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Trump e le crisi del mondo osservate fuori dagli schemi

Trump, la Russia, la Siria, Castro: l'attualità internazionale vista da Fulvio Grimaldi, giornalista scomodo

giornalismo fuori dagli schemi

Immagine ripresa da intelligentuspolitics.com

Fulvio Grimaldi è un giornalista indipendente, a volte "troppo": esperto inviato di guerra ha idee in conflitto con quelle del "mainstream media". In questa conversazione ci parla dell'elezione di Donald Trump e delle cause delle crisi internazionali: "Trump costituisce una rottura rispetto all'establishment costituito"

Fulvio Grimaldi non è uno che te le manda a dire, va giù duro, non lascia spazio ad interpretazioni. E come potrebbe comportarsi diversamente un giornalista che in 40 anni di carriera ha raccontato, come inviato di guerra, i principali conflitti armati in giro per il mondo. Solo per citare un episodio, è stato l’unico testimone italiano della strage di Derry  nell’Irlanda del Nord del 1972 (Bloody Sunday), esperienza che poi ha documentato dettagliatamente.

In pochi giorni sulla scacchiera mondiale si mettono in fila una dietro l’altra una serie di mosse determinanti per il prosieguo della partita: l’elezione di Trump, la morte di Castro, la riconquista di Aleppo da parte dell’esercito siriano. Lo chiamo telefonicamente da New York mentre sta preparando il suo ultimo documentario (da anni lavora all’autoproduzione di video-documentari su crisi globali e guerre) perché sono curioso di avere un suo commento sui recenti avvenimenti.

Fulvio Grimaldi

Fulvio Grimaldi

Nonostante fosse osteggiato anche dal suo stesso partito, ha vinto “l’impresentabile Trump”. Per quale motivo secondo te?

“Trump costituisce una rottura rispetto all’establishment costituito, rispetto a tutto l’esistente. Forse, in una certa misura, anche lui potrebbe essere controllato da chi di solito determina le scelte dei candidati nelle posizioni di vertice degli Stati Uniti, da quella cupola invisibile ma che comunque tira i fili. Può darsi che anche lui sia uno strumento di questo burattinaio, può anche essere invece una variabile impazzita, in ogni caso si tratta di una rottura drastica con quello che è stata finora la politica interna ed estera degli USA. Trump ha fatto appello a ceti sociali trascurati, totalmente dimenticati, abbandonati, traditi, ridotti anche in grande miseria dalle strutture di potere precedenti; per quanto riguarda l’estero ha fatto inoltre delle aperture nei confronti della Russia e della Siria e di conseguenza verso la possibilità di non arrivare ad uno scontro diretto, che invece è quello che finora è stato perseguito dai dirigenti precedenti. Una posizione inedita e piuttosto sconvolgente per coloro che avevano interesse ad accentuare la “guerra fredda” e a spingerla verso una “guerra calda”. Quindi Trump costituisce comunque un momento di rottura che sembrerebbe indicare una crisi sistemica dell’intero Occidente, poiché dagli Stati Uniti dipende un po’ tutto l’assetto occidentale”.

Trump ha veramente tutti contro? Nella sua squadra di governo ci sono ben tre ex dipendenti Goldman Sachs (Stephen Bannon, Steven Mnuchin e Gary Cohn)

“Credo che in questo frangente le valutazioni siano azzardate. Quello che invece è sicuro, definito e passato ormai alla cronaca e alla storia è che l’intero establishment, tutti i grandi poteri costituiti – militari, industriali, di sicurezza, dell’energia dell’informatica, della stampa – stavano con Hillary Clinton. Su questo non ci sono dubbi. Anche quando è stato comunicato il risultato della vittoria di Trump c’è stata una levata di scudi da parte di tutti i mezzi di comunicazione facenti capo ai vari poli di potere statunitensi. Reazioni di shock, di sorpresa e di rigetto. Questo è un dato accertato, quello che invece potrà avvenire dalla effettiva realizzazione, o non realizzazione, dei piani annunciati da Trump andrà valutato. In questo momento non si può ancora dire molto, salvo che pare delinearsi un più netto sostegno alle posizioni oltranziste di Netaniahu in Israele, attraverso la nomina ad ambasciatore di un acceso sostenitore dei coloni , la promessa di spostare la capitale da Tel Aviv a Gerusalemme, posizione che però sembra in conflitto con il proposito di lasciare al potere Assad in Siria e combattere con decisione i jihadisti, sostenuti e armati da Israele e dagli alleati del Golfo. Sembra anche esserci all’orizzonte un cambio di priorità nei rapporti geopolitici: intesa con la Russia e aggressività nei confronti della Cina”.

