Cerca

PoliticaPolitica

Donne in lotta senza confini

Intervista con il Ministro per le Pari Opportunita' Mara Carfagna, all'Onu per la Commissione sulla condizione femminile: "Le mutilazioni genitali sono un problema globale"

Lo scriviamo subito: non è soltanto bella. Questa settimana all’Onu, il ministro italiano delle Pari Opportunità Mara Carfagna si è fatta ammirare più che per la sua avvenenza, per la sua tenacia nel ribadire concetti chiari e forti. Quest’anno la discussione generale in seno alla 54.ma sessione della Commissione sulla Condizione Femminile cadeva a 15 anni dalla Dichiarazione internazionale di Pechino per la parità dei sessi. Una dichiarazione che per il ministro Carfagna ha rappresentato "una svolta epocale nel riconoscimento del ruolo delle donne nello sviluppo politico, sociale e culturale all’interno di ogni società e dell’intero pianeta". Proprio in Italia dopo la conferenza di Pechino nacque il ministero per le Pari Opportunità. Ci ha fatto soprattutto impressione la riunione per coordinare la lotta contro le mutilazioni genitali femminili (mgf), una delle aggressioni "più profonde ed odiose nei confronti dei diritti della donna". Carfagna ha ribadito che la lotta contro le mgf, in quanto violazione dei diritti umani, costituisce una delle direttrici principali della politica estera italiana, e che bisogna adesso spingere per una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu. Seduta nel posto d’onore in una sala gremita di donne africane, tra le rappresentanti d’Egitto, Senegal, Burkina Faso e Kenya, l’Italia ha fatto una bellissima figura.

 

  Il ministro Carfagna poi ci ha concesso questa intervista rispondendo a tutte le domande di  America Oggi, tranne una. Ci avevamo pensato bene prima di porla, e credendo di interpretare correttamente le aspettative del lettore del giornale degli italiani in America, avevamo anche chiesto:

  Nel 2008, quando lei fu nominata all’incarico di Ministro delle Pari Opportunità, esplosero i pettegolezzi sul suo passato di show girl e sulla sua bellezza apprezzata pubblicamente anche dal premier Silvio Berlusconi. Con che stato d’animo lavora una giovane donna chiamata ad un importante incarico ministeriale dopo le pressioni che ha ricevuto? Lei è certamente bellissima, ha svolto in passato il lavoro di soubrette tv, ma è anche una donna laureata in legge, all’Onu è apparsa molto efficace. Ha mai pensato di mandare tutti a quel paese e rinunciare all’incarico?

  Il ministro Carfagna ci ha replicato che dopo aver risposto mille volte alla stessa domanda, ha deciso di non volerlo fare più.

  A questa conferenza dell’Onu sulla condizione femminile lei partecipa per il secondo anno consecutivo. Questi convegni li trova "concretamente" efficaci?

    «È efficace confrontare le ricette applicate dai singoli Paesi, discutere di come risolvere i problemi, importare "buone pratiche" che hanno funzionato altrove nei propri Paesi. Ed è utile fare blocco comune contro le violazioni dei diritti delle donne, trasmettere loro il messaggio che pratiche come le mutilazioni genitali, per esempio, sono duramente contrastate da tutto il mondo, isolarli politicamente». 

    Lei ha avuto un ruolo rilevante anche alla tavola rotonda, organizzata con il sostegno di Unicef e Unfpa, dedicata al terribile fenomeno delle mutilazioni genitali femminili. L’Italia con lei ha aperto e chiuso i lavori, era l’ unico paese occidentale partecipante, seduta al centro dei rappresentanti di Egitto, Senegal, Burkina Faso, Kenya. Come nasce questo impegno italiano molto apprezzato dai governi africani presenti al dibattito?

    «Come ho avuto modo di dire alla tavola rotonda, il problema delle mgf è un problema globale, che, attraverso i flussi migratori interessa anche tutti i Paesi europei, seppur con una incidenza diversa.  Ho quindi pensato che fosse giusto affrontare le cause dei problemi coi leader di quei Paesi che il problema ce l’hanno in "casa", studiare strategie comuni. Ed ho trovato persone, donne politiche, molto disposte ad affrontare il tema, che non si sono nascoste dietro alla "tradizione" o ai "costumi", ma si sono lasciate coinvolgere in questa lotta che deve essere senza confine».

