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Caro Silvio, se io fossi te…

Non sarei per nulla triste, anzi sarei così felice del potere della libertà

Caro Silvio, non ti abbattere. Se io fossi in te non sarei più così triste, anzi… Hai una grande occasione, fidati. Ti senti tradito dai tuoi angelini? Solo serpenti e pitonesse – che senza di te altro che Parlamento – rimasti a strisciare attorno e questo ti deprime ancora di più? Se io fossi te, Silvio, comincerei invece a far salti di  gioia per quello che ti è appena successo.  La libertà, quella vera e non la parola che hai usato tante volte a sproposito, non ti è mai stata così vicina, se solo tu lasciassi che io fossi te.

Come dici? E chi cavolo sarei io a pretendere di essere te?

Già, non mi conosci, o comunque non potresti ricordare.  Chi scrive che vorrebbe essere te, è un giornalista che da quasi vent’anni, su questa colonna da New York, ne ha scritte di tutti i colori contro di te. Per carità, tu avevi ben altro da leggere, figuriamoci. Però una volta, mi sembra fosse nel ’98, sei andato in diretta tv e hai esclamato: “Sono qui per denunciare il magistrato Piercamillo Davigo e quel giornalista americano (sic) Stefano Vaccara”. Ti ricordi? No? Eppure da allora non la smettesti più di ripetere che c’era un piano della magistratura contro di te, i pm erano golpisti etc Ricordi ora? Mi denunciasti per un’intervista al Pool di Mani Pulite che parlava male di te. Che colpo che fu, ricordi?

Silvio non mi sei mai piaciuto da straricco e potente “sceso in campo” e non vedevo l’ora che sparissi dalla politica, ma ora che ti stanno facendo fuori dal Palazzo, ecco che vorrei essere te. Già, Silvio, se io fossi te in questo momento,  rientrerei nella storia d’Italia, ma non come quell’altro Cavaliere che finì a testa in giù, ma finendo i miei giorni da eroe nazionale. Silvio, ti fidi? Lasciami essere te, solo per un po’, e sarai uno dei grandi italiani per sempre.

Non capisci perché io vorrei essere te? Ma per farti reagire Silvio. Ti stanno facendo fare la fine di Craxi. Cioè tutti i ritardi, il malaffare, le ruberie, la cattiva amministrazione e quindi la perenne crisi economica dell’ultimo ventennio sarebbe solo colpa tua. Ora che tu “decadi” e sei condannato ai lavori sociali, ecco che vorranno farci credere che l’Italia “liberata” da te, può finalmente essere “riformata”. Tanti Tancredi, nipoti di Gattopardi che  abbiamo visto all’opera già venti anni fa, sai bene di cosa parlo.

Pur avendone combinate di tutti i colori, tu Silvio non hai fatto che approfittare di un sistema già ben oliato. La partitocrazia fatta regime mica l’hai creata tu. La stampa e i tg lottizzati mica li hai inventati tu. Tu non sei solo ricco ma hai talento, e ovviamente sei stato il più bravo di tutti a utilizzare questi strumenti di potere e mantenimento del consenso, ma la tavola te l’avevano già apparecchiata, sei stato solo più lesto a sederti a capotavola. Ma buttato fuori te, la grande abbuffata non si fermerà.

Silvio,  secondo me tu non sei cattivo, sei stato solo prigioniero del tuo successo. Sei stato minacciato, protetto, quindi ricattato dalla mafia per buona metà della tua vita, e tanti nani e ballerine attorno ti hanno fatto sentire che eri diventato “il padrone” anche dell’Italia. Ma in realtà sei stato sempre un prigioniero. Silvio, lascia che io sia te, e vedrai che sconquassiamo il sistema e il piano di chi ti vuol farti fare la fine di Bettino.

Ecco quando tu sei io, anzi volevo dire io te, la prima cosa che farò, sarà riunire tutti i direttori delle tue testate giornalistiche, sia tv che giornali e magazine. Ecco che dico a tutti che da ora in poi niente più propaganda per me né per chicchessia, ma si fa informazione per gli interessi degli italiani. Si fa la guardia al Palazzo per gli interessi di tutti, non se ne lascerà passare una ai potenti, soprattutto a chi starà al governo. Quindi controllare l’Alfetta,  mentre a me, cioè a te, ti devono ignorare, tanto tu non conti più di me (Non è vero che non conterai, ma adesso lasciamo questa impressione…)

Come dici? I tuoi giornalisti sono ormai incapaci di fare i giornalisti? Sono solo cecchini, soldatini di carta da scagliare contro o per qualcuno a secondo quel che garba a te?