Hai scritto più volte che peggio di Trump c’è solo Hillary Clinton, perché?

“Perché Hillary Clinton ha fatto, Trump non ha ancora fatto. Trump ha parlato e straparlato, ha detto alcune cose che aprono delle possibilità di miglioramento delle condizioni planetarie generali, come ad esempio una minore insistenza sul confronto e sul conflitto, e ha detto invece delle cose pesantissime nei confronti dei migranti, dell’Islam, di Fidel Castro e, soprattutto, a danno del clima il cui cambiamento per cause umane non pare riconoscere e che viene minacciato dalle sue scelte pro-fossili e pro-petrolieri. Le famose battute sessiste, misogine, invece, sono puro folklore.

donald trump hillary clinton

Peggio di Trump poteva esserci naturalmente solo una che ha già compiuto il suo percorso ed ha già realizzato i suoi atti. Hillary Clinton è la persona che in tutte le ultime guerre, a partire da quella del marito nei Balcani, ha rappresentato la forza propulsiva. È stata quella che ha spinto sia per quanto riguarda i Balcani, quando era nell’ombra come first lady, sia per quanto riguarda le guerre medio orientali. Clinton inoltre è stata una protagonista di primissimo piano nel caso della Libia quando era Segretario di Stato. Le possiamo direttamente attribuire la distruzione feroce di un Paese abbastanza prospero e comunque pacifico e l’uccisione diretta, e in maniera atroce attraverso un linciaggio, di Mu’ammar Gheddafi, di cui lei ha gioito in pubblico davanti a delle telecamere, cosa che ne caratterizza indelebilmente l’identità caratteriale e psicologica. Poi è stata quella che ha organizzato il colpo di Stato in Honduras , che ha trasformato un paese relativamente avviato verso uno sviluppo accettabile, che stava abbandonando una condizione da “repubblica delle banane”, e l’ha fatto ripiombare in una dittatura feroce. Oggi l’Honduras è il Paese dove si viene ammazzati di più in America Latina, superando il record del Messico, altro Paese “curato” da Obama e da Clinton. Di Hillary Clinton sappiamo ad esempio di come abbia partecipato al colpo di Stato in Ucraina. Sappiamo che la sua protetta e assistente al tempo della Segreteria di Stato, Victoria Nuland, è stata l’esponente americano che ha più insistito per il colpo di Stato e per l’inclusione nel governo dell’Ucraina di elementi dichiaratamente nazisti . Quindi di Hillary Clinton si sa tutto, di Trump si deve ancora vedere”.

Sei molto cauto nel valutare l’elezione di Trump. La sinistra europea non ha invece avuto nessun dubbio nel contestarlo. Perché?

