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Alessandro Barbero: l’Italia allergica alla verità alimenta il neofascismo

La Voce intervista lo storico torinese che sostiene che in Italia la verità dei fatti conti poco e che questo favorisca l'intolleranza

Barbero
Ospite al festival della Mente di Sarzana, lo scrittore vincitore di un Premio Strega ha trattato tre lezioni sulle Reti Clandestine delle spie di Tokyo durante la Seconda guerra mondiale, dei partigiani GAP e dei terroristi Br del caso Moro. A La Voce: "In Italia è venuto a mancare un processo intellettuale e sentimentale che inducesse la popolazione tutta a rimeditare sulle problematiche sollevate dalla ideologie fasciste"

Fra i numerosi Festival culturali che hanno luogo ogni anno in Italia uno dei più seguiti è il Festival della Mente di Sarzana, quest’anno alla sua 14a edizione, che annovera solitamente circa 45.000 partecipanti. Qui un oratore in modo particolare domina le scene: il professore di Storia Alessandro Barbero, ordinario presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e Vercelli, collaboratore di programmi televisivi e diverse testate giornalistiche nonché autore di numerosi saggi e libri di narrativa. Professore di Storia Medioevale, Barbero nel 1996 ha vinto il premio Strega con Bella vita e guerre altrui di Pyle, gentiluomo. Per Mondadori ha pubblicato Romanzo russo (1998), L’ultima rosa di Lautrec (2001), Poeta del comando (2003), gli Occhi di Venezia (2011) e Le Ateniesi ( 2015). Tra le sue opere di saggistica Storia del Piemonte (2008) e Lepanto, La battaglia dei tre imperi ( 2010). Collabora con La Stampa e con le reti televisive Rai.

Racconta la storia, il professore, e come lui stesso ama specificare, racconta fatti documentati, non altro, non ipotesi, non supposizioni o deduzioni, ma documenti che parlano allo storico e lo storico le traduce al pubblico. E lui lo fa con una capacità di comunicazione che lo contraddistingue donandogli un particolare carisma. I suoi racconti accompagnano gentilmente i personaggi e avvenimenti storici al fianco degli ascoltatori, che catturati e coinvolti, percepiscono e rivivono degli eventi storici gli odori, il dolore delle trincee, la paura incalzante dei personaggi nella clandestinità, le passioni, le meschinità umane. E’ con sapiente equilibrio e dovizia di particolari che il nostro oratore descrive i vizi e le virtù dei personaggi storici. Scompaiono le distanze secolari e la Storia diventa un affare che ci riguarda.

FestivalDellaMente

La capacità oratoria del professor Barbero spiega il fatto che le sue lezioni, nonostante siano presentate in tarda serata, dopo le 23, vengano seguite da un folto pubblico composto da variegate generazioni riunite tutte sotto una stessa tenda, entusiaste di prestare ascolto a questo Omero moderno. Si, Omerico è il professore, perché l’unico strumento di cui lui si avvale è la sua voce: “Non faccio uso dei ‘power points’ perché rischiano di distrarre e impigrire la mente dell’ascoltatore” dichiara Barbero.

A lui il Festival riserva la vasta piazza Matteotti con circa mille posti a sedere che registrano  il tutto esaurito non appena si aprono le prenotazioni on line. Nell’ edizione di quest’anno il professor Barbero ha scelto per le tre serate, lezioni sulle Reti Clandestine: La Rete di spie di Tokyo campeggiata dal dottor Sorge, a cui va riconosciuto grande merito per il contribuito all’esito della Seconda Guerra Mondiale, La Rete dei partigiani GAP di Roma, fautori dell’attentato di via Rasella e La Rete dei terroristi BR, autori del rapimento Moro, la più clamorosa azione di terrorismo nell’Europa del Novecento.

La Voce di New York ha intervistato il Professor Barbero cominciando con il chiedergli:

 Professore, lei sottolinea e denuncia spesso al termine delle sue lezioni, la difficoltà in Italia di dare il meritato credito alla Verità Storica; a suo parere questo può comportare dei rischi per il nostro paese?

