tessuto imprenditoriale italiano, come gestione dell’emergenza sanitaria, sta avvenendo?

Lorenzo Zurino

“L’Export fino a qualche mese fa, in Italia, viaggiava a numeri interessanti, il brand Made in Italy ha un potere enorme, ed il talento degli italiani, nella produzione e commercializzazione è fuori discussione. In questi giorni abbiamo mostrato al mondo anche la nostra resilienza e la capacità di resistere ad avversità enormi. Medici, infermieri, ma anche imprenditori, e collaboratori, hanno mostrato al mondo cosa significa essere Italiani. Siamo una Ferrari in piena pista ed una Lamborghini in curva. Ci siamo fermati per far carburante. Ora lasciateci ripartire! Ci chiedete un “rinascimento economico”? Bene! Fateci ripartire e lasciateci liberi di operare, parleranno talenti e fatti per noi. L’Italia non è solo un paese, l’Italia è uno state of mind”.

La chiusura dei confini, nuove norme, decreti. Cosa succede all’export food? Come ci stiamo preparando? Quanto sta costando al Made in Italy?

“Tanto, se calcoliamo il settore Ho.Re.Ca., c’è un numero che sta girando a mio avviso credibile, che è 20 MLD di euro in 45 gg di Stop. Ed è solo l’inizio. Nella fase iniziale della crisi, l’Europa non ci ha aiutato, anzi! Ricordo la Polonia, con i nostri prodotti, Carrefour, che poi han fatto passi indietro, e non ultime, le scuse della Von der Leyen. L’Italia è stata vittima di una crisi perfetta. Mi auguro davvero di cuore che il Governo sappia essere all’altezza dei suoi concittadini. Basterebbe questo”.

Una piattaforma on line per fare rete con le aziende in crisi può essere il punto da cui l’Italia imprenditoriale riparte?

“Il progetto Made in Italy Family , cui il Forum Export ha dato vita, poi ripreso dal Corriere della Sera, è stato, ed è il primo progetto di filantropia professionale fatto in Italia, e che ha coinvolto Top Manager, imprenditori, professionisti in vari settori e non solo nazionali. Ad oggi riceviamo una media di 10 richieste di contatto al giorno che distribuiamo a seconda della categoria merceologica, e della caratteristica stessa della richiesta all’imprenditore, o professionista a cui viene sottoposta. Si, è un messaggio di disponibilità e di volontà di rinascita, e sì, l’Italia deve rimescolare le sue priorità anche partendo dal concetto dell'”aiutarsi”. Sono molto orgoglioso di aver dato genesi a questa avventura ed ancora più orgoglioso di aver dall’immediato, potuto godere di tanti amici! Non si è mai soli! E l’Italia è una nazione dal cuore grande! Grande assai”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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