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Ecco perché in Italia rinuncio al mio sogno di fare la giornalista

La World Press Freedom Map del Newseum di Washington, DC, in cui nelle nazioni in verde c'è la piena libertà di stampa: notare il colore dell'Italia...

La World Press Freedom Map del Newseum di Washington, DC, in cui nelle nazioni in verde c'è la piena libertà di stampa: notare il colore dell'Italia...

La strada per la realizzazione dei propri sogni non dovrebbe essere ostacolata dalla paura di una casta che, forte dei propri alti muri, taglia fuori i giovani e concede il lusso della parola solo ai propri giornalisti "ordinati". Gli anziani giornalisti, invece di aver paura dei bambini, dovrebbero lasciare che il vento della gioventù spolveri la mummia del giornalismo italiano

Metti una sera a cena, in Sicilia, il vento carico di sale, il vino bianco e fresco, la buona compagnia, e la concessione con cadenza annuale di poter essere se stessi al meglio: in vacanza. Avere vent'anni significa sognare e credere di avere il mondo nel palmo della mano. Significa anche diffondere questa positività ai tuoi commensali, ricordare loro, ormai adulti, cosa significa avere il fuoco che brucia dentro per la brama di conquistare l'universo. 

Eppure… Mi chiamo Giorgia, ho ventitré anni, sono laureanda in Scienze della Comunicazione all’Alma Mater di Bologna e da grande non esaudirò i miei sogni di bambina: da grande non farò la giornalista. 

Quando avevo sette anni scrivevo un giornale tutte le settimane, lo avevo chiamato Il Casalotto Settimanale. Volevo raccontare la cronaca della mia casa e riportare gli eventi più importanti. Il mio sogno era diventare una giornalista, Vittorio Zucconi per la precisione. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto in questa mia scelta ma quando è venuto il momento di scegliere l'università avevo già cambiato idea. Non perché abbia abbandonato la passione per la scrittura ma a causa del mio innato istinto di sopravvivenza e una spiccata dedizione al pragmatismo. 

In Italia, per diventare giornalista devi accedere ad una delle caste più vecchie, più radicate e più inutili che sopravvivono ancora in questo Paese: grazie alla legge sulla stampa del 1963 che prevede l'iscrizione all'Ordine Dei Giornalisti. La stessa legge prevede che ci siano due step – la sottocasta all'interno della casta – il primo è diventare “pubblicista” il secondo “professionista”. Per diventare pubblicista e svolgere quindi “un'attività giornalistica occasionale e retribuita”, devi pubblicare 65 articoli in due anni su quotidiani riconosciuti, devi essere retribuito e devi poterlo dimostrare (ricevute fiscali). 

Il secondo step invece è di gran lunga più complesso: devi essere ammesso al praticantato presso una redazione, devi svolgerlo per almeno 18 mesi consecutivi, devi frequentare un corso di formazione di almeno 45 ore, devi poi essere promosso dal Consiglio Nazionale del “blablabla”. Insomma devi superare una prova d'esame per entrare a far parte di questo lungo elenco di persone che per tutta la vita faranno il lavoro dei propri sogni, retribuiti profumatamente. 

Ammesso e non concesso che qualcuno (nell'era di internet) sia ancora disposto a percorrere questo iter burocratico tortuoso e fuorviante, le probabilità che una redazione di un giornale in questo momento ti affianchi e ti sostenga, in modo necessario, in questo percorso sono remotissime. Ho visto ragazzi farsi assumere gratis da redazioni minori, versare i contributi al proprio datore di lavoro che glieli rigirava sotto forma di busta paga, così da figurare come “retribuiti”, per diventare pubblicisti. Conosco ragazze che hanno girato a piedi intere città per assistere a conferenze stampa, per scrivere poi degli articoli a 4€ netti l'uno senza avere la possibilità di essere riconosciute come pubbliciste. 

La strada per la realizzazione dei propri sogni non dovrebbe essere lastricata da queste cose, capisco i sacrifici ma questi non sono sacrifici, questa è esclusione. Questa è la paura della casta che innalza i propri muri perché l'avvento di internet li spaventa così tanto, che hanno timore che noi insorgeremo con il nostro strumento del male (internet?!) e li travolgeremo fino a farli scomparire. Questa è la paura della casta che, forte dei propri alti muri, taglia fuori i giovani e concede il lusso della parola solo ai propri giornalisti, gli stessi da trent'anni a questa parte. 

Se cambia lo scenario economico e sociale allora devono cambiare le leggi, nel 1963 non avevano idea di dove saremmo arrivati nel 2015. Gli anziani non dovrebbero avere paura dei bambini, dovrebbero aprire le porte della loro casta e lasciare che il vento della nostra gioventù spolveri le loro mummie.

 

Giorgia Marchelli *Giorgia Marchelli, 23 anni, romana, voleva fare la giornalista per questo ha studiato scienze della comunicazione a Bologna ma è finita a sognare Madison Avenue. Continuerà quindi a studiare marketing per entrare – forse un giorno – nel mondo della pubblicità. 

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