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Il caso Cancellieri, ennesima sconfitta del giornalismo italiano

Il ministro Anna Maria Cancellieri attorniata dai giornalisti

Il ministro Anna Maria Cancellieri attorniata dai giornalisti

In Italia non c'è più differenza tra un portaborse e un giornalista, entrambi sono sempre attenti a non far uscire notizie sgradite al loro padrone di turno. Almeno questo Grillo l'ha capito: il cancro che divora la nostra democrazia è l'assoluta complicità tra giornalismo e potere

 

Di questo pastiacciaccio brutto della ministra Anna Maria Cancellieri si può trarre da subito una considerazione. Fino a quando non scoppiano le grane, e allora è sempre già troppo tardi, i cittadini non sanno nulla dei politici che li amministrano.

Adesso, attraverso la solita intercettazione, abbiamo tutti scoperto l'amicizia consolidata tra il ministro della Giustizia nonché potentissimo prefetto e il clan Ligresti. Sappiamo perfino che il figlio della ministra ha intascato per un solo anno di lavoro una buonuscita di tre milioni e mezzo di euro erogata sempre dallo stesso clan. Mi domando perché non l'abbiamo saputo prima, perché nessuno ci ha mai illustrato questi rapporti. Perchè non sono saltati fuori prima che la Cancellieri giurasse per due  volte, prima come ministro dell'Interno, poi della Giustizia nelle mani del presidente Napolitano. Se questi rapporti erano leciti e trasparenti ognuno poteva farsi la sua opinione come è giusto che accada in democrazia, se non lo erano la Cancellieri non doveva occupare quelle cariche.

Tutto questo non è successo perché ancora una volta il giornalismo è stato sconfitto, anzi non ha nemmeno avuto un ruolo, non c'è stata partita, non è sceso in campo. Commentatori in genere molto addentro alle appartenenze di ogni politico sono rimasti in silenzio, non ci hanno informato, non hanno svolto il loro ruolo. Da anni ormai mi domando quale sia la differenza tra un portaborse e un giornalista, entrambi sono sempre attenti a non far uscire notizie sgradite al loro padrone di turno, forse anche per questo i giornali italiani hanno perso metà delle loro copie negli ultimi dieci anni. Forse anche per questo, appeno possono tanti giornalisti finiscono negli uffici stampa, nelle fondazioni, nei consigli di amministrazione, o meglio ancora in Parlamento.

Grillo almeno questa cosa l'ha capita bene e subito. L'assoluta contiguità e complicità tra politica e giornalismo, tra il potere (di ogni genere, politico, economico e giudiziario)  e l'informazione, è il vero cancro che divora la nostra democrazia. Ma statene certi, in Italia ci sono sempre ulteriori margini di peggioramento. La prossima occasione è dietro l'angolo. 

Il Pdl ha già detto che difende a spada tratta il ministro, la Cancellieri non si deve dimettere. Come mai questa immediata presa di posizione? Vorrei avere la risposta leggendo i giornali, ascoltando i notiziari. Non la trovo. Dicono che il Pdl sia garantista con tutti, che detesta le intercettazioni e dunque non può non stare con la Cancellieri.  Lo sostengono i giornali di destra, megafoni del Pdl (tanto per dire che non c'è differenza tra politica e giornalismo), ma lo confermano anche quelli di centrosinistra, filogovernativi, perchè l'ordine di scuderia è non disturbare il manovratore, lasciare tranquilli Letta ed i suoi mandanti. Tutte balle. Il Pdl si tiene stretta la Cancellieri perchè con la storia dei Ligresti è diventata un'anatra zoppa, condizionabile, ricattabile. A Berlusconi  fa molto comodo un ministro della giustizia in queste condizioni, prima o poi passerà all'incasso chiedendo un favore che non si può rifiutare. Tipo inserire in una possibile amnistia anche i reati di frode ed evasione fiscale, fino ad oggi sempre esclusi. Vedremo.

Intanto lei resta al suo posto nonostante le frequentazioni con il clan Ligresti, come Alfano nonostante il sequestro kazako. Una sola ha pagato per tutti, stritolata dalla tenaglia politico-giornalistica (ancora una volta insieme, ancora una volta la stessa cosa), come scrissi nella prima puntata di questa rubrica: Josefa Idem. Bruciata sul rogo perchè non aveva pagato l'Imu nella palestra di casa.

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