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Rosario Crocetta: “Non sono un pupo dei poteri forti, ho scelto la libertà della responsabilità e della legalità”

Rosario Crocetta, Presidente della Regione Sicilia

Rosario Crocetta, Presidente della Regione Sicilia

Intervista con il Presidente della Regione Sicilia che paragona Berlusconi al Principe del Medioevo, ci spiega la visione fallocentrica dietro gli attacchi al ministro Kyenge e sulla vicenda MUOS ci dice: "Mi sono comportato da uomo delle istituzioni"

Rosario Crocetta viene eletto Presidente della Regione Siciliana il 28 ottobre 2012. Nato a Gela l’8 febbraio 1951, inizia da giovane il suo impegno nel Partito comunista. Ha lavorato all’ENI, parla quattro lingue, tra cui l’arabo, scrive poesie, ascolta musica classica e melodica. Per due mandati, nel 2002 e nel 2007, è stato “sindaco antimafia” della sua città. Vive sotto scorta con sei “angeli custodi” e si muove su un auto blindata. Nel 2003 è stato sventato il primo attentato organizzato dalla “Stidda” che aveva assoldato un killer in Lituania per ucciderlo durante la processione dell’Immacolata. Nel 2008 è ancora bersaglio della mafia e nel 2010, la DDA, Direzione Distrettuale Antimafia, blocca l’ennesimo piano di Cosa Nostra ed arresta cinque persone affiliate al clan mafioso Emmanuello di Gela. Il 2009 é l’anno della sua elezione a parlamentare europeo, poi nel 2012 viene nominato vicepresidente del Crim (Commissione speciale antimafia dell’Unione Europea).

Personaggio singolare nel panorama politico non solo siciliano. Gran comunicatore, credente, “madonnaro”, come lui stesso si definisce, rivoluzionario, omosessuale. Riportiamo questo dato assolutamente personale, solo per testimoniare quanto la Sicilia sia una terra impossibile da imprigionare in semplici cliché. Isola di contrasti e sorprese, nel bene e nel male. Crocetta infatti, in un territorio “maschio” per eccellenza, ha saputo decostruire ogni stereotipo e conquistarsi la fiducia di un elettorato ampio. La pagina Facebook Crocetta può, che ironizza sul personaggio e sulle sue promesse, è diventata un cult, poche ore dopo la sua pubblicazione. Lo sfottò spopola in rete, In o Out che sia, Crocetta è comunque molto “cliccato”.

Lo incontriamo a Palermo in un caldo pomeriggio di luglio mentre l’Italia attende il verdetto della Corte di Cassazione sul caso Mediaset.

Presidente come si vive un’esistenza sotto scorta? Ogni giorno in libertà condizionata. Ha mai pensato di mollare?

Tutto dipende da cosa si intende per libertà limitata: sono stato sindaco, europarlamentare ed ora Presidente della Sicilia. Se la mia azione politica fosse condizionata dai poteri forti del Paese, della Regione, della città, io sarei un uomo libero? Non credo affatto. Agire su condizionamento degli altri, che non sono il popolo democratico, ma affaristi, criminali, gente che uccide, che nega la libertà alle imprese, che impone la propria dittatura controllando il voto, gli appalti, la società e la politica non rende liberi. Io non sono uno strumento in mano alle mafie, un “pupo” direi in siciliano, una marionetta. Ho scelto la libertà vera che consiste nell’assumersi le responsabilità, agire nell’interesse generale della società e dei cittadini. Così mi sento libero ed in pace con la mia coscienza, anche se ho una vita blindata.

Privilegi di casta, lontananza dalla realtà, scandali, indifferenza, rappresentano la politica di casa nostra. L’indignazione della gente cresce in modo esponenziale. Cosa rappresenta per lei la funzione politica e dunque il potere?

La politica è spesso uno strumento per fare carriera, per avere potere e denaro. Non sono interessato a quello che spesso la politica rappresenta: carriera, denaro, potere; svolgo la mia funzione come un impegno umano, sociale, civile, culturale. Un atto d’amore. Papa Paolo VI diceva che la politica dovrebbe essere considerata la più alta forma di carità, cioè spendersi per gli altri. Purtroppo oggi prevale l’interesse personale. Ma quando si perde di vista il punto di riferimento missionario della politica, si perdono di vista i valori senza i quali ogni cosa diventa semplicemente un esercizio cinico, freddo. I valori ti salvano, danno un senso all’azione: ci sono cose che si possono mediare ed altre no, la politica considera tutto mediabile per restare in sella. Io non ho questo problema. Non sono legato al potere anzi mi sento “l’anti-potere”.

