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La scomparsa di Salvatore “Totò” Taormina, giornalista tra due mondi

Il saluto all'indimenticabile cronista sportivo del Giornale di Sicilia, che a New York continuò il suo "mestiere" con America Oggi

Salvatore Taormina, Palermo 1940-New York 2018

Il ricordo dei colleghi che lavorandoci accanto ne apprezzarono la passione che trasmise per il giornalismo raccontando soprattutto le vicende umane dello sport in Sicilia

(Introduzione e testimonianze a cura di Vito Taormina)

Il Mestiere, come lo chiamava lui. Il Mestiere di giornalista con la M maiuscola. Salvatore Taormina, 78 anni, storico cronista sportivo de Il Giornale di Sicilia degli anni Settanta e Ottanta, è scomparso a New York lunedì scorso dopo una lunga malattia. Taormina lasciò il Giornale di Sicilia nel 1985 e si trasferì a New York, dove lavorò prima al Progresso Italoamericano e poi ad America Oggi. Ha scritto anche per il quotidiano Il Giorno e per l’agenzia di stampa Italpress. È autore di due romanzi: Ylenia Storm e Il cuore oltre l’Oceano.

Vita avventurosa quella di Salvatore Taormina. Vissuta sempre per il Mestiere, senza mai scendere a compromessi. Una passione che ha saputo trasmettere a schiere di colleghi. Che lo ricordano così.

 

TOTO’ TAORMINA, IL MIO DIRETTORE D’ORCHESTRA
Giorgio Mulé, deputato ed ex direttore di Panorama 

Noi giornalisti abbiamo il vizio di chiamare Maestro chi ci ha insegnato il mestiere. Salvatore “Totò” Taormina è stato il mio Maestro. Trent’anni fa, esattamente a settembre del 1988, mi accolse nella sua “scuola”, mi prese per mano e mi accompagnò lungo la strada del giornalismo. Un genio, un inarrivabile genio. Questo era Totò. Era come i direttori d’orchestra: aveva la capacità di leggere in anticipo lo spartito, ma con i fatti. Sagace e mai volgare, ironico e colto, umano di un’umanità smarrita, Totò ha avuto la capacità di fare di me un discreto giornalista e di migliorarmi certamente come uomo.

 

SALVATORE TAORMINA, UN QUARTO DI SECOLO AD AMERICA OGGI CON UN RUOLO DI PRIMO PIANO 

Andrea Mantineo, Direttore di America Oggi

Nel quarto di secolo trascorso da Salvatore Taormina ad America Oggi, la sua presenza è stata preziosissima per il nostro quotidiano, in particolare per quanto riguarda la scelta dei servizi e la compilazione delle pagine di cronaca dall’Italia. E’ stato una guida per molti dei redattori, specie per quelli più giovani, ai quali dispensava quotidianamente consigli e suggerimenti. La sua passione per la grafica è stata per noi utilissima quando abbiamo deciso di rinnovare l’impaginazione del giornale.
Taormina ha avuto un ruolo di primo piano nella crescita e l’affermazione di America Oggi. Il suo entusiasmo e impegno nel presentare ogni giorno in edicola un giornale che potesse essere il più informato possibile e allo stesso tempo credibile per i lettori era da ammirare e il mio rapporto personale con Salvatore è stato sempre amichevole e improntato alla massima collaborazione, pur nel nostro occasionale scambio di opinioni differenti su determinati argomenti, cosa normale in un quotidiano indipendente che dà spazio a tutte le notizie e opinioni.
In questo momento di dolore il pensiero di tutti noi di America Oggi va alla moglie Annamaria, e ai figli Vito, nostro compagno di lavoro ad America Oggi, Tani, Andrea e Margherita.

 

QUELLE SUE PENNELLATE PIENE DI POESIA ANCORA DA STUDIARE

Salvatore Taormina quando era cronista al Giornale di Sicilia

Enzo Mignosi, scrittore e giornalista del Corriere della Sera 

Ho conosciuto Salvatore Taormina nel 1975 quando cominciai a collaborare con il Giornale di Sicilia. Lui era già una delle firme più autorevoli dello sport siciliano. Scriveva le cronache del Palermo calcio e leggerlo era una boccata d’ossigeno per il cervello. Scoprii così quanto fosse bravo. Il più bravo, il più estroso. Un mostro di professionalità. Fantasia pura. I suoi pezzi diventarono per me materia di studio, soprattutto quegli affreschi dai ritiri estivi della squadra palermitana, reportage carichi di poesia, pennellate di alto giornalismo. E c’era poi una rubrica che si era inventato, “Happening”, un caleidoscopio di storie e ritratti curiosi di personaggi che ruotavano attorno al mondo del pallone. Dovrebbero ripescare dagli archivi i suoi articoli e portarli oggi nelle scuole di giornalismo per far capire alle nuove leve cos’era il mestiere quando Totò Taormina incantava con la vena di un poeta i tifosi del Palermo e chiunque avesse la ventura di leggere la sua prosa.

