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BANCA MONDIALE/ Un dottore “coreano”

La lotta per la guida del maggiore organo finanziario vede vincere un candidato ’atipico’. Per diversi motivi

Per l’ennesima volta gli Stati Uniti hanno avuto la meglio nell’imporre il loro candidato alla guida della Banca Mondiale. Jim Yong Kim, il medico e antropologo nato a Seul 52 anni fa ma fin dall’etá d 5 anni emigrato negli Usa, ora Rettore del prestigioso Dartmouth College e già preside all’Università di Harvard, è stato eletto dal board della World Bank a guidare l’istituzione che dalla fine della Seconda Guerra mondiale presta i soldi ai paesi piú poveri e in via di sviluppo. Ma per la prima volta, l’elezione del candidato di Washington ha conosciuto concorrenza.

Fin da quando nel luglio del 1944 il Presidente Franklyn Delano Roosevelt alla conferenza di Bretton Woods delineó quali sarebbero stati il compito della Banca Mondiale e quali quelli del Fondo Monetario Internazionale, la World Bank ha visto sempre un americano alla sua guida, cosí come l’IMF uno europeo (dopo le dimissioni con ’scandalo’ di Dominique Strauss Khan é infatti arrivata un’altra francese, Christine Lagarde ).

Ma nonostante quest’ultima scelta della Casa Bianca, giá annunciata il 23 marzo scorso e approvata lunedí, conferma la regola una “rivoluzione” sembra comunque in atto. Infatti anche se a guidare la Banca Mondiale sará ancora una volta il candidato di Washington, questa volta la scelta di Obama é caduta su un accademico che si é formato lontano da Wall Street, dove invece tutti i predecessori avevano compiuto i primi passi della loro carriera (con l’eccezione Robert McNamara che, prima di andare a finire alla Banca Mondiale dopo essere stato Segretario alla Difesa, era stato presidente alla Ford). E infatti la scelta del Professor Yim Yong Kim non poteva essere piú lontana dai consueti banchieri e manager degli istituti d’investimento a Wall Street.

Per la prima volta, infatti le 186 nazioni che compongono la Banca Mondiale non si erano allineate al nuovo prescelto dalla Casa Bianca, ma anzi, erano state avanzate delle candidature alternative. Cosí erano scesi in corsa anche il colombiano José Antonio Ocampo, ex Ministro delle Finanze, e la sua omologa nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala. E quando Obama ha insistito su Jim Yong Kim, negli ultimi giorni prima dell’elezioni, Ocampo si è messo da parte allo scopo di aumentare le chance per la concorrente nigeriana.

Anche se a spuntarla è stato comunque il candidato ’imposto’ dagli Stati Uniti, la scelta può rivelarsi ’rivoluzionaria’ almeno per quel che riguarda l’impostazione data finora all’istituzione finanziaria internazionale. Infatti Yong Kim é tra i fondatori di Partners in Health, che si é prefissata di eliminare le malattie infettive come la tubercolosi nelle nazioni piú povere del pianeta. L’accademico e scienziato ha messo in mostra tutte le sue capacitá di organizzatore di interventi sanitari per le popolazioni meno fortunate quando ha poi infatti guidato l’Organizzazione Mondiale della sanitá. Quindi, dopo aver presieduto il dipartimento di Global Health and Social Medicine della Harvard Medical School, eccolo andare a guidare la World Health Organization per combattere la diffusione del virus Hiv.

Proprio nel percorso sanitario del neopresidente consiste il grande cambiamento: la crescita economica viene in questo modo legata a un parallelo sviluppo delle condizioni di vita e di salute primarie delle popolazioni, e avere uno scienziato come Yong Kim che ha dedicato la sua ricerca alla medicina sociale piuttosto che un Ceo da Goldman Sachs e simil é una scomessa ambiziosa da parte di Obama, e che potrebbe finire con il ribaltare l’approccio alle politiche di finanziamento dello sviluppo nei paesi piú poveri.

Si sussurra che a suggerire l’idea al Presidente sia stato proprio Robert Zoellick, l’attuale direttore della Word Bank scelto cinque anni fa da George Bush, che il 26 ottobre del 2008, in un commento pubblicato sul ’Washington Post’ pochi giorni prima della elezione del nuovo Presidente suggerí le istruzioni su come il prossimo mandatario avrebbe dovuto affrontare le sfide per lo sviluppo a fianco della Banca Mondiale sostenendo che, soprattutto, “abbiamo bisogno di un intervento di salvataggio di tipo umanitario e non solo finanziario”. 

Non è dato sapere quanto voti abbia preso Yong Kim sui 25 membri che compongono il ’board’ esecutivo della Banca Mondiale, ma secondo il Segretario al Tesoro di Obama, Timothy Geithner, l’elezione di Yong Kim é stata accolta sottolineando come con la sua “esperienza di vita in risolvere problemi molto complessi… Yong Kim aiuterá a immettere nuova vita negli sforzi della Banca Mondiale” nella promozione della crescita economica nel mondo.

La sua candidatura ha vinto anche su una concorrenza interna tutta americana, che vedeva in gara pesi massimi come Larry Summers, già a capo del Consiglio economico di Obama e l’attuale Segretario di Stato Hillary Clinton.

Ma oltre alle specifiche esperienze di Yong Kim di scienziato della sanitá sociale, un altro fattore avrebbe potuto spingere Obama alla scelta: le sue origini coreane. Infatti, a meno che non si creda nel Caso, dal prossimo luglio, quando Jim Yong Kim si insedierá alla Banca Mondiale, due uomini di origini coreane saranno a capo dei due piú grandi strumenti finanziari e di aiuti umanitari internazionali. Infatti anche il Segretario Generale Ban Ki-moon é stato da pochi mesi riconfermato alla guida delle Nazioni Unite. E allora, proprio nei corridoi del Palazzo di Vetro, qualcuno cominciava a collegare anche l’elezione di Yong Kim alle incessanti preoccupazione che l’amministrazione statunitense nutre nei confronti di quella crisi che molti definiscono la piú imprevedibile e potenzialmente pericolosa tra tutte quelle internazionali: la fallita azione di contenimento della Nord Corea armata di bombe nucleari.

Gli sconvolgimenti che potrebbero accadere non solo nella penisola coreana per l’imprevedibilitá di Pyongyan, ancora in mano ad un regime che neanche ’l’amica Cina’ riesce piú a controllare, potrebbero aver spinto Obama a cercare soluzioni alternative al bastone delle sanzioni e dell’isolamento, fino a qui improduttivi. Forse si vuole tentare un nuovo approccio e la strategia potrebbe avere piú chance se al lavoro meramente diplomatico si aggiungesse quello finanziario-umanitario guidato proprio dalla Banca Mondiale di Yong Kim.

Insomma, a Washington e a New York, gli esperti prevedono che con il Professor Jim Yong Kim cambierá l’impostazione finora avuta dalla Banca Mondiale ai problemi dello sviluppo e cosí potrebbe presto essere diverso anche il suo peso internazionale.

*Pubblicato precedentemente su www.lindro.it

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