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In Sardegna la “Via della Seta” parte con un progetto agricolo per coltivare tè nero

“La via del tè: dalla Cina alla Sardegna, agricoltura solidale e innovativa”, questo l'ambizioso progetto imprenditoriale del comparto agricolo sardo

di Maurizio Orrù

Un particolare ed ambizioso progetto imprenditoriale nel comparto agricolo,  vede la Sardegna impegnata nella coltivazione del tè nero, (ovvero quello più diffuso nel mondo che possiede numerose proprietà naturali ed antitumorali) con il supporto scientifico di alcuni imprenditori agronomi cinesi. Si tratta del progetto “La via del tè: dalla Cina alla Sardegna, agricoltura solidale e innovativa” che impegna e coinvolge le Cooperative sociali Alea e Is Terras Birdis  e l’istituto agrario di Tortolì (Ogliastra) in Sardegna.  Significativo il supporto finanziario della Fondazione di Sardegna.

Tra la Sardegna e la Cina da tempo si è creato un rapporto forte e duraturo che si è concretizzato qualche anno orsono con lo sbarco nell’isola del colosso telefonico Huawei localizzato nel centro di ricerca del Crs4 di Pula (Cagliari). Importante il coinvolgimento delle associazioni del territorio, come le competenze professionali della Cooperativa sociale Alea ( visibile nel loro profilo Facebook): “E’ una cooperativa di servizi alle persone, alle imprese ed agli enti pubblici e privati e si avvale di partner su tutto il territorio regionale (….). La cooperativa ha lo scopo preminente di perseguire l’interesse generale della comunità, alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini con particolare riferimento all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (…)”.

Il piano sardo rappresenta un particolare ed innovativo progetto imprenditoriale e agricolo coinvolge una trentina di persone tra studenti e persone cosiddette appartenenti alle ”fasce deboli”, che hanno l’opportunità di utilizzare il metodo dell’agricoltura 4.0 affiancata da specifiche tecniche agronome nella produzione della bevanda originaria del” Sol levante. “Il progetto si inserisce all’interno del più ambizioso ‘Via della seta’- dichiara Gian Battista Usai referente del progetto- e coinvolge quindi istituzioni più importanti come il Ministero dell’Agricoltura. Gli imprenditori trasferiranno  tecnologie  tra cui le piantine di tè nero e i fondi per far ripartire il laboratorio di fitopropagazione fermo da anni. L’intento è quello di riprodurre le piantina che arrivano dalla Cina attraverso la micropropagazione”. Continua il Prof. Usai “L’isola per il suo clima mite e temperato- referente del progetto- per gran parte dell’anno è stata selezionata a livello nazionale anche per la coltivazione di questa coltura di pregio”.

Gli obbiettivi del progetto possono così riassumersi: realizzare una fattiva e concreta sinergia imprenditoriale scuola-lavoro; inserimento dei giovani con problematiche di inserimento sociale; utilizzare delle nuove applicazioni e tecnologie in ambito agricolo; creare un brand “Tè sardo-cinese” con ricadute economiche e turistiche.

Con l’autorevole supporto degli  agronomi cinesi, portatori di strumenti e tecnologie di precisione, la coltivazione del tè sardo-cinese si potrà creare un modello di eccellenza nel comparto agricolo, a livello nazionale ed internazionale. Il progetto imprenditoriale vede un fattivo e concreto coinvolgimento dell’agricoltura sociale con l’interscambio internazionale. Nelle intenzioni degli ideatori del progetto, si vuole creare una nuova generazione di giovani coltivatori di tè sardo-cinese nell’ottica di superare l’atavica disoccupazione che attanaglia i giovani (e non solo) nel comparto produttivo isolano. Conclude Usai:   “Naturalmente si tratterà poi di verificare nel tempo se la sperimentazione va in porto, e se queste coltivazioni hanno un futuro nei terreni delle cooperative e della scuola in Sardegna”.

    

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