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Trump prende in ostaggio il Pentagono ma non riesce a cancellare l’immunità dei social

Il presidente ha cercato di legare i fondi alla difesa alla cosidetta cancellazione del "Section 230" che protegge i social media sul web, ma il Gop non ci sta

Donald Trump (Illustration by Antonella Martino)

La Camera non si piega. E questa volta sono i repubblicani che si oppongono alla Casa Bianca. Il presidente Trump ha cercato di legare l’approvazione dei fondi al Pentagono con la cancellazione dell’immunità per le piattaforme sociali del web. La cosiddetta Section 230 del ‘Communication Decency Act’ con cui si garantisce ai social l’immunità sui post messi dalle terze parti. In pratica Facebook, Twitter, Watsup, Instagram, Tumblr e tutti gli altri, non sono responsabili dei contenuti che vengono postati sui loro siti e che inoltre segnalano o censurano la non correttezza delle informazioni sui post.

“Un regalo degli Stati Uniti a Big Tech” (le uniche società in America che hanno ottenuto questo tipo di benefici che è stato incluso nel capitolo 230 della legge sul Welfare Corporate) – afferma il presidente in uno dei suoi twit – è una seria minaccia per la nostra sicurezza nazionale e per l’integrità delle elezioni. Il nostro Paese non sarà mai al sicuro se si continua a consentire che questi benefici rimarranno in futuro”, spiega, dandogli anche un connotato di pericolo alla sicurezza nazionale, e per questo la vuole eliminare legandola al National Defense Authorization Act (Ndaa) con cui appunto si chiedono i finanziamenti per il Pentagono. Trump aveva minacciando che avrebbe messo il veto se la Section 230 non fosse stata eliminata. In realtà il presidente è piccato dal fatto che i social censurino o segnalino i suoi post con le sue bugie e lui li accusa di nascondersi dietro l’immunità per segnalare o, addirittura bloccare, i contenuti ritenuti sgraditi. Molti dei parlamentari repubblicani ritengono che la Section 230 sia una forma di censura e la vorrebbero modificare, ma assolutamente non hanno i volute legarla ai finanziamenti per il pentagono.

Trump in passato aveva già cercato di abrogare questa norma minacciando anche allora il veto quando gli fu presentata la legge che imponeva alla Difesa di cambiare i nomi delle basi militari intitolate ai soldati confederati. Anche allora il presidente legò la legge alla cancellazione della “Section 230”. E anche allora la sua minaccia fu bocciata.

Forse è per questo che Donald Trump pensa seriamente di allearsi a Newsmax il controverso sito video-web legato all’estrema destra dopo che sia i siti convenzionali ma anche i vecchi alleati come Fox News, hanno preso le distanze. Trump ha bisogno di un megafono per raccontare le sue realtà “alternativa” e non trova più spazi in quelli tradizionali. Così pensa alla piccola tv ultraconservatrice dell’amico Christopher Ruddy, che con Greg Kelly che con il suo programma delle 19 su Newsmax è il mezzobusto più popolare. Se Trump dovesse approdare su Newsmax con un programma tutto suo, eliminerebbe la censura che gli viene fatta da Twitter e Facebook. Tutto, ovviamente dipenderà dal peso politico che Trump continuerà ad avere dopo la partenza dalla Casa Bianca con le sue truppe ultras.

All’inizio del 2019, Newsmax e un’altra microscopica emittente, American One News (Oan), erano considerate le portavoci dei gruppi dell’ultradestra nel mondo dell’informazione. Ora Trump non passa giorno che dia credito alle loro storie. Newsmax come una calamita attira gran parte dei 71 milioni di elettori che hanno votato per Trump e che danno credito alle sue “fiction” di aver perso ingiustamente le elezioni per i brogli elettorali. Così se Section 230 non sarà eliminata lui ha già pronto un altro megafono per raccontare le sue fantasie.

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