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La pandemia ci ha rinchiusi in una bolla ma ci sta anche migliorando

Gli italiani post covid-19 nel Rapporto Coop 2020: chiedono di investire sull’istruzione e puntano alla sostenibilità

Il baricentro del mondo si sposterà a Oriente, penalizzando i Paesi Atlantici, a partire dall’Europa. Questo emerge dall’indagine.  Il Covid ha spazzato via 12.500 miliardi di dollari di Pil mondiale in un anno. Sono 170 i Paesi che subiranno una contrazione del Pil procapite nel 2020 e solo nel 2023 (per i più pessimisti nel 2025) l'Italia ritornerà ai livelli precedenti la pandemia. Contemporaneamente però il Covid si è rivelato un formidabile agente aggregatore dei 27 Paesi membri dell’Ue, ha sancito la fine dell’austerity e avviato un piano di rilancio di ingenti proporzioni di cui l’Italia godrà in larga parte

Il 2020 è davvero un anno difficile per gli italiani che sono stati di colpo catapultati verso un futuro incerto.  Ci siamo ritrovati più poveri e più digitali. Gli italiani post Covid chiedono di investire nell’istruzione e puntano alla sostenibilità. Da qualche tempo si è diffusa la sensazione di vivere in una bolla: confinati nel presente senza la possibilità di poter fare progetti per il futuro. Gli italiani si rifugiano dentro comfort zone delimitate e protette (la casa, gli affetti familiari, il vicinato) e riducono il raggio della mobilità e delle attività fuori porta. Con il digitale, entrato inevitabilmente nella nuova quotidianità “smart” indotta dal lockdown, che rischia di rinchiudere gli italiani ancor più in “bolle” sociali e informative chiuse e autoreferenziali. La voglia di stare in casa, di cucinare materie prime di qualità. E l’attenzione crescente ai temi della sostenibilità. Sono solo alcune delle tendenze e dei cambiamenti nella vita degli italiani dopo l’impatto della pandemia, e evidenziate dal “Rapporto Coop 2020 – Economia,Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” (presentato nella sua veste digitale il 10 settembre). E’ parte integrante di italiani.coop, il portale di ricerca e analisi sulla vita quotidiana degli italiani curato dall’Ufficio Studi Coop.

Un appuntamento fisso per il mese di settembre quello con la presentazione del Rapporto Coop sulle abitudini degli italiani. Quest’anno però c’è qualcosa di diverso dal solito, perché non si poteva trascurare l’impatto della pandemia e del lockdown sulle scelte. Mentre le precedenti edizioni fotografavano il primo semestre dell’anno, questa delinea la situazione fino al mese di agosto. Anzi proprio ad agosto ne è stata redatta una parte importante.

A svolgere l’indagine, come sempre, l’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori). Con una schiera allargata di collaborazioni: quella scientifica di Nomisma, il supporto di analisi di Nielsen e i contributi originali di  Gfk, Gs1-Osservatorio Immagino, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi, Npd,  Crif eTetra Pak Italia. Oltre alle fonti di solito utilizzate, si è avvalsa di due diverse survey denominate “Italia 2021 il Next Normal degli italiani” e condotte entrambe nel mese agosto 2020. La prima ha coinvolto un campione di 2000 italiani rappresentativo della popolazione over 18. La seconda si è rivolta alla community del sito di italiani.coop ed ha coinvolto 700 opinion leader e market maker fruitori delle passate edizioni del Rapporto. Tra questi sono stati selezionati 280 soggetti (imprenditori, amministratori delegati e direttori, liberi professionisti) in grado di anticipare più di altri le tendenze future del Paese.  A tutti va il nostro ringraziamento.

Il terribile shock della pandemia dopo aver travolto le nostre vite provocando la più grande recessione dal secondo dopoguerra, cambierà gli equilibri internazionali. Il baricentro del mondo si sposterà a Oriente, penalizzando i Paesi Atlantici, a partire dall’Europa. Questo emerge dall’indagine.  Il Covid ha spazzato via 12.500 miliardi di dollari di Pil mondiale in un anno. Sono 170 i Paesi che subiranno una contrazione del Pil procapite nel 2020 (per l’Italia  le ultime previsioni si attestano a un –9,5%), e solo nel 2023 (per i più pessimisti nel 2025) il nostro Paese ritornerà ai livelli precedenti la pandemia.

Contemporaneamente però il Covid si è rivelato un formidabile agente aggregatore dei 27 Paesi membri dell’Ue, ha sancito la fine dell’austerity e avviato un piano di rilancio di ingenti proporzioni di cui l’Italia godrà in larga parte. L’Ue quindi ne esce penalizzata, ma per l’Italia emerge una grande chance, grazie ai fondi stanziati dall’Europa. 

