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La causa di Erich Priebke e il conto dello Stato Italiano presentato a chi la vinse

Quando la giustizia in Italia se la prende con le vittime come nemmeno Kafka avrebbe potuto immaginare

Allegoria della Giustizia, affresco di Domenico Muzzi sulla volta di una sala privata del Palazzo Dalla Rosa Prati (Parma)

Allegoria della Giustizia, affresco di Domenico Muzzi sulla volta di una sala privata del Palazzo Dalla Rosa Prati (Parma)

Perdonate se, contravvenendo alle più elementari regole del giornalismo, la “notizia” la leggerete alla fine di questa notizia.

Prima, infatti, dobbiamo tornare indietro di qualche anno: 23 per la precisione.

E precisamente a quando, il 1 agosto 1996, il criminale nazista Erich Priebke –  capo del potentissimo controspionaggio tedesco dell’esercito occupante durante la Seconda guerra mondiale, agente della Gestapo e capitano delle famigerate SS a Roma – dopo anni di latitanza a San Carlos de Bariloche, fu scoperto libero in Argentina dalla troupe di Samuel Donaldson della trasmissione “Prime Time Live”, dell’americana Abc.
Arrestato, l’ex capitano delle SS fu estradato a Roma, dove fu regolarmente processato e condannato all’ergastolo.

Erich Priebke durante il processo

Una delle sedute del processo, quella del 1 agosto del 1996, fu seguita da una troupe televisiva del Tg2 della Rai, anche perché all’esterno e all’interno dell’aula del Tribunale Militare di Roma si svolgevano manifestazioni indette dalla Comunità Ebraica di Roma con la presenza dei parenti delle vittime e di numerosi reduci miracolosamente tornati vivi dai campi di sterminio tedeschi.
Che bloccarono all’interno dell’aula il criminale nazista.

Per la cronaca, Erich Priebke – mai pentito, è bene ricordarlo – pur essendo riconosciuto colpevole della strage delle Fosse Ardeatine (avvenuta il 24 marzo del 1944 e dove vennero fucilate per rappresaglia 335 fra civili e militari italiani, elenco delle vittime compilato personalmente da Priebke)  venne prima prosciolto per prescrizione del reato, anche se successivamente  furono riconosciute le sue responsabilità.
Che permisero la sua condanna all’ergastolo.
Carcere “a vita” che l’assassino responsabile della morte di 335 persone peraltro scontò agli arresti domiciliari presso l’abitazione del suo avvocato romano, Paolo Giachini, figlio di un generale italiano che combattè accanto ai tedeschi in Africa, ad El Alamein, e nipote di un generale che combatté a fianco del generale Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia.

Erich Priebke morì in quella abitazione l’11 ottobre del 2013, all’età di 100 anni, e venne poi essere sepolto in una tomba senza iscrizione sulla lapide, in un luogo sconosciuto: probabilmente in un cimitero all’interno di una delle impenetrabili carceri per ergastolani italiani.
Questo per evitare squallidi “pellegrinaggi” di nostalgici del nazifascismo.

E ora la notizia di questi giorni: quando era ancora in vita, dopo la manifestazione della Comunità ebraica fuori dal tribunale militare che sostanzialmente ne impedì la sua uscita dai locali per alcune ore, Erich Priebke decise di denunciare per “sequestro di persona” l’allora Capo della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, e il giornalista del Tg2, Valter Vecellio (da sei anni anche columnist de La Voce), che ebbe il compito di raccontare quella giornata al pubblico della Rai.

Che naturalmente – è bene dirlo – vennero sempre assolti, e in tutti i tre gradi di giudizio.
Con il criminale nazista che fu, di contro, condannato a pagare le spese processuali ammontanti a 291 euro e 21 centesimi: per la precisione 227 euro e 2 centesimi per “controllo tasse e imposte dirette per l’anno 2007, 8 euro e 31 centesimi di riscossione spettanti all’Agenzia per le entrate e Riscossioni e 5 euro e 88 centesimi per i diritti di notifica spettanti sempre all’Agenzia per le entrate”.
Cifra che il criminale nazista Erich Priebke, riconosciuto colpevole dalla legge, non ha mai pagato perché “nullatenente”.

Ed ecco – perdonate la lunghezza, ma queste righe erano necessarie per spiegare l’antefatto – la notizia.

Nel maggio 2013, cinque mesi prima della morte di Erich Priebke, Riccardo Pacifici e Valter Vecellio ricevettero una cartella esattoriale: per un paradosso kafkiano infatti, secondo la legge italiana, visto che il colpevole non lo ha fatto, tocca alle persone denunciate dal colpevole pagare le spese processuali.

E cioè a chi ha promosso la manifestazione di protesta in Tribunale (Riccardo Pacifici, allora Presidente della Comunità ebraica di Roma) e al giornalista del Servizio Pubblico che ha raccontato l’avvenimento, Valter Vecellio del Tg2. Ambedue denunciati dall’assassino nazista, anche se assolti entrambi in tutti i tre gradi di giudizio.

L’Italia non si smentisce mai.

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