 

I SUOI PEZZI SULLE PARTITE TENEVANO COL FIATO SOSPESO

Salvatore Geraci, giornalista del Corriere dello Sport

Avevamo la stessa età ma per me è stato un maestro. Durante i ritiri col Palermo, ne ammiravo la capacità di cogliere al volo situazioni e storie per gli altri invisibili. I suoi pezzi, anche una sola notizia, erano autentici romanzi che tenevano col fiato sospeso. Le sue interviste anticipavano di decine d’anni le esclusive di oggi. E il racconto delle partite una stupenda sintesi di elementi tecnici e personaggi. La vita ci ha dato le stesse emozioni e una grande amicizia. Peccato che mi abbia lasciato due volte: quando si è trasferito negli USA e ora. Oggi sarei di sicuro migliore. Il suo esempio di vita, di giornalista e di scrittore mi accompagnerà per sempre.

 

NELLA CRONACA SPORTIVA FACEVA EMERGERE IL RISVOLTO UMANO

Giuseppe Bagnati, scrittore ed ex Vice-caporedattore della Gazzetta dello Sport

Salvatore Taormina è stato soprattutto per lunghi anni il cronista del Palermo per il Giornale di Sicilia. Seguiva gli allenamenti quotidiani della squadra rosanero e la domenica gli spogliatoi della partita casalinga. Aveva dato ai suoi articoli un taglio modernissimo per quei tempi: non il semplice resoconto tradizionale, ma articoli in cui emergeva la curiosità, il personaggio, il risvolto umano. Rivoluzionò anche il modo di fare lo spogliatoio: il classico articolo con domande e risposte venne arricchito con tante piccole finestre, in cui spesso oltre alla semplice dichiarazione del giocatore e dell’allenatore, c’erano anche brevi flash, piccole notizie che richiamavano l’attenzione del lettore. In un’epoca in cui nei giornali non c’erano i grafici, Taormina disegnava i menabò delle pagine sportive. Era una grafica d’avanguardia, che pur rispettando i canoni tradizionali, dava un impatto moderno, leggibile e armonioso. Il suo gusto grafico ha avuto una delle sue migliori espressioni nel mensile Palermo gol, il mensile da lui diretto dove ha chiamato a collaborare colleghi di diverse testate, privilegiando l’aspetto fotografico. Rivedendole oggi si ha l’impressione di un giornale moderno anche se sono passati più di quarant’anni. Ha seguito anche come inviato diversi avvenimenti in Sicilia, tra cui match di pugilato. Ed è stato utilizzato anche come inviato per partite importanti di categorie minori, dando ai suoi articoli un taglio personale e brillante

La copertina del novembre 1976 di “PalermoGol” con la foto di uno sconsolato Sergio Magistrelli

QUANDO FONDO’ “PALERMO-GOL” PER POTER SCRIVERE QUELLO CHE NON POTEVA ALTROVE

Benvenuto Caminiti, scrittore e giornalista

Ci conoscevamo da sempre io e Tu, ma erano incontri di lavoro occasionali, poi tu fondasti Palermogol, mensile dedicato al nostro amato Palermo e mi chiamasti a collaborare. E fosti subito chiaro e diretto come sempre: “Benni, non c’è una lira ma ho bisogno di te, della tua passione, della tua capacità di trasmettere un soffio di poesia a questo nostro Palermo che va navigando in acque sempre più turbolente!”. E io accettai di slancio, consapevole com’ero che avrei avuto tutta la libertà di sfogare tutta la mia passione e metterla a disposizione dei lettori e, ancor di più, dei tifosi, quelli veri, quelli non “strisciati”, che già allora stavano fagocitando il pianeta rosanero (“…A quanto pare, i giocatori non volevano partire per Bari perché senza stipendio da cinque mesi…”). E già allora, fine anni Settanta, la società rosanero navigava in brutte acque che la tua penna denunciava senza tremori, cosa che, magari, nel Giornale di Sicilia, non potevi fare con totale libertà.

SCRITTORE COL CULTO DELLA MEMORIA, GIORNALISTA DAI TANTI TITOLI IRONICI

Pino Clemente, giornalista e scrittore

Salvatore Taormina, giornalista di alta qualità, scrittore con il culto della memoria e la nostalgia della sua Palermo. Al Giornale di Sicilia, dopo l’esordio a L’Ora con Beppe Dragotto, instancabile, raccontava il calcio e il Palermo, ai tempi del segretario tutto fare Totò Vilardo, con disamine costruttive e titoli talvolta ironici, come “Attenti a non Cadè”, il cognome dell’allenatore. Su FB il nostro incontro dopo un trentennio, dialogavamo sui capi servizi, Pino Geraci che lo valorizzò, Manlio Graziano e Mario Giordano, sport e cronaca, che vantavano conquiste, ma erano fedeli e innamorati delle mogli. Ho perduto un fraterno amico che, consapevole delle mie sofferenze, dalla sera del 23 giugno 1995, chiudeva anche le nostre dispute politiche: Ti voglio bene.