In attesa che il Recovery Fund si concretizzi e benché confortati  dagli ammortizzatori sociali già messi in campo dal Governo, gli italiani restano i più pessimisti d’Europa. In effetti, insieme agli spagnoli, registrano il più ampio peggioramento delle proprie condizioni di vita rispetto al 2019. Contemporaneamente però nel nostro Paese “solo” il 5% delle famiglie fino ad ora afferenti alla classe media prevede di scivolare nelle classi più basse nei prossimi anni.  D’altro canto il 38% pensa di dover far fronte nel 2021 a seri problemi economici e tra questi il 60% teme di dover intaccare i propri risparmi o di essere costretto a chiedere un aiuto economico a Governo, amici/parenti e banche.  A farne le spese, però, sono soprattutto le classi più fragili, i giovani, le donne. Mentre i più ricchi potrebbero anche trarre vantaggi dalla crisi: c’è un 17% di italiani che prevede nel 2021 un miglioramento delle proprie condizioni economiche.

Il Covid ha avuto un effetto di una macchina del tempo sugli stili di vita degli italiani: alcuni hanno subito un balzo indietro di decenni, altri si sono proiettati nel futuro. Così, con un Pil pro-capite ritornato ai livelli di metà anni ’90, la spesa in viaggi è stata catapultata indietro di 45 anni ai livelli del 1975. E i consumi fuori casa sono arretrati di tre decenni.  Dall’altra parte c’è invece l’Italia che fa un balzo in avanti velocizzando dinamiche già in essere, ma mai così veloci. È l’Italia dello smartworking (+770% rispetto a un anno fa), dell’egrocery (+132%), della digitalizzazione a tappe forzate non solo nella sfera privata, ma finalmente anche nelle attività professionali che genera una crescita stimata di questo segmento di mercato pari a circa 3 miliardi tra 2020 e 2021. 

Appare il nostro, però, anche un Paese dove si potrebbe arrivare nel 2021 a perdere 30.000 nascite. A rinunciare all’idea pianificata di avere un figlio a causa dell’emergenza sanitaria è il 36% dei nostri giovani (18/34 anni). Non è la sola rinuncia importante: matrimoni, trasferimenti, acquisti di case e aperture di nuove attività figurano tra i progetti rinviati o cancellati e queste scelte di vita mancate hanno coinvolto in totale l’84% di italiani.

Le disuguaglianze economiche viaggiano poi di pari passo con i disagi psichici e sociali a svantaggio delle fasce deboli: i ragazzi iperconnessi per i quali è maggiore il rischio hikikomori (un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento) salgono nei primi sei mesi dell’anno di un +250% fino a toccare quota 1 milione. E da marzo a giugno sono aumentate del +119% le chiamate al numero antiviolenza di genere. Per curare le ferite ci vorrà tempo: un 36% degli executive italiani si aspetta nei prossimi 3/5 anni una società più rancorosa e violenta.

L’elemento forse più insidioso è il restare prigionieri di bolle sociali e informative chiuse ed autoreferenziali, terreno fertile per l’informazione di parte e la proliferazione delle fake news. L’esplosione nell’uso dei social, il dilagare della fruizione di contenuti on demand, l’assenza di un confronto sociale ampio sono elementi che coinvolgono e coinvolgeranno una parte oramai sempre più ampia della popolazione.

La pandemia ha fatto emergere un altro elemento che distingue nel postcovid gli italiani dai cugini europei: il cibo. Alla spesa alimentare, pur nell’emergenza e in una evidente contrazione generalizzata degli acquisti, gli italiani non rinunciano e solo il 31% dichiara di voler acquistare prodotti di largo consumo confezionato più economici, un dato decisamente inferiore al 50% registrato lo scorso anno e al 57% del 2013 (anno in cui eravamo in piena crisi economica con un Pil a -1,8%). E anche a emergenza sanitaria finita solo il 18% dice di voler acquistare prodotti più economici. Rispetto al 2019  si registra un ritorno ai fornelli. Nella bolla si accorcia anche la filiera del cibo e per un italiano su 2 l’italianità e la provenienza dal proprio territorio acquistano ancora più importanza di quanta ne avessero in periodo precovid dove già godevano di ampia popolarità. 

E tra le costanti che il Covid non ha spazzato via riemerge con forza l’attenzione prestata dagli italiani ai temi della sostenibilità. Se è vero che per il 35% dei manager intervistati nella survey “Italia 2021, il Next Normal degli italiani” lo sviluppo della green economy è una delle tendenze che caratterizzeranno in positivo il postcovid, questa sorta di nazionale coscienza verde si traduce in acquisti correlati. Il 27% degli abitanti del Bel Paese acquista prodotti sostenibili/ecofriendly di più rispetto a prima del Covid (i francesi e gli spagnoli seguono distanziati con un 18% in percentuale); il 21% -in questo caso appaiati agli spagnoli- ha aumentato gli acquisti in punti vendita che promuovono prodotti sostenibili (contro un 17% degli americani e un 15% dei tedeschi) e il 20% acquista di più da aziende che operano nel rispetto dei lavoratori. Degno di considerazione anche quell’1.700.000 di italiani che sperimenteranno gli acquisti green per la prima volta a emergenza finita.

Il sociologo polacco, Zygmunt Bauman, ha definito la nostra società “liquida”. Probabilmente questa pandemia, quando finirà, ci farà capire che c’è la necessità di valori solidi, di ritrovare noi stessi e le nostre radici sociali e culturali.

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