L’Italia vive un momento difficile, la crisi economica ed etica sembra dar voce ad intolleranze di ogni tipo, vedi l’ultimo caso della ministra all’integrazione Cecile Kyenge. In questi giorni si discute ancora dell’approvazione del decreto contro l’omofobia, siamo un Paese di bacchettoni ipocriti?

La decadenza culturale legata alla crisi economica non è un problema solo italiano, Olanda, Norvegia, Germania, sono ad esempio paesi interessati ai movimenti populisti di natura nazista che teorizzano la lotta violenta contro gli immigrati, lo scontro con l’Islam, l’anti-giudaismo, l’intolleranza nei confronti degli zingari. Purtroppo i movimenti razziali coinvolgono tutta l’Europa, come se nei momenti di difficoltà prevalesse la pancia, l’irrazionalità, la fobia verso l’altro. Non si risolvono i propri conflitti con l’odio, con l’idea di una superiorità etnica, sono solo meccanismi compensativi di disagi personali. Il disperato sociale del post industrialismo trova sfogo credendo di essere migliore in quanto bianco, occidentale, dunque vincente. L’assedio alla Kienge dipende da qualcosa di più profondo; non sarebbe vittima di aggressioni se fosse maschio, bianco e di successo. Diventa insopportabile a causa di certe frustrazioni maschiliste; è “imperdonabile” che sia donna, nera ed importante. In certe fantasie maschiliste le donne nere appartengono alla sfera dell’appagamento sessuale del maschio occidentale, che quindi si trova come evirato del fallo quale simbolo di potere. Questo tipo di persone deve fare i conti con una ministra affabile, intelligente, coraggiosa che non cade nelle provocazioni. La politica ha le sue colpe e la Lega le amplifica: queste frustrazioni non darebbero luogo a manifestazioni esterne così violente se non ci fosse un movimento politico come quello di Maroni che non rende necessarie le scuse, il pentimento, né il percorso di ragionevolezza. La Lega blocca lo sviluppo del Paese.

L’Italia soffre per le grandi difficoltà economiche, occupazionali, di sviluppo. Ce la faremo a riprenderci?

Penso che l’Italia uscirà dalla crisi, troverà come ha sempre fatto il sistema per venire fuori dalla situazione faticosa e complicata in cui ci troviamo. Siamo un grande Paese, patria di Dante, Michelangelo, Antonello da Messina, Pirandello, abbiamo dunque le radici culturali per superare le difficoltà. In questi ultimi anni però è avvenuto qualcosa di più profondo: ai problemi storici, la corruzione, l’illegalità, la criminalità, l’esistenza di un certo “andreottismo” che ha governato l’Italia, si é aggiunta una degenerazione ancora più forte: il “berlusconismo”. Un sistema pericoloso per la democrazia e per la politica in quanto teorizza l’ingiudicabilità del politico, che per essere considerato valido deve essere votato e basta. L’investitura popolare gli consente potere assoluto e privilegi. E’ chiaro che si tratta di un sistema golpista ideato per fa saltare il meccanismo liberale dello Stato di diritto, in cui tutti i cittadini sono sottoposti allo stesso modo davanti alla legge. Il Principe del Medioevo non esiste più ma lo si vorrebbe far tornare in vita, oggi, in uno stato democratico, il Principe é sottoposto alla legge. La degenerazione di cui parlo pone una serie di interrogativi basati sui meccanismi della conquista del consenso: quanto incide il controllo dei media, la grande disponibilità di denaro?

Le cronache recenti hanno acceso un dibattito sul tema dello Ius soli legato al fenomeno dei popoli migranti. Qual è la sua posizione?

Ho dichiarato in varie sedi che la Sicilia deve iniziare a dare la cittadinanza simbolica ai figli degli immigrati che nascono nella nostra isola. Mettiamo in atto l’attribuzione ad un soggetto della cittadinanza, un diritto che a livello nazionale ancora non si vuole accettare. Se una donna immigrata partorisce in Sicilia, noi cominceremo a considerare quel bambino simbolicamente siciliano e quindi italiano.

