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Fiat: Fatti Italia gli Affari Tuoi

Il presidente Giorgio Napolitano, I'AD Fiat Sergio Marchionne e il Presidente Fiat John Elkann

Il presidente Giorgio Napolitano, I'AD Fiat Sergio Marchionne e il Presidente Fiat John Elkann

Per Marchionne il controllo de Il Corriere della Sera "è strategico".... Della Valle non ci sta e chiede aiuto a Napolitano, ma il Presidente dice che non sono affari suoi. Già, italiani, continuiamo a farci gli affari nostri

 

“Per noi è strategica, altrimenti non avremmo investito tanto”.

Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, questa settimana ha commentato così la decisione di salire oltre il 20% delle azione di controllo dell’editore RCS, che pubblica il Corriere della Sera, il giornale più importante d’Italia. Ora immaginate che Marchionne “l’americano”, anzi il canadese, avesse detto la stessa cosa negli Stati Uniti. Avesse detto che per la Chrysler fosse “strategico” controllare The New York Times, o The Washington Post

Invece in Italia una dichiarazione del genere rientra nella normalità del così fan tutti e dato che la Fiat è grande e potente, possa essere “strategicamente” giusto che non si lasci scappare l'occasione di controllare il giornale più autorevole italiano.

Ci sarebbero tante notizie questa settimana dall’Italia da commentare. Per esempio come il PDL (il partito personale di Berlusconi) abbia fermato i lavori del Parlamento dopo che i magistrati della Cassazione avevano accelerato sulla sentenza Mediaset che potrebbe anticipare la fine della carriera politica del suo padrone (e quindi anche degli eletti del PDL). Una azione stupefacente in democrazia, ma non tanto quanto quella del PD, il partito che dovrebbe essere alternativo a quello padronale, ma che invece di fermare il Cavaliere l’asseconda altrimenti addio al governo Letta… Oppure, proprio notevole la notizia che in Italia una cittadina kazaka, moglie del dissidente più importante del Kazakistan, possa essere prelevata da casa insieme alla figlioletta con un blitz di polizia e forze speciali, tenuta tre giorni in isolamento, consegnata ad agenti kazaki, sbattuta su un aereo e costretta a tornare nel paese del presidente-dittatore Nursultan Nazarbayev da dove era dovuta fuggire, senza che il ministro degli Interni italiano, o quello degli Esteri, o chissa' chi nel governo sapesse nulla…

Le notizie da commentare non mancano di certo dall’Italia, ma per noi la battuta di Marchionne resta la più importante, dato che riteniamo che tutto il resto è anche diretta conseguenza della situazione in Italia nel rapporto tra media e potere in democrazia. Parliamo del controllo che i cosidetti “poteri forti” hanno sull’informazione italiana.

In Italia giornali e televisioni sono stati e restano strumenti in mano a poteri e interessi, a volte in competizione ma più spesso in accordo tra loro, che non hanno niente a che fare con il business dei media ma che “strategicamente” se ne servono. Il fatto che sia ancora così, che nell’era di internet, Marchionne possa dichiarare, candidamente, che il Corriere debba essere “strategicamente” della Fiat, non dovrebbe far riflettere? Ma in Italia chi lo fa?

Diego Della Valle, geniale imprenditore marchigiano che ha avuto successo con le Tod's, le scarpe dal nome tanto americano, è un socio di minoranza della RCS che controlla il Corriere della Sera. Quando Della Valle ha visto che John Elkann (nipote dall’avvocato Gianni Agnelli scelto dal nonno come erede alla guida dell’azienda) si muoveva per conquistare un pacchetto azionario di controllo, ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per cercare di fermare la conquista “strategica”.

Ma Elkann aveva anticipato Della Valle, infatti aveva già chiamato il presidente della Repubblica per annunciargli la decisione che Fiat avrebbe alzato la sua quota azionaria nella RCS. Della Valle, dopo aver definito pubblicamente “scena da Istituto Luce” (dai documentari propagandistici prodotti durante il Fascismo che si vedevano prima di un film al cinema) la mossa di Elkann, aveva scritto al Presidente della Repubblica una lettera resa pubblica, chiedendo il suo intervento: “Abbiamo bisogno di sentire la Sua voce. E’ in pericolo la libertà di opinione di un pezzo importante della stampa italiana, e vedendo che sulla questione Rizzoli è già stato coinvolto da altri, anche io e credo molti italiani, abbiamo bisogno di conoscere il Suo pensiero”. Mr. Tod’s aveva fatto quindi notare a Napolitano che  “il totale silenzio della politica vecchia e nuova è un fatto inspiegabile e molto preoccupante per la democrazia”. E infine suggeriva una soluzione: “La situazione per me auspicabile, non essendoci editori puri disponibili, sarebbe quella di trovare un gruppo di investitori privati, liberi, italiani che abbiano come unico obiettivo quello di far tornare la società competitiva. E gli attuali soci forti dovrebbero a quel punto, per rendere questo scenario possibile, fare un passo indietro”.

Il pensiero di Napolitano in proposito? Mah, sembra che il Presidente della Repubblica non abbia voglia di immischiarsi: “Non spetta a me alcun commento” sul libero mercato, dice.

E invece dovrebbe, perchè l’episodio tocca proprio al cuore il problema di fondo della democrazia italiana. I mezzi di informazione e quindi di controllo del potere, in una democrazia matura, non dovrebbero restare “strumenti strategici” di business che con l’editoria non c’entrano nulla.

C’e’ qualcuno che ancora si illude che sia solo  Berlusconi la causa per cui l’Italia risulta essere sempre ultima, tra i paesi occidentali, nelle classifica di Freedom House o Reporters Without Borders? A parte il fatto che almeno Berlusconi potrebbe essere considerato un editore puro… Insomma il suo “core business” erano e restano i media (dopo aver fatto i primi soldi da palazzinaro). Questo non giustifica i suoi giornalisti-soldatini al servizio del Cavaliere "che ha sempre ragione", ma almeno le sue  “aziende strategiche” sono quelle di un editore sceso in politica. Un male per la democrazia, certamente il nostro Berlusconi-Citizen Kane. Un male che il cittadino non dovrebbe accettare ma che era almeno prevedibile e tutto alla luce del sole. Ma che la grande industria “strategicamente” conquisti il giornale più importante d’Italia e lo possa dire come fosse scontato, un suo diritto?

Come, è stato sempre così in Italia? Non è questa una questione che dovrebbe preoccupare? Sono ben altri i problemi principali che assillano gli italiani? Ma sì, fatti in Italia gli affari tuoi, che nei giornali si scriva d’altro.

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