   Lei ha detto che la legge italiana in materia di mgf è molto severa, però ha anche ammesso che non si è mai riusciti a perseguire in Italia questo crimine. Insomma c’è la legge ma non si riesce a difendere ancora le donne colpite, quelle bambine degli immigrati africani che vengono devastate da questa ingiustizia. Perché?

    «La legge italiana prevede pene da quattro a dodici anni di reclusione per chi costringe la propria figlia alle mgf. In passato vi sono state diverse denunce, poi soltanto qualche segnalazione. Questo perché, scoperto che si tratta di un reato, le famiglie provenienti da Paesi a tradizione escissoria  hanno cominciato a sottoporre le loro figlie agli interventi nei Paesi di origine, durante le vacanze estive. E, per questa ragione, non sono perseguibili in Italia. Perciò resto convinta che, accanto alla pena, sia importante investire sulla prevenzione, come abbiamo cercato di fare con uno spot, realizzato dal mio Ministero, rivolto soprattutto alle famiglie».

    Qual è il diritto più importante per la donna italiana che secondo lei viene male o affatto rispettato in Italia? Cosa intende fare?

    «Io penso che, innanzitutto, si debba garantire la sicurezza alle donne. E, quindi, la non-discriminazione nel mondo del lavoro. In poco tempo il Governo ha messo in campo molti interventi per contrastare il fenomeno delle violenze e i risultati si vedono: negli ultimi dodici mesi si è registrato un decremento del 7% dei casi di violenza sessuale, l’introduzione del reato di stalking ha portato a oltre cinquemila denunce e mille arresti. Per le discriminazioni sul luogo di lavoro abbiamo approvato la Direttiva europea 54, che multa chi discrimina le donne sul posto di lavoro, prevedendo sanzioni molto alte e, nei casi più gravi, addirittura l’arresto. Quest’anno ci vogliamo dedicare alle mamme che lavorano, potenziando i servizi all’infanzia. Per questa ragione abbiamo stanziato 40 milioni di euro per finanziare micro-asili nido e altrettante risorse per gli asili nido dentro gli uffici delle pubbliche amministrazioni».

   Lei si è candidata nelle liste del Pdl alle elezioni regionali in Campania. Perché non ha corso per la presidenza della Regione? Cosa pensa delle accese polemiche sulla mancata iscrizioni delle liste del Pdl nel Lazio e in Lombardia?

    «Faccio già un "lavoro" che mi piace moltissimo, quello di Ministro, e che intendo portare a termine per tutta la legislatura. Per questa ragione non mi era possibile candidarmi alla guida di una Regione così importante. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi mi ha chiesto di impegnarmi comunque in prima persona ed ho accettato di candidarmi come capolista per il Consiglio regionale perché amo la mia terra. Quanto alle liste escluse per vizi formali, penso che una soluzione la si troverà e rapidamente: certo è impensabile che in Regioni importanti come il Lazio e la Lombardia la vittoria vada a qualcuno "a tavolino", per assenza di concorrenti».

    Parliamo di libertà  d’informazione. Cosa ne pensa della cancellazione dei programmi della Rai come Annozero, Porta a Porta e Ballarò un mese prima delle elezioni regionali? Si tratta di censura? In America un fatto del genere non sarebbe mai potuto accadere…

    «La Commissione di Vigilanza della Rai ha applicato le leggi sulla par condicio, ha chiesto a tutti i conduttori di garantire parità  di spazio a tutti i partiti politici per un mese di tempo, da qui alle elezioni Regionali. Probabilmente la legge andrà rivista, certo in Italia c’è stato un uso strumentale della televisione, qualche programma si è trasformato, in un momento delicato come lo è sempre la vigilia delle elezioni, in un processo al Presidente del Consiglio e ciò è intollerabile. Il diritto di critica è sacrosanto e legittimo, ma deve essere utilizzato con giudizio, senza gettare fango sugli avversari politici».

    Ultima domanda, facciamo che abbia trovato qui a New York la lampada di Aladino: dopo questo incarico ministeriale, potesse scegliere senza alcun limite, di cosa le piacerebbe occuparsi?

    «Già molti dei ‘desideri’ che avevo all’inizio del mio mandato si sono avverati, come  l’introduzione della legge sullo stalking. Finora mi sono occupata prevalentemente di donne e bambini, probabilmente in futuro mi piacerebbe occuparmi in particolare di questi ultimi».

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter