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Bezos, i ricatti del National Enquirer, il regime Saudita e l’ombra di Trump

Il fondatore di Amazon Jeff Bezos nel mirino dell'Enquirer per alcuni scatti hot con l'amante. Ma la sua contromossa potrebbe coinvolgere la Casa Bianca

Jeff Bezos (Foto da Flickr, Steve Jurvetson)

Nell’era di internet e degli scandali sessuali, delle foto rubate e dei vip nel mirino, siamo talmente abituati alla sovraesposizione alla vita sessuale altrui da non farci più caso. La saga sul divorzio di Jeff Bezos, uomo più ricco del mondo e patron di Amazon, dalla moglie MacKenzie ormai è arci-conosciuta. Un po’ meno, soprattutto in Italia, la vicenda dei nuovi scatti rubati del Magnate in compagnia dell’amante Lauren Sanchez, giornalista Californiana. La storia, di per sé, sarebbe un more-of-the-same se soltanto Jeff Bezos, lo scorso Giovedì 7 Febbraio, non avesse pubblicamente denunciato i ricatti mossi contro di lui dal National Enquirer.

In un articolo pubblicato sul Medium, “No thank you, Mr. Pecker” Bezos racconta la spy-story dietro agli scatti rubati. Lo scorso Gennaio, sul National Enquirer, famoso tabloid di gossip vicino a Donald Trump, sono comparsi vari articoli sul patron di Amazon e la sua nuova fiamma, tutti arricchiti di foto e messaggi rubati. La copertura è stata particolarmente pressante, 17 pezzi in appena 20 giorni. Per questo motivo, Bezos avrebbe assoldato Gavin de Becker, noto detective privato, per chiarire le modalità con le quali il tabloid sarebbe entrato in possesso di alcune conversazioni intime.

Ed ecco che exposé di Bezos inizia a farsi interessante. L’uomo più ricco del mondo, grazie al suo detective privato, avrebbe scoperto che dietro alla morbosa attenzione dell’Enquirer nei suoi confronti si celerebbe un movete politico che da Washington passa per Riad. A quel punto, secondo una email pubblicata sul Medium, l’American Media Inc. guidata da David Pecker avrebbe fatto pressioni su Bezos affinché annunciasse pubblicamente che le investigazioni condotte non fossero giunte alla conclusione del “movente politico”. Come ricatto, nella email sono stati descritti alcuni scatti rubati dallo smartphone di Bezos, pubblicabili in caso il Magnate non avesse deciso di fare un passo indietro.

L’uomo più ricco del Mondo ha deciso di non prestarsi al ricatto e confessare tutta la storia sul Medium aggiungendo alcuni dettagli interessanti circa il famigerato “movente politico”. Bezos ha descritto un triangolo che unirebbe Pecker, Trump e l’Arabia Saudita. Come è noto, il padre di Amazon è entrato in possesso del Washington Post, giornale che più volte ha denunciato Trump rivelando retroscena spesso molto succulenti. Non solo, Jamal Khashoggi, giornalista ucciso ad Istanbul lo scorso Ottobre era un noto columnist del giornale. Bezos, nel suo pezzo, suggerisce che l’AMI sia stata spinta ad attaccarlo così ferocemente perché mossa dal Presidente Trump e da Riad, in virtù del suo coinvolgimento come editore del Washington Post.

I collegamenti, per Bezos, sono evidenti. Trump e Pecker hanno un passato turbolento alle spalle. L’editore del Enquirer avrebbe usato la strategia del “catch and kill” per comprare e mettere a tacere la storia del presunto scandalo sessuale fra Donald Trump e la modella di Play Boy Karen McDougal. La storia, che vede coinvolto Michael Cohen, si è conclusa con la promessa di una grazia presidenziale all’editore dell’Enquirer. Pecket, quindi, giocherebbe nel team Trump, usando scandali sessuali per proteggere alleati e colpire nemici politici del Presidente.

Il legame con Riad, invece, sarebbe provato dallo strano caso di un magazine pro-Arabia Saudita trovato nell’ambasciata Saudita a Washington, tre settimane prima della pubblicazione. “The New Kingdom”, proprietà dell’AMI, descriverebbe il nuovo Principe Mohammad bin Salman come un uomo in grado di cambiare il Medioriente. Il misterioso ritrovamento del giornale, privo di sponsor e pubblicità, smentito più volte dalle fonti saudite, sarebbe la prova –secondo alcuni – di un legame finanziario che unirebbe Riad all’American Media Inc., finanziata per fare campagna pro-arabia.

Per punire Bezos per i suoi rapporti con il Washington Post e con Jamal Khashoggi, l’Enquirer avrebbe usato materiale reperibile soltanto conducendo un’attività di hacking sul telefono personale del miliardario. Alcuni commentatori, parlando dell’accaduto, hanno lanciato interrogativi sul potenziale coinvolgimento di NSA e CIA. Non sarebbe una novità per le due agenzie, spesso nel ciclone di polemiche sull’uso indiscriminato di intercettazioni. Ma se fosse provato il loro coinvolgimento, a questo punto sarebbe scontato chi avrebbe dato l’ordine alle agenzie di intelligence federali di intercettare Bezos.

 

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