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L’arte della decadenza di Lorsignori

La giunta del Senato chiamata a decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi (Foto A. Di Meo, ANSA)

La giunta del Senato chiamata a decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi (Foto A. Di Meo, ANSA)

Il voto su Berlusconi avverrà il 18 settembre. Altri cinque giorni per far sguazzare i padreterni mentre l'Italia affonda

 

In Parlamento (così è stato deciso giovedì scorso) il voto su Berlusconi non inizierà che mercoledì 18 settembre, sì il 18! E’ lontano il 18, troppo lontano. Nel giro di cinque, sei giorni sono crollati regimi, si sono dissolti imperi, si sono combattute battaglie decisive. Dalla vittoria si è passati alla disfatta e viceversa. In meno di 3 giorni Clement Attlee, il laburista eletto alla carica di Primo Ministro poche settimane dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, tracciò il documento che in Gran Bretagna avrebbe sancito l’istituzione dell’assistenza sanitaria nazionale gratuita. In sei giorni, nel 1967, le Forze armate israeliane polverizzarono la coalizione araba, travolsero egiziani, giordani, siriani (fu chiamata, appunto, la Guerra dei Sei Giorni). In tre giorni, a Yorktown, il “Continental Army” guidato da George Washington disarticolò le truppe inglesi sotto il comando del leggendario Cornwallis: e le Colonie di Sua Maestà Re Giorgio divennero gli Stati Uniti d’America!

I Fasci di Combattimento vennero creati in mezza giornata, il 23 marzo 1919 a Milano. Il 21 gennaio 1921, a Livorno, a Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga, bastarono dalle quattro alle cinque ore per fondare il Partito Comunista d’Italia, poi chiamato Partito Comunista Italiano.

Care lettrici, cari lettori, quelli erano uomini (e donne) che correvano, agivano, s’adoperavano. Gli uni e gli altri, tutti in buona fede. Tutti costruttori. Febbrili, entusiasti. E colti. Erano colti Gramsci, Bordiga, Mussolini, Attlee, Washington e tanti altri personaggi della Storia dell’Occidente. Bravi nell’analisi, bravi nella sintesi. Infaticabili. Indifferenti alle proprie sorti: contava soltanto la causa che essi servivano.

Ma Lorsignori, no… Lorsignori conoscono l’arte del temporeggiamento (Quinto Fabio Massimo: un dilettante al loro confronto). Quasi riescono a piegare il Tempo ai loro voleri… In questo dimostrano una resistenza, una tenacia, una scioltezza che, poste al servizio di una vera missione politica, sociale, economica, garantirebbero risultati favolosi. Invece, no! Lorsignori (rare, tuttavia fulgide, le eccezioni) scaldano con “voluttà” gli scranni del Parlamento. Vi si adagiano con ostentazione, con modi affettati, con l’aria dei padreterni. Allacciano contatti, trovano addentellati, tessono trame, trame che, all’occorrenza, sciolgono con sfacciata disinvoltura, e sempre pronti a “smentire”… Quante volte li abbiamo uditi esclamare, con sussiego, con pompa, con ‘indignazione’: “Smentisco”!

L’Italia annaspa, imbarca acqua; è ridotta alla pallida immagine di se stessa, c’è una gioventù senza futuro. Ma loro seguitano a condurre il molto ben retribuito gioco parlamentare. Vi ci sguazzano ebbri, felici.

Mi dite voi che ce ne facciamo di questa genìa?

 

Questo articolo viene pubblicato anche su Oggi7-America Oggi

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