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Ruby, la requisitoria della Boccassini “Ad Arcore un contesto prostitutivo”

di Paolo Colonnello - La Stampa

«Nipote di Mubarak? Balla colossale. Lo sapevano anche in Questura. L’inasprimento delle leggi voluto proprio dal governo Berlusconi»

MILANO. Ruby nipote di Mubarak? «Fu una balla colossale». Così il pm Boccassini poco fa in aula al processo dove Silvio Berlusconi è imputato di concussione e prostituzione minorile. «Silvio Berlusconi temeva che Ruby, rimanendo in Questura, potesse disvelare di avere fatto sesso con il Presidente del Consiglio ad Arcore. Perchè sapeva che era minorenne: lo sapeva Emilio Fede, lo sapeva la Minetti, la De Coinceicao, la Pasquino, lo sapeva Mora». Vicino alle conclusioni, il pm del processo Ilda Boccassini, tira i suoi colpi finali. 

 

È un contesto «prostitutivo», di interessi economici, di arrembaggio per una particina in tivù, di mancanza di valori culturali, quello in cui arriva la minorenne Ruby Rubacuori il giorno in cui mette piede ad Arcore per la prima volta: 14 febbraio 2010. Così accusa Ilda Boccassini nel giorno della sua requisitoria finale in un’aula stracolma di giornalisti. Ricorda, il magistrato, che l’inasprimento delle leggi sulla prostituzione minorile furono volute proprio dal governo Berlusconi, il pm Ilda Boccassini, nell’introduzione della sua attesissima requisitoria.  

Una premessa necessaria per spiegare anche perché di questa vicenda si è occupata lei stessa, responsabile della Procura distrettuale antimafia, proprio grazie alle competenze attribuite da queste nuove leggi. 

Quindi, il pm è passata ad illustrare la storia del processo e di Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori. «Il collega Sangermano vi ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio, che presso l’abitazione di Arcore del presidente del consiglio, le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per compiacere il piacere di silvio Berlusconi».  

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