“Io mi adopero molto affinché la Verità Storica sia l’unica ad aver il diritto di essere adottata come Verità da cui non si deve prescindere. Purtroppo in Italia c’è una riluttanza a dare ascolto alla ricerca storica con la conseguenza che la verità dei fatti conta poco. Il rischio è che nel nostro paese si lasci spazio a scorribande ideologiche basate su interpretazioni storiche pericolose”.

28 ottobre 1922: Benito Mussolini durante la marcia su Roma

28 ottobre 1922: Benito Mussolini durante la marcia su Roma

Questa riluttanza verso la Verità Storica può essere uno dei motivi che sono alla base della rinascita di numerosi e nutriti movimenti neofascisti in Italia?

“Certamente, questo è un rischio che ha avuto inizio durante il periodo berlusconiano: l’antifascismo ha cominciato a diventare meno importante e come conseguenza abbiamo visto sempre di più la proliferazione di vari movimenti di estrema destra. Un fenomeno solo italiano e non di altri paesi europei. Quello che è più preoccupante è la diffusa accettazione di sentimenti di intolleranza e di segregazione che questi movimenti di estrema destra incitano e professano”.

Fa riferimento all’atto intimidatorio dei militanti di Forza Nuova (estrema destra) di voler vigilare sulla dottrina professata dal prete Don Biancaloni a Pistoia, reo di aver portato un gruppo di giovani migranti in piscina?

“Questo caso di estrema intolleranza rivela tra l’altro che il più delle volte questi giovani pur dichiarandosi fascisti non hanno una conoscenza storica del fascismo, ma ne raccolgono solo i sentimenti più razziali e di forte intolleranza. Questo è dovuto al fatto che non abbiamo avuto nel nostro paese un ‘Processo di Norimberga’. E’ venuto a mancare un processo intellettuale e sentimentale che inducesse la popolazione tutta a rimeditare sulle problematiche sollevate dalla ideologie fasciste. Oggi osserviamo che con l’allontanarsi sempre di più dei sentimenti antifascisti del Dopo Guerra rischiano di riaffiorare sentimenti inappropriati per una civiltà evoluta, che inducono una buona parte della popolazione ad autorizzare concetti del tipo: in fondo il fascismo non era cosi brutto”.

 Non le pare che una grande responsabilità di questo pericoloso trend sia da attribuirsi al mondo intellettuale italiano?

“E’ probabile. Gli storici spesso hanno una certa riluttanza ad esporsi; in parte perché sono assorbiti dal lavoro di ricerca e assumono verso la divulgazione storica un atteggiamento di superiorità e distacco, altri storici hanno un senso di sfiducia nella possibilità di essere ascoltati”.

Non vede responsabilità nella categoria dei giornalisti italiani che dovrebbero avere una funzione importante di mediazione fra politica e società civile? Nella cultura anglosassone i politici hanno timore delle investigazioni giornalistiche, in Italia, al contrario, sembra che un certo giornalismo spesse volte si inchini di fronte ai politici.

“Si, è vero. Questo è il prodotto della carenza della validità e credibilità attribuita ai fatti storici anche se sono eventi riscontrati e verificati. In questo clima tutto può essere vanificato e il politico riesce ancora ad avere un forte presa sul processo d’informazione  italiano. Purtroppo in Italia la verità dei fatti conta poco. La pancia del Paese non vuole ascoltare verità. Venendo a mancare una cultura etica che valorizza i fatti storici si lascia spazio al disprezzo per la ricerca storica ed in questo clima i politici riescono ad ottenere una credibilità non giustificata dai fatti”.

I suoi racconti storici suscitano nel pubblico talvolta generale ilarità e talvolta profonda tristezza, addirittura pianto; dove trova la capacità di trasferire all’ ascoltatore sì tanto pathos unito al racconto storico?

“L’ ilarità, come la tristezza, sono ingredienti della vita di ciascuno di noi e quindi anche dei nostri personaggi storici. Io mi limito ad aprire i ‘cassetti’ della ricerca storica, tutto sta già lì dentro: la gioia e il pianto. Questi sentimenti mi esortano in alcuni casi ad andare oltre la ricerca storica, e quando la mia vena mi spinge a interpretare più a fondo i miei personaggi, allora do sfogo alla scrittura di storie romanzate”.

 

 

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