Totò Taormina

GIORNALISTA CHE “DOVE LO TOCCHI SUONA”, MAGO DEI MENABO’

Salvatore Rizzo, giornalista e scrittore

Totò era uno di quei giornalisti che “dove lo tocchi suona”, come diciamo noi qui a Palermo. Perché non è stato solo l’inviato di calcio esperto ed appassionato, non è stato solo una colonna dello Sport al Giornale di Sicilia: era anche un grande organizzatore del lavoro redazionale, un coach forte e convincente dei giovani colleghi alle prime armi (a volte anche con qualche modo brusco quando intuiva una rilassatezza o una distrazione) ed era soprattutto un “mago” dei menabò, al bisogno li smontava e li rimontava con la velocità della luce e quando noi tremavamo perché si doveva buttare a mare una pagina già pronta per una notizia arrivata all’ultimo momento e ricostruirla, lui prendeva in mano la situazione e la risolveva in pochi minuti. E poi era, giornalisticamente parlando, un compagno, uno di quelli veri, leali, di cui potevi fidarti, con cui confidarti, a cui chiedere un consiglio.

TOTO’ AMAVA LA NOTIZIA CHE DOVEVA RIMANERE ATTRAENTE IN PAGINA

Stefano Vaccara, Direttore de La Voce di New York, ex giornalista di America Oggi

Salvatore Taormina lo conobbi appena arrivato a New York,  alla redazione di “America Oggi”, era la primavera del 1994. Lui, guerriero corazzato dal mestiere, venne a salutare l’inesperto volenteroso, e scoprii così che Taormina non solo era il papà di Vito, mio compagno di scuola al Don Bosco Ranchibile e  “portiere avversario” di mille partite, ma era quel famoso cronista che avevo letto per tutta la gioventù sulle pagine del Sicilia per seguire le gesta rosanero fin dai tempi di Tanino Troja. Per alcuni mesi colui che tutti chiamavano Totò, per me era Taormina, segno di rispetto dell’ultimo arrivato. Poi un giorno accadde che ebbi affidata dal direttore Andrea Mantineo un’intervista, un libro importante sulla mafia, su Falcone e Borsellino, scritto in inglese e appena uscito a New York. “Excellent Cadavers” il titolo, autore il giornalista americano Alexander Stille. In quel volume enorme, e nella lunghissima intervista, ci stavo letteralmente affogando. Era troppo lunga, prolissa, soprattutto “inimpaginabile”. Che fare? Ecco che fu chiamato Totò a salvare il pezzo. Si mise a lavorarci, veloce ridisegnò la pagina, poi mi chiamò. Fin dal titolo, la pagina era ora bellissima. Mi disse: “Stefano, pezzo valido, ho dovuto tagliare molto, futtitinne…”. Da allora anche per me Taormina era Totò, e ogni volta che mi cacciavo nei guai con l’impaginazione del settimanale che poi diressi per molti anni, chiamavo lui in soccorso, e  mentre i suoi occhi gli si accendevano di passione, in pochi istanti mi consigliava le foto, il sommario etc per rendere la pagina “leggibile”.  Totò Taormina, un instancabile lavoratore della notizia, che all’importanza delle parole pretendeva la necessità della bellezza grafica. Un giornale brutto a vedersi non sarebbe stato letto e per lui era peccato mortale. Scrittore appassionato, autore anche di due romanzi, al lavoro appariva tanto rude quanto premuroso: quando ti avvertiva di una notizia, sembrava che si arrabbiasse con l’interlocutore, come se avesse la sensazione che non si emozionasse abbastanza per saperla curare. Poi, era capace ridendo di salutarti con grande affetto subito dopo, alla fine del lavoro.  Giornalista innamorato pazzo del suo mestiere, come si deve essere, anche in pensione non smise mai di scrivere  e continuò, anche su VNY.

Alla moglie Annamaria, i figli Vito, Tani, Margherita e Andrea e a tutta la sua grande e bella famiglia siculo-americana, vanno le nostre più sentite condoglianze.

La veglia sarà giovedì 1 novembre, dalle 16 alle 20, nella William Basralian Funeral Home,
559 Kinderkamack Road
Oradell, NJ 07675

I funerali si celebreranno venerdì 2 novembre,
alle ore 10, nella Church of the Assumption, 29 Jefferson Avenue, Emerson, NJ 07630.

La cerimonia proseguirà al Westwood Cemetery,
23 Kinderkamack Road, Westwood, NJ 07677

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