Per la prima volta in Sicilia con la sua amministrazione debutta alle comunali dello scorso giugno la doppia preferenza di genere, che indica una particolare attenzione alla parità tra i sessi. Purtroppo in Italia ed anche nell’Isola, cresce terribilmente il Femminicidio: nel 2012 sono state 120 le vittime, una ogni due giorni. Nel 2013 siamo a quota 65. Come intende il suo governo affrontare questo fenomeno?

La doppia preferenza è una nostra innovazione. Penso che la prima cosa da fare siano le “practice confirmation”, la conferma dell’attività pratica. Ho fatto un atto rivoluzionario non perché dico che siamo tutti uguali, perché rilascio dichiarazioni ideologiche, ma perché nomino segretario del mio gabinetto una persona nera; in questo modo dimostro concretamente quello che dico, cioè che le abilità e le competenze non dipendono dal colore. Per le donne vale lo stesso: nella mia giunta ci sono otto presenze femminili su dodici, alla guida di assessorati pesanti non alla Famiglia o alle Pari opportunità, bensì all’Ambiente, alle Attività produttive, ai Beni culturali, al Turismo, alla Sanità, al Lavoro, alle Autonomie locali, alla Formazione, settori importanti. Lancio un messaggio concreto. C’è un valore della testimonianza che è fondamentale. La doppia preferenza di genere ha sconvolto la composizione di quasi tutti i consigli comunali in cui spesso le donne sono la maggioranza. E’ il mondo che cambia e questo avviene in Sicilia. La presenza femminile in campagna elettorale non ha solo rivoluzionato la politica, ma ha fatto registrare un aumento di partecipazione da parte dei giovani, ciò indica che le donne sanno entusiasmare la società e ridare slancio alla vita politica. Nello specifico del Femminicidio è chiaro che non può essere solo un malessere sociale ma è legato a molteplici fattori. Non possiamo dimenticare che sino al 1981 in questa terra veniva praticato e regolato dalla legge il “delitto d’onore”. Quindi ci sono degli elementi ancestrali, consolidati nel tempo: la donna esiste in quanto proprietà maschile, non può abbandonare il partner perché ne mette in discussione l’identità, la sua struttura mentale, E’ certamente un atto di vigliaccheria, il maschio non permette di essere umiliato socialmente. Non ci sono alternative occorre muoversi su più fronti: la legislazione deve intervenire con delle forme più forti, le denunce di stalking che sono una sorta di femminicidio permanente, non devono essere sottovalutate come accade. A me è capitato e capisco come ci si sente, occorre autocontrollo per difendersi e vincere ma la donna spesso è un soggetto fragile che non riceve solidarietà. Poi si deve sviluppare una cultura della parità che va trasmessa nelle scuole in famiglia, nelle istituzioni. Aggiungo che si dovrebbe tenere un atteggiamento più duro nei confronti dei carnefici, senza giustificazione e senza troppa amplificazione per non creare un effetto a catena come succede nei suicidi. La mia giunta lavora per affermare una cultura di uguaglianza.

Quali sono oggi i suoi rapporti con il Movimento 5 Stelle, all’indomani delle elezioni si pensava che questa esperienza avrebbe influenzato anche la politica nazionale, così non è stato. Il portavoce Giancarlo Cancellieri si dice pronto a staccare la spina all’esecutivo con tutta l’opposizione perché “la Sicilia si trova in condizioni disastrose ed il governo è fermo”. Il rapporto si può recuperare?

La nostra è sempre stata una relazione complicata, ma positiva. A volte il M5S non comprende le mie posizioni, come ad esempio nella battaglia per la doppia preferenza di genere. Li stimo, sono giovani, sono bravi, in Sicilia meglio che altrove, talvolta però non si rendono conto della complessità del gioco perché non hanno esperienza e conoscenza del sistema, per cui in alcune occasioni il loro approccio è politicamente ingenuo.

Radar Muos (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di comunicazioni satellitari, ad alta frequenza e a banda stretta. Gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti é composto da 4 satelliti e quattro stazioni di terra, una di queste si trova nella riserva naturale di Niscemi (CL). Si è detto che fa male alla salute dei cittadini e all’ambiente per l’emissione di campi magnetici. Il 29 marzo l’amministrazione regionale revoca l’autorizzazione alla costruzione del radar. Poi uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità dichiara che non ci sono rischi e comunque che sono trascurabili. Il 26 luglio la “revoca della revoca”, che ha fatto salire i toni della protesta da parte degli attivisti: occupazione del comune di Niscemi e Ragusa, si parla di tradimento di Crocetta ai siciliani. Qual è la verità, gli americani dettano legge o c’è un’altra lettura?

