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Attenti insegnanti, il Primo Emendamento non vi proteggerà

La libertà di esprimere la propria opinione non è davvero garantita per tutti nel sistema statunitense

Frank Navarro

Il Prof. Frank Navarro con i suoi studenti (Foto Karen T. Borchers/Mercury News)

Il “First Admendement” della Costituzionale degli USA afferma che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Ma il Bill of Rights non protegge nelle scuole pubbliche dove si rischia il licenziamento: il caso del docente di storia in California che aveva paragonato Trump ad Hitler

Il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti  ratificato il 15 dicembre 1791, dichiara: “E’ vietato al Congresso di fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione o per proibirne il libero culto; o per limitare la libertà di parola, o di stampa; o il diritto del Popolo a riunirsi in forma pacifica, e a presentare petizioni al Governo per la rettifica di torti subiti”. (Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances ).

Come possiamo leggere, il “First Admendement” della Costituzionale degli USA afferma che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. E’ una libertà fondamentale sancita dai padri costituenti fin dal 1791, col cosidetto Bill of Rights, e garantisce molte libertà, come il diritto di pubblicare le notizie (libertà di stampa), quello di praticare oppure no una religiosità (libertà di religione), il diritto di richiedere un corso di azione da parte del governo (libertà di petizione), e quello di raccogliere per esprimere le proprie opinioni in modo non violento (libertà di riunione). Il Primo Emendamento garantisce anche la libertà di parola, ma questa protezione è spesso fraintesa da chi non riconosce le immensità del suo utilizzo.

Infatti, anche se il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero è tutelato dal primo dei dieci emendamenti della Costituzione federale, e rappresenta un fondamentale principio del sistema democratico statunitense, ha comunque le sue limitazioni, perché non evidenzia i limiti legati ad alcune professioni o le demarcazioni a secondo il lavoro svolto. Per esempio, gli insegnanti della scuola pubblica sono dipendenti dello Stato e come tali sono in una posizione molto particolare perché l’interesse dei distretti scolastici è quello di fare in modo che i messaggi che gli studenti ricevono siano in linea con gli obiettivi, la visione del distretto e del curriculum. Perciò, il Primo Emendamento non assicura ai docenti la libertà di espressione in presenza di minorenni, e spesso anche in contatto con adulti.

Negli istituti pubblici non è consentito esprimere la propria opinione politica o religiosa, con il fine di dare appoggio a un partito politico invece di un altro, o dimostrare di favorire una religione alle altre. Per chi ha un ruolo istituzionale, o è dipendente pubblico, partecipare alle proteste politiche o religiose rappresenta un grave errore. Tanto è vero che affrontare un discorso in classe, o programmare un dibattito politico tra alunni, non connesso al curriculum, alla lezione, ai compiti della scuola, o semplicemente esprimere la propria opinione politica crea grossi problemi al docente. Ovviamente, sia gli insegnanti e sia i collaboratori scolastici sono consapevoli del fatto che il Primo Emendamento ha i suoi limiti. Essi non ignorano che devono essere cauti anche su quello che pubblicano sul social networking, on-line, e su quello che scrivono negli articoli pubblicati nei blog o sui giornali.

Comunque, nonostante i docenti conoscano le limitazioni del Primo Emendamento, spesso alcuni si mettono nei guai perché non resistono a non esprimere il proprio pensiero in classe oppure online. Come nel caso del prof. Frank Navarro , docente di storia da 40 anni, che è stato sospeso all’insegnamento dal Mountain View Los Altos High School District , un liceo in California. Questo caso mi ha veramente sorpreso poiché Navarro, professore di storia con tanta esperienza, ha oltrepassato i limiti in classe del dibattito ( ha paragonato l’elezione di Donald Trump a quella di Adolf Hitler, ndr) . Perchè lo avrà fatto? Forse dopo quaranta anni di limitazioni si era stancato dei limiti e voleva sfogarsi prima di andare in pensione? Navarro avrebbe quindi espresso il desiderio di non voler ritornare al liceo e di ritirarsi in pensione a giugno. Ma ecco che poi la faccenda si mette meglio per il prof. Navarro: dopo una valanga di firme a suo favore arrivate alla scuola, Navarro è stato reintegrato nel suo posto di lavoro.

Le limitazioni del Primo Emendamento servono non solo a limitare l’influenza del pensiero personale dei docenti sugli studenti minorenni, ma anche a non istigare odio, rabbia, stress, o disagi tra i giovani studenti e la comunità. Frank Navarro non è il solo docente ad aver rischiato grosso per aver espresso il proprio pensiero, ci sono stati molti altri docenti ad aver perso il posto non solo per aver espresso la loro opinione religiosa in classe, ma anche per aver pubblicato su FB, o altri networking commenti compromettenti alla loro professione di docente. Inoltre, se si utilizzano i media per scrivere commenti sugli studenti, sulla scuola, o per altre questioni legate al lavoro scolastico il primo emendamento non può proteggere l’insegnante.

Infatti, se i social sono usati in modo che potrebbero compromettere la professione del docente, e quella dell’istituto pubblico in cui egli lavora -come le pubblicazioni di foto sconvenienti, con bicchieri di alcol in mano, nei bar etc., i quali possono essere considerate un cattivo esempio per gli studenti-in questi casi, il primo emendamento non garantisce protezione. Inoltre, bisogna ricordare che nella maggior parte degli istituti pubblici nello stato di New York i docenti sono sottoposti all’esame per uso di stupefacenti e alcol, al controllo della fedina penale, e a quello delle impronte digitali. Perciò, se la propria personalità o condotta può impedire a un docente di entrare in un istituto pubblico come insegnante, la stessa cosa può interrompere la sua docenza.

Anche gli studenti devono stare attenti a quello che dicono in classe, ed è compito dell’insegnante fermare le discussioni non rilevanti al tema della lezione che possono creare polemiche e controversie.  A volte ci sono studenti che non vogliono smettere di parlare in classe, o usano parole offensive, e questi spesso esercitano il Primo Emendamento per evidenziare il loro diritto alla libertà di parola. Beh, non proprio! Come ogni diritto garantito dalla Costituzione, il Primo Emendamento non è assoluto e ha limitazioni che possono ridurre il discorso di un cittadino a secondo il posto in cui si trova o la professione che pratica.

Comunque per gli studenti la punizione è l’espulsione dalla classe, oppure la sospensione decisa dal preside e dal Superintendent del distretto (il funzionario che dirige il dipartimento dell’educazione). Però gli studenti che finiscono in corte davanti al giudice sono molti, e alcuni di loro per cyber-bullismo, il più comune modo per uno studente di oltrepassare i limiti del Primo Emendamento.

Per saperne di più: “Do State and local governments have free speech rights? 

Exceptions to free speech in the United State

Do I have free speech rights as a public school teacher?

Video: docente pubblica un comment su Facebook, in Smithtown, NY 

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