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PRIMO PIANO/ Passione Europa

Nelle foto, Gianni Pittella con Mario Monti e Martin Schulz

Nelle foto, Gianni Pittella con Mario Monti e Martin Schulz

Per Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento UE, l’Unione è un “sogno”, oltre che “una sfida difficilissima ed esaltante”. La sua esperienza a New York

Gianni Pittella è senza dubbio uno dei più noti politici italiani nel panorama europeo. L’energia che trasmette è contagiosa: mille idee, mille progetti. Un pensiero fisso: l’Europa. È la passione la cifra che meglio racconta quest’uomo: la passione sconfinata per la politica. Un impegno civile al quale ha dedicato l’esistenza. Classe 1958, ha percorso tutte le tappe di un incalzante cursus honorum: da consigliere comunale a eurodeputato. Eletto nelle file del PD, oggi ricopre il prestigioso incarico di vicepresidente vicario del Parlamento Europeo ed affianca il presidente Martin Schulz in questa complessa fase storica.

La sua conferma a vicepresidente – lo scorso gennaio a larghissima maggioranza – è stata certamente un vanto per tutti gli italiani. «Sono emozionato, commosso, fiero e onorato di essere nuovamente il primo vicepresidente del Parlamento europeo», aveva dichiarato al termine della sua elezione.

La scorsa settimana ha accolto, con il presidente Schulz, il premier Mario Monti in visita al Parlamento: «Monti può contare sulla stima e sul consenso del Parlamento. È una voce autorevole, in grado di dettare una linea politica. Il presidente indica una strada diversa da quella auspicata da Merkel e Sarkozy: la sola austerità non porta lontano. Crescita, coesione, rilancio dell’economia da un lato e dall’altro rafforzamento dell’integrazione europea». 

Pittella non nasconde la sua soddisfazione. Dopo anni difficili, l’Italia torna a dire la sua in Europa: «La nostra nazione ricopre nuovamente il ruolo che le spetta, grazie alla nostra presenza in Parlamento, grazie all’autorevolezza del presidente Monti».

Pittella è eurodeputato dal 1999: «Il mio impegno più importante è quello di portare avanti il mandato che gli elettori mi hanno consegnato. Bisogna saper meritare la fiducia della gente». Una fiducia che è andata via via crescendo con 65mila voti al primo mandato, 132mila al secondo e 138mila al terzo, in un territorio comprensivo di ben sei regioni, per un totale di dieci milioni di abitanti.

«Tenere insieme il sogno europeo con la dimensione locale è l’aspetto più affascinante, una sfida difficilissima ma esaltante. Un piccolo paese dimenticato, ha la stessa dignità di una metropoli». Europeo e fortemente glocal, Pittella conosce palmo a palmo il suo territorio. Meridionalista convinto, non concede però facili indulgenze. Della questione meridionale ha una visione molto chiara: occorre un piano di risanamento civile, non solo economico. Senza crescita culturale e civile, per il presidente non ci sarà mai una vera e propria rinascita.

«Io sogno un Sud che ritorni ad essere protagonista; che allontani lo spettro del clientelismo, dell’inefficienza, dello scarso rendimento della pubblica amministrazione. Un Mezzogiorno libero dalla camorra, dalla mafia, dalla ’ndrangheta. Un Meridione capace di divenire nuovamente un punto di riferimento. Autocritica senza piagnistei. Ma poi occorre rimettersi in corsa per riconquistare lo spazio che ci spetta».

Pittella punta molto sul dialogo con la società civile.

«Credo che sia fondamentale interloquire con i cittadini. Io lo faccio con ogni mezzo. Con la presenza diretta, con i social network. Non è vero che i cittadini siano lontani dalla politica. Essi detestano la cattiva politica; quando invece si avanzano proposte serie, hanno voglia di partecipare, di dire la loro».

Una visione diversa dalle lusinghe demagogiche dell’antipolitica: «Io credo che ci siano reazioni giustificate da comportamenti scorretti della classe politica; tuttavia l’antipolitica non giova a migliorare la situazione, piuttosto rischia di indebolire, di affievolire la democrazia. La terza repubblica italiana dovrà essere fondata su tre concetti imprescindibili: persona, partecipazione e territorio».

Ed all’impegno civile è dedicata Prima Persona, un’associazione fortemente voluta e promossa da Pittella. Si tratta di una rete ampia, diffusa su tutto il territorio nazionale e presto europeo e internazionale.

Tra i membri intellettuali, studenti, imprenditori, rappresentanti del mondo del volontariato e dell’associazionismo. E poi tanta gente comune, persuasa della necessità di tornare ad occuparsi degli spazi comuni in prima persona, “mettendoci la faccia”, rimboccandosi le mani.

«L’associazione non è e non vuole essere una sorta di altro partito. L’idea invece è quella di favorire la partecipazione alla vita democratica. Ogni singolo cittadino ha diritto di prendere parte nei processi di formazione delle decisioni – spiega Pittella -. Gli strumenti tradizionali della democrazia rappresentativa vanno ripensati, oggi la gente può e deve partecipare in maniera diretta. Penso alla diffusione della pratica dell’open government e della wikicrazia».

Una risposta chiara e concreta alle derive plebiscitarie, certo, ma anche all’antipolitica, all’indifferenza, al disimpegno: una rivoluzione culturale. Pittella conosce bene la realtà degli italiani all’estero. 

«Ho vissuto uno dei momenti più belli della mia vita – ricorda – quando il mio partito (allora i Democratici di Sinistra) mi incaricò di occuparmi degli italiani all’estero. In quel periodo viaggiai molto e mi resi conto di quanto fosse complessa e variegata la condizione dei nostri connazionali. Ci sono luoghi in cui gli italiani hanno raggiunto vette di eccellenza. Penso a New York e alla forte comunità italiana, apprezzata e stimata. Gli italiani ricoprono ruoli di grande prestigio che non possono che inorgoglirci».

Per Pittella la capacità di viaggiare, di portare le proprie competenze lontano dall’Italia, di arricchire il proprio bagaglio con esperienze importanti all’estero, resta un fortissimo valore aggiunto:

«Proprio a New York organizzai un incontro con la comunità scientifica. Il concetto di “circolarità” è fondamentale. È importante che le nostre risorse, i nostri talenti siano in rete, che abbiano la possibilità di interagire con la comunità internazionale».

La “brain circulation”, insomma.

«Io credo molto nella mobilità. Certo, vorrei che le nostre eccellenze avessero la possibilità di allargare i loro orizzonti, per poi tornare a dare il loro contributo per la crescita della loro nazione».

Che cosa sogna ancora Pittella?

«Sogno un mondo in cui i giacimenti di odio, di inimicizia, di guerra si esauriscano. Al loro posto miniere di amicizia, di amore, di pace. Non bisogna dimenticare che da quando è nata l’Unione, in Europa non vi sono state guerre. Lo ricorda spesso anche il presidente Napolitano, uno dei padri di questa Europa».

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