Allora, se ne sei così sicuro, dobbiamo cambiare piano. Silvio, se io fossi te, allora venderei tutto. Tutto quello che possiedi. I media, una volta che sono te, li vendo ad uno straniero, non vorrei Murdoch, ma se non trovo altri, allora meglio l’australiano di un De Benedetti o Agnelli, almeno scassiamo i giochetti.

Come dici? Sei avvilito, pensi a Marina, Pier Silvio e agli altri tuoi figlioli, volevi lasciargli le aziende di famiglia? Ma Silvio, non hai capito un tubo allora? Vendi prima che sia troppo tardi, anche il Milan prima che te lo mandano in B. Ad ognuno dei tuoi figli, quando io sono te, darò una somma tale che coloro veramente in gamba sapranno costruire qualcosa di nuovo per l’Italia, gli altri di fame non moriranno. Ma adesso, anche per il bene loro e dei tuoi nipoti e pronipoti, Silvio devi pensare al nome tuo nella storia.

Allora, lascia che io sia te Silvio e tieniti pronto. Con i fantastiliardi di tutto quello che ho venduto, comprese ville e panfili, comincio ad aggiustare con tutti quei soldi quello che non funziona in Italia. Come? Non sapresti da dove iniziare? Già, hai ragione, ma lasciami essere te Silvio e poi vedrai che ti verrebbe più facile continuare. Che so a Lampedusa, si costruisce un grande centro accoglienza per i profughi che quelli che sopravvivono alla traversata non debbano dormire poi all’aperto, come avviene adesso. E poi compreremmo e porteremmo lì dei velocissimi motoscafi con potenti radar,  ed anche elicotteri che girano lungo e in largo per avvistare barconi in difficoltà nel Canale di Sicilia e salvare i migranti prima che sia troppo tardi. Quanto costerebbe? 50 milioni? Cento milioni l’anno? Di più? Silvio, soldi spesi bene e faresti anche molto contento Francesco, non ti piacerebbe farlo contento il Papa? Pensa quante altre cose potresti fare negli anni di vita che ti rimangono e senza badare a spese.  Ti sei convinto?

Ah, Silvio, dimenticavo,  siccome mi lasceresti essere ancora per un po’ te, dovrei pure venire a New York  per depositare un Endowment intestato a La VOCE di New York. Già, per questo giornale on line “protetto dal primo emendamento della costituzione USA”. Lo sai cos’è un “Endowment” Silvio? Quando cacci soldi, tanti soldi, tutti in una volta, in modo da creare un capitale che con i soli interessi possa coprire, in questo caso, le spese per pagare giornalisti, programmatori, staff, ufficio e tutto quello che serve al giornale per crescere nella piena indipendenza. Ma il bello Silvio è che tu, non solo non ci guadagneresti nulla, ma non potresti appunto mettere il becco su come il giornale verrebbe condotto. Ovvero, se io fossi te Silvio, darei l’Endowment affinchè sia rispettata per sempre l’indipendenza dei giornalisti de La VOCE di New York e la sua missione di servizio pubblico. Pensa, Berlusconi che fa de La VOCE di New York, la VOCE globale, la più libera del mondo per gli italiani. Una specie di ProPublica.org, quel giornale on line americano nato soli quattro anni fa e che ha già vinto tre Pulitzer e che  è stato creato grazie ad un Endowment di un famiglia di banchieri californiani.  Avevano meno della tua età Silvio, si sono venduti la loro mega Banca e hanno lasciato un forte segnale per il futuro del giornalismo americano…  Pensa se grazie al Silvio's Endowment, anche l’informazione italiana…

Allora Silvio, mi lasci essere te? La storia si dimenticherebbe delle tue colpe del passato, illuminerà la generosità e vision degli ultimi anni e, te lo assicura chi sarà al tuo posto, non farai la fine di Bettino.

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