“Non chiamiamola sinistra. La cosiddetta “sinistra europea” ha perso ogni caratteristica storica della sinistra: è bellicosa, sostiene il neoliberismo, ha partecipato a tutto quello che è l’apparato neocoloniale nei Paesi del Sud del mondo. Dovremmo classificare di sinistra Hollande che ha fatto la guerra in Mali e in Chad e che sta intraprendendo un’avventura neocolonialista dopo l’altra? Oppure considerare Renzi uomo di sinistra mentre ha tentato di stravolgere in senso autoritario la Costituzione democratica, veramente di sinistra, indirizzandola verso un apparato di verticalizzazione del potere? O ancora classificare la sinistra di Blair come sinistra? All’interno di questa cornice, possiamo comprendere benissimo perché venga osteggiato un uomo (Trump ndr) che alle problematiche riguardanti i diritti civili, i matrimoni gay, il sessismo ecc., antepone delle questioni che forse rivestono per l’umanità un’importanza più drammatica, come la guerra o la pace, la vita o la morte, la conflittualità o la coesistenza. Capisco bene perché venga criticato un soggetto che si presenta come uno che mette in discussione i pilastri della politica della cosiddetta “sinistra europea” cioè: il confronto con la Russia, i regime-change, il neocolonialismo in Africa e Medio Oriente. Sempre che, alla resa dei fatti, queste sue iniziali indicazioni resistano ai fatti che vorrà compiere da presidente e non risultino specchietti per le allodole”.

Hai analizzato criticamente le proteste anti-Trump che si sono tenute in 25 città negli USA. Per quale motivo? Ci sono prove che Soros sia davvero coinvolto?

Sono convinto che in queste proteste abbiano partecipato delle persone in assoluta buona fede, una quantità di persone che è rimasta scioccata di fronte a certe espressioni e a certe dichiarazioni di Trump, come quella dell’espulsione di 3 milioni di migranti messicani. Ricordiamoci sempre che Obama ne ha espulsi un milione e mezzo, cioè più di qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti. Capisco che ci fossero delle persone veramente indignate che sono scese in piazza per protestare contro il sessismo, contro le volgarità, contro il muro. Muro che peraltro è già stato costruito, l’ha costruito Clinton e poi l’ha perfezionato Obama. Esiste già un muro di 3mila chilometri tra USA e Messico, quindi il discorso del muro è puramente demagogico.

Esistono però anche le prove che queste manifestazioni siano state in parte sollecitate, innescate, promosse da elementi esterni. Ci sono le prove di società che hanno promesso a chi scendeva in piazza di essere assunto, di ottenere dei benefit, dei privilegi. Questi sono documenti che sono stati pubblicati in Rete (uno degli annunci sospetti – poi rimosso dal web – è stato pubblicato dalla Washington CAN! acronimo di Washington Community Action Network ndr). Quindi una manipolazione di queste manifestazioni contro Trump sicuramente c’è stata, anche perché il grande manipolatore delle manifestazioni in giro per il mondo, che di solito puntano ad un regime-change, e in questo caso alla delegittimazione di Trump, è George Soros che è un esperto di queste cose. La sua Open Society è un organismo che ha alimentato, finanziato e sostenuto apertamente le grandi manifestazioni che vengono definite “rivoluzioni colorate” . In questo caso anche lui si è espresso a favore dei manifestanti, quindi un uomo che finanzia tutte queste operazioni è molto probabile che sia anche dietro a queste”.

Sul tuo sito hai citato ONG come Move on e Avaaz.

“Sì perché hanno sollecitato queste operazioni. Avaaz la conosco meglio di Move on che in Europa non è molto attiva. Avaaz invece qui si dà da fare, è una ONG che raccoglie firme per obiettivi che sono condivisibili da tutti, tipo la protezione dell’orso bianco, la difesa della foresta amazzonica, la ricerca delle energie rinnovabili. Tutte cose molto simpatiche, perfettamente compatibili peraltro con lo sviluppo e con gli interessi di alcuni settori del grande capitale. Dall’altra parte raccoglie anche firme per incriminare il dittatore Assad, per sostenere la no-fly zone in Siria e quindi per sostenere le grandi operazioni militari della Nato e degli Stati Uniti e questo ne rivela la vera natura e i veri scopi. Sono ONG, come la Open Society di Soros o la National Endowment for Democracy che spuntano dietro a ogni regime-change attuato nei confronti di governi non obbedienti. La loro ostilità nei confronti di Trump è confermata dalla matrice unica di queste creature, la CIA, che ultimamente si è scagliata con virulenza contro Trump, rafforzando la gigantesca bufala di un Trump eletto grazie agli intrighi e agli hackeraggi di Putin.  Pare proprio che stiamo assistendo a uno scontro durissimo tra settori rivali del grande capitale, banche, apparato produttivo, complesso militar-industriale, non ancora del tutto chiaro nelle sue componenti e nei suoi obiettivi. Alla fine, penso, la cupola da cui tutti i protagonisti politici dipendono, ricomporrà un qualche ordine, decidendo chi debba prevalere”.

