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Anche al tempo del coronavirus la libertà, quella per cui vale morire, ha una faccia sola

Mentre in Turchia si muore per la libertà, gli italiani non sanno più riconoscere valori come forza morale, dignità, amore per il prossimo, amor patrio

Ibrahim Gokcek, pochi giorni prima di morire in una prigione turca (Immagine da youtube)

Cantava la libertà. Nel 2015 il complesso musicale turco Grup Yorum è stato arrestato, accusato di terrorismo. Ibrahim Gokcek, il bassista quarantenne della band, è morto giovedì in ospedale a Istanbul dopo 323 giorni di digiuno per protesta. Il 3 aprile si è spenta Helin Bolek, dopo 288 giorni di digiuno. Ad aprile è morto in carcere Mustafa Kocak, 28 anni, condannato senza prove all’ergastolo per vendita di armi. Come riporta il Corriere della Sera di venerdì, a firma Monica Ricci Sargentini, chiedevano la scarcerazione immediata di tutti i membri del loro gruppo, l’annullamento del mandato di cattura per altri musicisti, la cancellazione del divieto di esibizione. Hanno sempre sostenuto che non facevano parte di gruppi terroristici perché “sapevano pensare con la propria testa”.

Martedì scorso il tribunale di Istanbul aveva accolto la richiesta del gruppo di poter ritornare a cantare. E Ibrahim dal letto di morte ha fatto il segno di vittoria. Le sue ultime parole sono state: “Amore per le persone e per la patria”.

Forza morale, dignità, amore per il prossimo, amor patrio sono valori che gli italiani non sanno neppure più cosa significhino. Allora la domanda che dobbiamo farci per onestà intellettuale è questa: la libertà ha varie facce o una sola? Sono settimane che gli italiani si riempiono la bocca di violazione del diritto costituzionale di libertà da parte del governo perché, a causa della pandemia, sono dovuti stare agli arresti domiciliari sul divano, in giardino, in terrazza gustando torte fatte con le loro mani o piatti ordinati nei migliori ristoranti, a seconda dell’estro e della voglia. Ora protestano perché devono usare mascherine, guanti e autocertificazioni su dove sono diretti. Non possono andare nelle seconde case, al mare o ai monti. Vacanze all’estero non se ne parla. Uscire dalla propria regione? Vedremo.

L’unica tragedia è che molti, moltissimi, che devono lavorare per vivere, non possono riprendere le loro attività e le banche fanno le gnorri non erogando nemmeno i prestiti fino a 25 mila euro garantiti dallo Stato. Chi protesta ha ragione, ha torto? Lo sapremo solo a pandemia finita. Nessuno ha la soluzione: se sia da favorire la salute o il lavoro. Governo e autorità locali navigano a vista, terrorizzati di perdere elettori più che della diffusione del covid.

Marcello Veneziani nel suo ultimo saggio profetico Dispera bene. Manuale di consolazione e resistenza al declino (Marsilio Nodi) uscito a gennaio, quindi scritto prima del virus, osserva: “La massa cresciuta in modo selvatico in una società permissiva che scambia i diritti coi desideri, la libertà con ciò che mi va di fare, ha smesso di sentirsi un popolo e vive una ringhiosa solitudine di massa, dissimulata dallo stare connessi ogni momento. Social ma asocievole”.

E ancora, sintetizzando: Che ne è della libertà? Cos’è la libertà concepita oggi dall’opinione corrente? Cos’è oggi questo Valore Assoluto da non barattare con l’ordine né con nessun altro bene o principio? Come la fede, i legami, la verità, le responsabilità.  Libertà è fare tutto quello che mi gira per la testa. E’ non avere limiti, salvo purtroppo quelli economici; liberarsi di regole, obblighi morali, liberare i propri desideri, vivere come ci va. Seguire le mode e i trend, i consumi veicolati, le opinioni prefabbricate. Niente da pensare; solo cose da comprare, magari online. E’ questa la libertà? Non porre limiti alle proprie voglie e mutazioni, evitando solo di commettere reati; ma anche in questo caso c’è indulgenza umana e giudiziaria. Niente pene esemplari, sennò è carcere ostativo. “L’importante è stare bene con me stesso, ripete il rosario quotidiano di banalità libertarie, libertine, libertose. Ma era questa la libertà per cui si sono battuti i combattenti della libertà?”

Non è questa per cui sono morti Ibrahim, Helin, Mustafa. Eroi della libertà davanti ai quali dobbiamo inchinarci e sopportare tutte le restrizioni, anche sciocche, che il governo ci propina in questi giorni. Ma siamo vivi e pure ingrassati, altro che digiuno per difendere il proprio pensiero libero. Possiamo insultare Conte e company sui social e parlare, cantare alla luce del sole. Perché, anche se la democrazia non è potere al popolo, è libertà di espressione. Libertà di dire e fare quello che ci passa per la testa.

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