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Su Rai Italia, la bellezza etica all’insegna della Libertà della nostra Voce

La trasmissione "L'Italia con Voi" ha mandato in onda un servizio dedicato al nostro giornale: per Piero Bassetti, una storia che sostiene "gli interessi italici"

A sinistra, il direttore Stefano Vaccara, a destra, la giornalista e collaboratrice della Voce Giulia Pozzi.

Libertà che incontra la bellezza, in senso estetico ed etico: l'America che dialoga con l'Italia e l'italicità nel mondo. Il direttore Stefano Vaccara, intervistato con la giornalista Giulia Pozzi da Andrea Fumagalli, racconta l'intuizione che lo ha portato a fondare, nel 2013, La Voce di New York, e la strada che ha reso quello che nacque come poco più di un blog un giornale di riferimento per gli italiani – e gli "italici" – di tutto il mondo

Rai Italia parla della Voce di New York. La trasmissione “L’Italia con Voi”, diretta da Monica Marangoni e incentrata sugli italiani all’estero, ha dedicato un servizio alla nostra realtà a New York, realtà – come ha spiegato il direttore Stefano Vaccara – all’insegna di “libertà e bellezza”. Potete vederlo qui (dal minuto 1:09:54).

Vaccara, siciliano d’origine e a New York dal 1994, racconta le origini della Voce: dopo la direzione del settimanale di America Oggi, Oggi 7 – ha spiegato dal nostro ufficio alle Nazioni Unite –, i suoi collaboratori si sono mostrati subito ben disposti all’idea di lavorare per un nuovo progetto editoriale sotto la sua guida. “Così nel 2013 si fece una prima versione della Voce di New York online, che allora era poco più di un blog”. Eppure, dopo poco i lettori hanno cominciato a crescere: una sfida per rendere quel prodotto un vero e proprio giornale. “È allora che abbiamo creato il nostro motto, ‘Liberty Meets Beauty’, ‘la libertà incontra la bellezza’: che è quello che ci distingue. La libertà sono gli Stati Uniti, soprattutto New York, il Primo Emendamento della Costituzione; la bellezza è l’Italia, ma non soltanto in modo estetico, ma anche etico. Noi pensiamo di unire tutti gli italiani nel mondo e chi ama l’Italia, soprattutto perché vogliamo che gli italiani, di qualunque tendenza politica e in qualunque Paese vivano, si ritrovino nel valore etico della bellezza, che per noi significa soprattutto verità”.

Il servizio, a cura di Andrea Fumagalli, interpella anche una collaboratrice di Vaccara, Giulia Pozzi, giornalista italiana a New York che per la Voce si occupa prevalentemente di politica ed è corrispondente dalle Nazioni Unite. Giulia è arrivata nella Grande Mela dopo aver lavorato nel campo del giornalismo in Italia, a Roma, in cerca di un’esperienza professionale che fosse nelle sue corde. La giornalista definisce La Voce di New York “un coraggioso avamposto di libertà di stampa”, dove “libertà” significa anche essere liberi di esprimere le proprie opinioni senza dover necessariamente aderire a una linea editoriale imposta dall’alto. “Abbiamo anche vinto il premio Amerigo, un prestigioso premio consegnato al Consolato USA di Firenze, e siamo stati considerati il migliore giornale online che racconta l’America agli italiani”, dichiara poi Vaccara.

“Una storia italica”, ha commentato Piero Bassetti, presidente di “Globus et Locus”, teorizzatore della comunità degli “italici” nel mondo e commentatore fisso della trasmissione. “Vaccara lo dice esplicitamente: si rivolge non solo agli italiani all’estero di passaporto italiano, ma anche a tutti quelli che in nome dell’Italia vivono in Paesi diversi, con valori corrispondenti”. “Il discorso che fa Vaccara sull’incrocio tra libertà e bellezza è l’essenza dell’italicità negli Stati Uniti, perché la libertà la attribuisce come valore tipico degli Stati Uniti, e la bellezza è italiana, ma è l’ibrido dei due che è interessante: non lo configura come un italiano all’estero”, visto che la bellezza è sì un valore italiano, ma “nel quadro dell’etica della libertà”, continua Bassetti. “Secondo me un giornale come il suo potrebbe essere diffusore di quelli che ha definito “interessi italici”: “La pubblicità per La Voce non deve essere solo italiana, ma può essere la pubblicità di quel mondo americano che vuole alimentarsi di valori di bellezza. Tipicamente italici”.

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