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Grillo alla Lepen

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo

Il leader Cinquestelle e il "guru" Casaleggio sconfessano due senatori che avevano promosso il passaggio dell'emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina. Con certe posizioni il loro Movimento assomiglia alla destra xenofoba francese

Movimento Cinque Stelle (M5S): giù la maschera. La scomunica data da Beppe Grillo e il guru Gianroberto Casaleggio a due “loro” senatori, Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi, che hanno promosso il passaggio dell’emendamento sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina appare un punto di non-ritorno. Secondo i due leader “Il messaggio che i migranti  dell’África e del Medio Oriente riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più sempliceLa clandestinità non è più un reato”. Aggiungono: “Lampedusa è al collasso e l'Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”.  Linguaggio da nazione che sente la crisi, nella migliore delle ipotesi. Ma anche, e soprattutto, linguaggio da destra xenofoba. Quella più estrema. Sono parole pesanti che suonerebbero con la stessa leggerezza nella bocca e nei discorsi di Marine Le Pen,  leader del Fronte nazionale francese (FN) in ascesa nei sondaggi transalpini per le prossime elezioni europee. Il discorso del FN è ormai fondato da anni su una retorica che piange la crisi della potenza francese, la fine del benessere nazionale, demonizzando l’immigrazione clandestina come fonte unica della criminalità, della perdita dei valori e della morte della patria. Con Grillo c’è un’affinità che non è stata negata dalla stessa Le Pen rispetto alla polemica contro l’Europa e all’ipotesi di un’uscita dall’Euro. Nè Grillo ha mai ritenuto necessarie prendere le distanze da una signora francese, e dal suo anziano padre (Jean-Marie Le Pen), noti negazionisti del genocidio degli ebrei.

Le elezioni europee della prossima primavera renderanno ancora più visibile una convergenza sino ad ora tenuta nascosta. Ma che esploderà. Come esploderà il dissenso di chi – tra elettori ed eletti grillini, un tempo di sinistra– vedrà apparire la conferma di quelle pulsioni fascistoidi del leader che molti avevano temuto.  È comunque vero che la banalizzazione suggerita dal leader cinquestelle – siamo in difficoltà, dunque perchè aiutare o accogliere gli immigrati – non sembra solleticare quegli istinti nazionalistici che dalle nostre parti sembrano fortunatamente più minoritari che in Francia. Nelle parole di Grillo, c’è, soprattutto, la confessione di una proposta politica populista,  ammessa e sublimata in uno dei passaggi più chiari del suo ultimo blog:  “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.  Fu in fondo la Lega Nord a spingere per la criminalizzazione dell’immigrazione clandestina. Per motivi elettorali. Per prendere più voti.  Quei voti che Grillo non vuole perdere pur di assecondare il più becero senso comune. Un senso molto comune, ma anche assai poco cristiano. E In netto “fuori gioco” rispetto alla storia di un Paese che per secoli ha esportato migranti di tutti i tipi, per fame, scelta personale o motivazioni politiche. La chiusura delle frontiere, la criminalizzazione di un desiderio di fuga e di ricerca di un’altra vita possibile, la legge Bossi-Fini sono state la risposta più semplice alle irrazionali paure di chi ha timore di perdere un lavoro precario o una casa in affitto. Persone che avvertono la semplicità del messaggio di chi invita a voltare le spalle a quanti partono per il nostro paese – spesso solo stazione di transito – per trovare meno miseria di quella che già hanno. Qualche opportunità in più. O una libertà spesso negata. Basterebbe chiedere a somali, eritrei e siriani. E a tutte le madri, i padri, i figli di un esodo che non si può fermare. Gente che la sofferenza l’ha vissuta sulla pelle, ancora prima di vederla raccontata su internet.

E veniamo quindi al paradosso più grande. La celebrazione del libero scambio di idee, informazioni, notizie e critiche tramite il Dio della rete è la cifra costituente del movimento grillino. Nelle parole del leader del M5S leggiamo oggi la volontà di negare alla libera circolazione degli uomini quella dignità politica da lui riconosciuta solo, ed unicamente, al libero viaggiare delle idee in formato elettronico. Una visione del mondo un po’ troppo liquida.  Che pretende di ignorare la sofferenza – maledettamente materiale – di chi fugge da fame e violenza.

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