siria

Una scena quotidiana di Aleppo: civili feriti arrivano con mezzi di fortuna all’ospedale

Da anni ti batti per una corretta informazione sul Medio Oriente, penso al tuo documentario “Armageddon. Sulla via di Damasco”. È d’obbligo quindi una domanda sulla Siria. Qual è la situazione attuale?

“In 6 anni le più grandi potenze del mondo come Francia, Germania, tutte quelle della Nato, compresa l’Italia che è presente con le sue forze speciali, con i suoi addestratori e le sue armi, e gli Stati Uniti, non sono riuscite ad avere ragione di un Paese piccolo, debole e minato dalle sanzioni come la Siria, al cui soccorso è intervenuta dopo 3 anni solo la Russia, ristabilendo un certo equilibrio. Sulla Siria si sono avventate tutte le grandi potenze, l’Arabia Saudita, i Paesi del Golfo, il Qatar e la più potente nazione Nato, dopo USA e Israele, che è la Turchia. Il fatto che in 6 anni non siano riusciti a far fuori questo Paese è il segno che la popolazione, come è stato dimostrato da elezioni legittimate dagli osservatori internazionali dell’ONU, sostiene il suo presidente e la sua classe dirigente. In caso contrario la Siria sarebbe ampiamente crollata. Naturalmente c’è stato anche l’intervento della Russia che ha impedito che si operasse sulla Siria come si è operato sulla Libia, cioè sterminando il Paese a forza di bombardamenti, di missili e di bombe. Le ultime notizie ci dicono che l’esercito lealista, le forze armate di Damasco, stia vincendo su tutti i fronti e abbia riconquistato praticamente l’intera Aleppo, a dispetto dei costanti sabotaggi dell’evacuazione dei civili e degli attentati dei terroristi non rassegnati alla sconfitta e probabilmente stimolati dall’Occidente e dalla Turchia. La stessa cosa si può dire dell’Iraq, dove le forze governative di Baghdad hanno ripreso la maggior parte del territorio occupato dall’Isis e stanno per riprendere Mosul, la seconda città dell’Iraq. Vuol dire che in questo caso il grande disegno di riordino del Medio Oriente, il cosiddetto Nuovo Grande Medio Oriente, che consisteva nella frantumazione dei grandi Stati nazionali arabi – Libia, Iraq, Siria e poi Egitto e Algeria – è temporaneamente in crisi. Non è riuscito a concludersi. La reazione rabbiosa dei jihadisti contro Palmira credo avrà successo solo temporaneo, ma dimostra con evidenza solare ancora una volta che tutto l’apparato jihadista è un mercenariato degli Usa e della Nato. È grazie all’appoggio Usa e dei loro subordinati curdi che da Mosul si sono potuti trasferire verso Palmira migliaia di combattenti ISIS”.

Ti renderai perfettamente conto che la situazione è talmente complessa che è facile perdersi tra le centinaia di informazioni false, parziali, infondate, vere dalle quali siamo bombardati. A meno che non ci si fidi di un determinato organo di informazione come si fa a capire davvero che accade in Siria?