Mi sembra disonesta questa accusa degli attivisti intransigenti, i No Muos, alcuni No Global, parte degli anarco-insurrezionalisti ed esponenti degli ambienti mafiosi. In questa vicenda non ho fatto né l’antiamericano né il filoamericano, sono stato un  uomo delle istituzioni. L’Italia ha un accordo politico-militare con gli Stati Uniti che hanno contribuito alla libertà del nostro paese e non dobbiamo dimenticarlo. Nell’ambito di quell’accordo è stato deciso di creare un’installazione satellitare che serve a garantire meglio la difesa dell’occidente. Cioè la pace. Potevo dire ok non faccio alcun controllo i miei predecessori hanno dato le autorizzazioni e così sia. Invece, quando il movimento mi ha investito del problema salute dei cittadini ho fatto ciò che farebbe qualsiasi amministratore serio, anche in America, ho verificato. Ho chiesto di concerto al governo nazionale e al Ministero della Salute e dell’Ambiente, di affidare uno studio all’Istituto Superiore di Sanità da cui si evince che non ci sono problemi. A quel punto che dovevo fare un abuso in nome dell’antiamericanismo? Non sono contro questo paese, mi piace la società americana e mi sono comportato applicando la legge. La mia competenza come Presidente di regione non decide degli accordi politico-militari, questo attiene al governo nazionale, io ho fatto il mio dovere. Subisco gli attacchi politici ma la legge non è qualcosa di elastico è legge e prevale su tutto. Potrei anche essere personalmente contrario a quella installazione, giudicarla inopportuna, poteva essere fatta off shore per non creare allarme tra i cittadini. Ma la legge è legge.

Come vuole disegnare la sua Sicilia?

Partendo dalla legalità, dal rispetto delle normative. Denuncio quotidianamente illegalità spaventose, l’ultimo caso riguarda l’appropriazione di terreni della Regione da parte della mafia di Tortorici, creando un danno di circa duecento milioni di euro. Ho presentato un esposto alla Procura di Messina contro l’avvocato Carmelo Bontempo Scavo che ha svenduto per 350 mila euro beni che non erano di sua proprietà ma che appartengono all’Esa. Prima di me, negli anni, nessuno si è accorto di niente. Si tratta di una truffa che dura da lungo tempo e che supera nella realtà la famosa vendita della Fontana di Trevi di un film di Totò.

Dal giorno della sua elezione la stampa ha parlato della rivoluzione Crocetta, la guerra dichiarata alla “Manciugghia”. A quasi un anno da quella data però, il sistema di potere in Sicilia per molti non è stato rivoluzionato, si parla di annunci, proclami, dichiarazioni. E’ così?

La lotta alla “manciugghia”, che in siciliano indica un guadagno illecito estorto da chi amministra, è al centro della mia attività. Prima ancora che se ne occupasse la magistratura, ho parlato dell’urgenza, di una legge antiparentopoli e di una politica di rigore per i conti della Regione. Grazie a questa azione abbiamo registrato un’inversione di tendenza, lentamente gli imprenditori cominciano a pensare che è possibile investire in Sicilia, come sta accadendo a Siracusa e a Gela. Sono fiducioso.

La sua rivoluzione è partita dalla Formazione, lo scandalo degli enti ha scosso i partiti in modo trasversale, ma proprio la legge antiparentopoli e le relative norme di incompatibilità si è arenata all’Ars, la nostra assemblea parlamentare. Che succede, tutti sono d’accordo solo a parole?

Questa legge è una storia infinita: è stata approvata a metà dicembre adesso è in discussione in aula dove rischia di essere bocciata. Credo rappresenti l’apice degli scontri che ho con la politica siciliana. Gli attacchi scomposti e quotidiani che mi arrivano da più parti, mi fanno pensare che questo disegno di legge stia creando il panico, perché non consentirebbe più ai deputati ed ai dirigenti regionali di godere di privilegi. Siamo all’abc dell’etica, nonostante questo c’è chi si appella alla Costituzione affermando che vengono violati dei diritti fondamentali. E’ un paradosso proprio chi si è accaparrato i grandi affari della Regione parla di atto antidemocratico e invoca la Carta costituzionale.

 

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