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Libertà di aizzare alla violenza? Quando i social non fanno più sconti a Trump

Dopo l'assalto dei manifestanti pro-Trump al Congresso, twitter e facebook hanno bloccato l'accesso del presidente: una decisione apparsa inevitabile

Il conto Twitter di Trump il 6 gennaio, con un post poi cancellato perché ritenuto pericoloso

Incredibile anche il giorno dopo l’assalto a Capitol Hill, vedere i sostenitori del Presidente Repubblicano che ancora urlano contro e minacciano i giornalisti ritenuti spacciatori di fake news e ripetono: ”corda e palo per i cronisti”. Alla fine, Mark Zuckerberg di Facebook ha riassunto così i motivi della decisione: "Il rischio di consentire al presidente di continuare a usare il nostro servizio in questo momento è semplicemente troppo grande. Lo faremo indefinitamente e per almeno le prossime due settimane fino a quando una pacifica transizione di potere non sarà completata”

L’America non sarà mai distrutta dall’esterno. Se cadiamo e perdiamo le nostre libertà, sarà perché ci siamo distrutti da soli”.

Abramo Lincoln non avrebbe mai immaginato quanto è successo nelle ultime ore. E ancora 24 ore dopo il fattaccio le squadre di sostenitori, chiamiamoli così, di Donald Trump, urlano ai giornalisti che sono solo capaci di spacciare fake news. E anche il mite Antonio Di Bella della Rai è costretto a raccontare che ha sentito con le sue orecchie ripetere: “corda e palo per i cronisti”.

Adesso che tutto è globale grazie ai social anche il buonsenso dovrebbe esserlo. E invece tutti hanno paura che lo Stato più armato del mondo, mentre la pandemia uccide uomini e donne, possa continuare a protestare, a contestare, a rivendicare. E i giornalisti, sotto accusa come spacciatori di fake news, sono in prima linea nonostante le minacce e le derisioni. I social registrano umori e malumori. Tutto sembra sottosopra. Tutto, dicono gli esperti era previsto e prevedibile. Mentre continuiamo a vedere immagini di sciamani e pettoruti pelosi sostenitori di Trump.  Violenza, razzismo, negazionismo, populismo tutto in salsa molto folk. Non è l’America che amiamo. Non è l’America solidale e vera. E’ l’altra America quella che non avremmo mai voluto vedere ma che oggi, vista dall’Italia, sembra lontanissima dai nostri sogni.

Il presidente Donald Trump (Illustrazione di Antonella Martino)

I social hanno deciso di bloccare subito l’account del tycoon, a questo punto abbandonato da tutti.  Il primo blocco è arrivato su Twitter per 12 ore e a seguire quello di Facebook fino alla fine della Presidenza. Sempre Facebook, ma anche YouTube, hanno eliminato il video in cui l’ex presidente invitava i rivoltosi a tornare a casa nonostante le elezioni fossero state rubate. Il comunicato di Facebook così giustifica l’eliminazione del video: “Lo abbiamo rimosso perché riteniamo contribuisca al rischio di violenze” e YouTube ha evidenziato: “Il video è stato rimosso perché viola le politiche sulla diffusione dei brogli elettorali”

Nemmeno Apple è rimasta in silenzio. Tim Cook l’amministratore delegato ha twittato: “Oggi è un capitolo triste e vergognoso nella storia del nostro paese. Dobbiamo completare la transizione dell’amministrazione del presidente-eletto Joe-Biden”.

E’ stata assunta dai manager dei maggiori social network una decisione storica, definita dai maggiori osservatori “senza precedenti”. Mark Zuckerberg non ha usato mezzi termini in un suo post: “Il rischio di consentire al presidente di continuare a usare il nostro servizio in questo momento è semplicemente troppo grande ed ha aggiunto “ lo faremo indefinitamente e per almeno le prossime due settimane fino a quando una pacifica transizione di potere non sarà completata”.

Stessa sorte per l’account di Instagram. Così il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha elogiato i social per la loro decisione: “Voglio ringraziare i leader dei media, i leader delle aziende dei social media per quello che stanno facendo…. Non lasciate che quest’uomo abbia una piattaforma”.  

Chi come me è stato negli USA per studiare i segreti della comunicazione politica e ha sperato un giorno di vivere in quel posto dove nella Costituzione è previsto il diritto alla felicità, ha guardato con sgomento a ciò che è accaduto nel Campidoglio degli Stati Uniti a Washington DC. Incollati alla televisione abbiamo assistito ad un vero e proprio assalto organizzato dai sostenitori di Donald Trump.

La folla che assale il congresso (Photo: youtube)

Le immagini e i video sono diventati immediatamente virali sui social network e su Twitter gli utenti cinguettavano preoccupati per quello che stava accadendo e per una situazione ormai fuori controllo. La polizia che puntava le armi e le persone che correvano dentro e fuori l’edificio, una scorribanda che è terminata con 4 morti e 13 feriti.

Ripenso a quanto ha scritto il sociologo Evgeny Morozov nel suo libro “L’ingenuità della rete” richiamando il pensiero del filosofo danese Kierkegaard:

Una cosa è per gli attivisti veri e impegnati, quelli che rischiano la pelle giorno dopo giorno per opporsi ai vari regimi, adottare Facebook o Twitter e usare quelle piattaforme come aiuto per i loro fini. (Magari stanno sopravvalutando l’efficacia complessiva delle campagne digitali, o ne stanno sottovalutando i rischi ma il loro impegno è autentico). Altra cosa, completamente diversa è per i singoli che possono avere interessi passeggeri in una data causa mettersi assieme ed avviare campagne per salvare il mondo”.

Questo è il caso di un singolo che per tutelare i suoi interessi ha usato la sua popolarità, attraverso il populismo, sfruttando il ruolo di Comandante in Capo degli Stati Uniti, per sobillare attraverso i social i suoi seguaci alla rivolta. A questo aggiungiamo, e il caso del giornalista a Washington della Rai Antonio Di Bella ne è la testimonianza: le minacce ai giornalisti, accusati di diffondere solo fake news mortificando la libertà di stampa e uccidendo la libertà di opinione. Inaccettabile. Incredibile.

Ho aperto questa riflessione con Abramo Lincoln e con lui voglio concludere, in questo momento storico.

“Noi, il Popolo siamo i padroni legittimi sia del Congresso che dei tribunali, non per rovesciare la Costituzione, ma per rovesciare gli uomini che pervertono la Costituzione”

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