“Non credo sia così difficile. E’ difficile se uno si basa esclusivamente sulle fonti di informazioni ufficiali, sui mass media, che costituiscono un esercito compatto, reclutato, addestrato e formato dai poteri esistenti in Occidente. Non c’è praticamente nessuna eccezione all’uniformità; Dal Washington Post al New York Times, al Time, al Corriere della Sera, a Repubblica, alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, a tutti i grandi giornali dell’Occidente, troviamo una uniformità di interpretazione dell’esistente e in particolare delle situazioni di attrito tra Occidente e altre parti del mondo, Sud del mondo, Russia, Cina ecc. Il fatto che l’interpretazione sia talmente univoca, mentre ai tempi del Vietnam c’era una diversificazione fondamentale, è un segno che non c’è onestà; non ci può essere onestà dove non c’è pluralismo. Negli ultimi decenni si è arrivati a una concentrazione senza precedenti della proprietà dei media. Una volta, fino a circa 20 anni fa, negli Stati Uniti i grandi aggregati di informazione erano 56, adesso sono solo 5 e questo indica che c’è una presa di controllo sui mezzi di informazione che è il prerequisito affinché la gente stia buona e ascolti soltanto la voce del padrone. Oltretutto non esistono più editori puri dei media: il tessuto oligarchico che li governa ha altri interessi prioritari, militari, chimici, agroindustriali, informatici che giornali e tv sono chiamati a sostenere. Ultimamente la rozza uniformità dell’informazione ha provocato una crisi diffusa di credibilità. Lo si è visto nel fallimento dell’appoggio compatto dei media a Hillary e, parallelamente nel nostro piccolo, nel fatto che il No al referendum costituzionale voluto dalla destra in Italia abbia prevalso nonostante tutta l’informazione ufficiale fosse dalla parte del Si. Ora, per rimediare a questa crisi di credibilità, il mondo dei mass media ha lanciato questa sua ridicola campagna contro le presunte “fake news”, che sarebbero tutte le notizie che non rientrano nel quadro prestabilito dal potere, in massima parte dei social media alternativi. E’ la seria anticipazione di una repressione che verrà.

Però la realtà è molto semplice da interpretare: c’è una parte del mondo dominata da una piccola élite di persone ricchissime che stanno procedendo da anni, attraverso il neoliberismo, l’austerity, attraverso i propri organi come l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale, a un trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto, dal basso delle proprie classi lavoratrici all’alto delle proprie élite, dal basso dei popoli del Sud del mondo alle classi dirigenti dell’Occidente. Tutto questo richiede che la stampa informi in un’unica e univoca maniera in modo tale che la gente non si renda conto di quello che sta succedendo. La situazione è semplice, è un contrasto di facile interpretazione tra ricchi e poveri, tra potenti e deboli e si può benissimo trovarne le ragioni, le analisi e le spiegazioni in internet”.

Fidel Castro

In questa immagine per la festa del 1 maggio 2002, Fidel Castro sventola la bandiera cubana durante una manifestazione a L’Avana (Foto di Adalberto Roque)

Usciamo un attimo fuori tema ma non posso non farti una domanda su Fidel Castro. Hai scritto “Cade un gigante”. L’eredità di Castro rimane ma, per chi sostiene ancora le idee socialiste, la sensazione è quella di aver perso anche l’ultimo punto di riferimento.

“Non credo. Prima di tutto l’idea socialista non ha bisogno di punti di riferimento; l’idea di Socrate sopravvive anche senza Socrate. Ho titolato il mio pezzo “Cade un gigante” però bisogna dire che questo gigante negli ultimi 20 anni aveva perso molta della sua statura, non tanto per colpa sua, che magari era essenzialmente la sua passività,  ma per colpa dei suoi successori che hanno in grande misura annullato le sue conquiste e invertito la direzione di marcia che lui aveva imposto a Cuba fin dalla rivoluzione. È questa la tragedia. Non credo manchino punti di riferimento, ci sono ancora Paesi dell’America Latina che presumono, pretendono e affermano, in parte con buone ragioni , di perseguire il socialismo. C’è il Venezuela, la Bolivia, l’Equador; in alcuni casi c’è stata una controffensiva reazionaria delle destre sostenute dagli Stati Uniti, come in Argentina e Brasile, ma i punti di riferimento, anche se non sono necessari dal punto di vista del loro incarnarsi in persone fisiche, comunque esistono”.

 

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