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ELEZIONI USA/ L’America geopolitica

Flussi migratori si integrano nelle zone ’concordi’. Thomas Frank denuncia un elettorato repubblicano che ’vota contro se stesso’

Al momento, ovviamente, nessuno può prevedere con certezza chi vincerà le prossime elezioni presidenziali americane in programma per novembre 2012 ma è possibile stabilire, con un ragionevole margine di certezza, che il Presidente in carica Barack Obama, riuscirà ad avere la meglio sul suo avversario repubblicano, chiunque esso sia, in specifiche aree geografiche del paese. Gli stati costieri del nordest atlantico, come New York, il Massachusetts e il Connecticut, e quelli pacifici come la California e l’Oregon finiranno quasi certamente col votare democratico come è avvenuto puntualmente in tutte le ultime consultazioni elettorali. La maggior parte degli stati del Midwest e del Sud invece, daranno quasi certamente la loro preferenza al candidato repubblicano confermando, anche in questo caso, un trend che si è ripetuto con una certa puntualità in anni recenti.

A decidere chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca, sarà quindi un manipolo di stati (Florida, Missouri, Pennsylvania, Wisconsin…) la cui recente storia elettorale è meno prevedibile grazie al carattere politicamente, socialmente ed etnicamente meno omogeneo della loro popolazione. Anche all’interno dei singoli stati inoltre, è possibile pronosticare con una certa precisione la distribuzione del voto, con le contee urbane che finiranno col votare a sinistra e quelle rurali schierate, per lo più, a sostegno dei conservatori.

A detta di molti osservatori, uno dei problemi più gravi che affliggono il clima politico americano, da un paio di decenni a questa parte, consiste nella progressiva polarizzazione delle posizioni ideologiche dei due principali partiti che rende quasi impossibile ogni forma di dialogo tra maggioranza e opposizione e che ha relegato l’arte del compromesso tra le reliquie di un pittoresco e ormai remoto passato.

Questa estrema contrapposizione ideologica sembra essere direttamente connessa ai cambiamenti demografici in atto nel paese con una popolazione sempre più raggruppata a seconda di specifiche ’aree di appartenenza’. I criteri che determinano alcuni di questi raggruppamenti, come quelli etnici, sono abbastanza prevedibili: i flussi migratori provenienti da particolari paesi ad esempio, tendono a concentrarsi in quelle regioni dove le stesse nazionalità sono già insediate da tempo. 

Ma i mutamenti più recenti riguardano per lo più la sfera socio-economica e culturale in cui gruppi di persone appartenenti a determinati ceti sociali o caratterizzati da specifiche propensioni politiche, tendono a spostarsi in aree geografiche dove trovano una comunanza di idee e di opinioni all’interno della comunità locale.

Questi mutamenti del profilo demografico del paese, hanno avuto anche altre conseguenze laddove, i politici che rappresentano questi distretti nei parlamenti federali e statali, hanno iniziato sempre piú a riflettere le inclinazioni culturali del proprio elettorato, dando voce a posizioni omogenee provenienti da un elettorato omogeneo; perdendo ogni incentivo a cercare il compromesso con l’altra parte e favorendo così un graduale processo di polarizzazione ideologica.

L’altro aspetto interessante di questo fenomeno consiste nel fatto che, in seguito a questa progressiva radicalizzazione dei due maggiori schieramenti politici, il Partito Repubblicano ha finito con l’identificarsi sempre più con gli interessi dei ceti più facoltosi mentre il Partito Democratico tende a raccogliere le preferenze della parte meno ricca dell’elettorato. In base a ciò, ci sarebbe da aspettarsi che stati come New York o la California, che sono i più ricchi e produttivi del paese e quelli con la maggiore concentrazione di aziende e multinazionali, siano anche schierati politicamente a favore dei repubblicani mentre invece è vero l’esatto contrario.

Similmente, gli stati del Sud e del Midwest, che rappresentano la parte del paese più povera e più dipendente dai sussidi federali, è quella che vota inevitabilmente per la destra conservatrice che propone tagli drastici a quel governo federale sul cui aiuto molti di queste popolazioni fanno affidamento.

Questo paradosso é stato efficacemente descritto dallo scrittore Thomas Frank nel suo libro ’What’s the matter with Kansas?’ che ha messo in risalto proprio questa tendenza di una parte dell’elettorato conservatore a votare contro i suoi stessi interessi economici. Secondo Frank, la destra americana é riuscita a cooptare una vasta porzione del ceto medio e medio-basso spostando i termini del dibattito politico dalle questioni economiche a quelle culturali come il ruolo della religione nella società, le unioni gay, il diritto alle armi e l’aborto.

Questa strategia sembra aver funzionato finora ma, da un anno a questa parte, anche grazie all’affermazione del movimento Occupy Wall Street, il Partito Democratico sembra avere l’opportunità di rifocalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle enormi disparità sociali esistenti all’interno della società americana, un compito che dovrebbe essere facilitato anche dalle difficili condizioni economiche in cui il paese continua a versare.

Nel suo discorso annuale alla nazione il presidente Obama sembra aver voluto fare proprio di questo argomento uno dei temi principali della sua campagna elettorale prossima ventura, una tattica che dovrebbe rivelarsi particolarmente efficace se il suo avversario finirá con l’essere il candidato-miliardario Mitt Romney.

*Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in esclusiva sull’appzine L’Indro ed è disponibile su www.lindro.it

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