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Barbara Palombelli e i giovani giornalisti che non hanno coraggio

Secondo la conduttrice di Forum, moglie dell'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, "non c'è un solo giornalista famoso venuto fuori dalla narrazione del web"

In realtà il coraggio non manca. Perché c'è un lungo elenco di cose che per qualcuno i giovani giornalisti non fanno, ma che in realtà fanno davvero ogni giorno: come aggirare la rete di raccomandazioni che caratterizza il giornalismo italiano, barattare la possibilità di farsi una famiglia e farsi pagare un pezzo a 3 euro e 99 centesimi lordi (spese di auto e cellulare incluse)

I giovani giornalisti non hanno coraggio. Dice così la giornalista e conduttrice di Forum Barbara Palombelli. E ha ragione.

I giovani giornalisti non provano con tutte le loro forze a riuscire ancora in un lavoro ormai anacronistico. Non si sentono come i cocchieri delle carrozze, non hanno la sensazione quindi che il loro sia un mestiere che esiste ancora ma che viene utilizzato sempre meno.

I giovani giornalisti non si licenziano da comodi posti di lavoro in aziende private perché il sacro fuoco del giornalismo brucia, non si sentono consumare dalla vocazione del dover raccontare la storia che si crea, anche con la loro voce, minuto per minuto.

I giovani giornalisti non barattano il proprio futuro, l’indipendenza economica e la possibilità di farsi una famiglia con una manciata di buoni insegnamenti del Caporedattore bravo, non devono neppure coprire la cronaca nera per 3 euro e 99 centesimi lordi a pezzo, ovviamente spese di auto e cellulare incluse.

Sì insomma lo sanno tutti che i giovani giornalisti non consumano ormai più la suola delle scarpe, non si interessano più di esteri, non hanno mai viaggiato. Perché i giovani giornalisti di fronte al problema che in Italia se non conosci qualcuno o se non hai sposato quello giusto non vai da nessuna parte, sono così pigri che non creano soluzioni alternative. I crowdfunding non funzionano, nessuno si autofinanzia per arrivare sul posto e provare poi a vendere i propri pezzi alle testate, guardacaso spesso internazionali.

I giovani giornalisti non si ribellano ad un sistema di comunicazione mobile e fluido quanto la pietra e prima di tornarci, all’età della pietra, non espatriano. Non provano a imparare il proprio lavoro tutto da capo, in un’altra lingua, con una percezione della notiziabilità che cambia con il Paese dove vai. Non sanno usare il web, non lo usano come vetrina per raggiungere un pubblico più omogeneo e allo stesso tempo variegato. Un pubblico che si trascinerà da Facebook alla carta stampata, da Instagram alla radio. Non stanno svegli di notte pur di scriverci sui social, visto che le notizie non dormono mai ma loro di certo sì.

Non sono coraggiosi, non si fanno valere, non rischiano la vita, non la mettono in stand by per un lavoro, non fanno la fame, non lottano contro chi alla sedia in redazione si tiene saldo con le caviglie come tentacoli, non sono bravi, non lavorano sabati e domeniche e vigilie di Natale e giorno di Santo Stefano, non studiano e si aggiornano di continuo, non vincono mai premi, non si ribellano mai e soprattutto no, non sono per niente arrabbiati.

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