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ONU/ L’Africa non ci sta più

Jacob Zuma con accanto il segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon

Jacob Zuma con accanto il segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon

Il Presidente del Sud Africa, Jacob Zuma al CdS dell’Onu spinge una risoluzione affinché le grandi potenze non intervengano nelle crisi senza consultarsi con l’Unione Africana

Alle Nazioni Unite questa settimana protagonista ancora una volta l’Africa, con la presenza, giovedì, del Presidente del Sud Africa Jacob Zuma, che, al Consiglio di Sicurezza -questo mese presieduto da Pretoria- ha guidato una riunione dedicata al rapporto tra l’UnioneAfricana (UA) e i Quindici in materia di pace e sicurezza. Alla fine della lunga riunione, é stata votata ad unanimità la risoluzione 2033 (2012) che sottolinea la necessità di migliorare i rapporti tra l’Unione Africana e le Nazioni Unite per la risoluzione dei conflitti in Africa, ma dopo un dibattito che ha messo in evidenza uno scontro politico tutt’altro che secondario tra l’ONU, o almeno per le potenze occidentali in seno all’Organizzazione, e l’Unione Africana, in particolare il Sud Africa.
La riunione era stata aperta da un discorso del Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon, il quale aveva sottolineato come molte delle crisi inAfrica in cui le Nazioni Unite sono coinvolte hanno trovato proprio nell’Unione Africana un supporto essenziale, come in Somalia e in Darfur. Quando la parola é passata al Presidente Zuma, questi accusando ‘certe potenze’ del Consiglio di Sicurezza di "aver ignorato l’Unione Africana nel prendere la decisione di dare il via libera ai bombardamenti da parte delle forze Nato in Libia”, ha ribadito che l’Unione Africana ha cercato di dare un significato concreto alla Carta delle Nazioni Unite là dove questa richiama la cooperazione con le organizzazioni regionali, ma non così ha fatto il Consiglio di Sicurezza.
La cooperazione é vantaggiosa, ha detto Zuma, perché le organizzazioni regionali come l’Ue, sono più adatte a interpretare le ragioni e le dinamiche delle diverse crisi locali. L’Unione Africana, nel caso della Libia, ha ricordato il Presidente sudafricano, aveva sviluppato una road map per una via politica alla soluzione del conflitto in Libia, in sede Onu è stata ignorata scegliendo l’opzione sostenuta dalle grandi potenze europee, quella dei bombardamenti della NATO, con conseguenze che hanno avuto ripercussioni anche su altri Paesi.
"La lezione che dovremmo trarre dall’esperienza in Libia” secondo Zuma, "é che una maggiore coerenza politica e una visione comune tra l’Unione Africana e le Nazioni Unite sono fondamentali nella risoluzione dei conflitti africani, e per questo riteniamo che il rapporto tra le due organizzazioni vada istituzionalizzato”. Aggiungendo: "L’Africa non deve mai più diventare un parco giochi per alimentare gli interessi di altre regioni”.
Durante il dibattito le parti si sono invertite, e sotto accusa è finita l’Unione Africana. Le critiche più pesanti sono state quelle dall’Ambasciatrice americana Susan Rice, secondo la quale l’Unione si è mossa spesso in ritardo, sottintendendo che il Consiglio di Sicurezza non avrebbe potuto aspettare, adeguandosi alle lentezze decisionali dell’Unione Africana.
Il rappresentate della Gran Bretagna, il numero due della missione, Phillip Parham, ha sottolineato che per quanto serva una maggiore cooperazione tra il Consiglio di Sicurezza e l’Unione Africana, la risoluzione che si stava approvando non poteva essere interpretata come un ridimensionamento delle prerogative del Consiglio di Sicurezza, che resta l’or- gano principale in capo al quale vi è la responsabilità di rispondere velocemente ed efficacemente ad ogni pericolo per la pace e la sicurezza.
All’uscita del Consiglio di Sicurezza, il Presidente Zuma ha risposto alle domande dei giornalisti sul mancato coordinamento tra l’Onu e l’UnioneAfricana nella gestione della crisi in Costa d’Avorio e Libia. Zuma, al di là dei toni concilianti, ha ribadito la centralità dell’Unione Africana nelle crisi regionali. "Non é che l’Unione Africana non ritiene utile il coinvolgimento esterno durante una crisi nella sua regione, anzi, lo riteniamo utile, soltanto che si deve fare piú attenzione al modo in cui avviene questo coinvolgimento. Ci vuole sicuramente piú coordinamento e dialogo tra ONU e Unione Africana. Durante una crisi noi continuiamo ad auspicare l’aiuto esterno, ma critichiamo certe mancanze di coordinamento con l’UnioneAfricana e, come nel caso dei bombardamenti Nato in Libia, siamo critici quando l’azione condotta viene svolta fuori dalle direttive di una risoluzione dell’Onu”.
La sostanza del messaggio di Zuma alle potenze del Consiglio di Sicurezza è stata chiara: nessuno pensi di ripetere in Africa qualcosa di simile a quanto fatto in Libia.
Occasione per ‘allenarsi’ a una rinnovata capacità di coordinamento ONU e Unione Africana l’avrebbero fin da subito in Somalia.
Il sottosegretario agli affari politici dell’Onu, Lynn Pascoe, e il Commissario per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana, Ramtane Lamamra, proprio ieri, hanno sottolineato la necessità di una strategia globale per affrontare i gravi problemi politici, umanitari e di sicurezza che il Paese si trova a fronteggiare, non ultimi gli attacchi dei pirati al largo delle coste somale e la presenza di gruppi armati come quello islamista di Al-Shabaab. Servono, hanno detto, risorse affidabili e tempestive alla missione dell’Unione Africana (Amisom), affinché possa adempiere al meglio il suo mandato, ribadendo l’importanza dell’assistenza internazionale per sviluppare le forze di sicurezza somale.
L’Unione Africana ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di aumentare la forza di pace Amisom in Somalia, e un maggiore impegno economico per la lotta contro Al-Shabaab. I Ministri degli Esteri e della Difesa di Sud Africa, Kenya e Uganda, unitamente all’Alto Rappresentante dell’Ua in Somalia, hanno inviato al Consiglio di Sicurezza una nota ufficiale per un maggiore impegno della comunità internazionale contro i miliziani somali che stanno destabilizzando la regione orientale del continente africano. Ramtane Lamamra, ha evidenziato i successi ottenuti nella capitale, Mogadiscio, dal mese di agosto, ma ha sottolineato anche la necessità di rinforzare l’impegno militare nell’ambito dell’Amisom che attualmente conta 9 mila soldati provenienti da Burundi, Uganda e Gibuti in attesa che anche le forze di difesa del Kenya si uniscano.
Mark Bowden, il Rappresentante per gli aiuti delle Nazione Unite in Somalia, che ha parlato di un grande successo dell’intervento dell’ONU nel salvare milioni di vite che l’anno scorso erano in pericolo a causa della siccitá e della fame. "Il nostro appello per gli aiuti è valso oltre 1,3 miliardi di dollari stanziati e già quasi tutti spesi in Somalia in soccorso della popolazione”, avvertendo che i risultati raggiunti "sono molto fragili e hanno bisogno del continuo sostegno della comunità internazionale”.
L’Onu é riuscita a portare in Somalia da 750 mila a 150 mila le persone a rischio di morte per fame. Ma sono almeno 4 milioni i somali che hanno bisogno di cibo, acqua, cure mediche.

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