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Che mediocrità: anche sulla Commissione antimafia è un gioco di poltrone

Rosi Bindi viene scelta per ricoprire un ruolo delicato per cui altri sarebbero stati più qualificati. Il PD voleva un posto per una delle sue figure storiche. Ed è in questo gioco di tutti contro tutti che la mafia stravince sempre

Rosy Bindi è stata eletta presidente della commissione antimafia. È una scelta che lascia un po’ perplessi, perché, effettivamente, a mia memoria – e comincio ad averne – mi viene difficile associare il nome di Bindi alla lotta alla mafia, nel senso che non ricordo sue dichiarazioni, frasi, prese di posizione, articoli – anche cose a paraculo, per carità, alla Veltroni, per dire… – che abbiano avuto a che fare con il mondo della lotta alla mafia. Ma potrei sbagliarmi.

Non ricordo ad esempio una sua parola quando il Comune di Campobello di Mazara, che era governato dal PD, è stato sciolto per mafia (vabbè, ma non ricordo nessuno del PD che ha parlato, in quella circostanza…).

Certo è che prevale la sensazione che il PD voleva una poltrona per una delle sue figure storiche. Insomma, Bindi diventa presidente della Commissione antimafia perché questo passa il convento, ma poteva essere allo stesso modo presidente di qualche altra commissione parlamentare, senza battere ciglio (un presidente di commissione comporta, lo ricordo: dipendenti e collaboratori, elargizione di consulenze, auto blu, soldi in più, eccetera eccetera….), oppure una fondazione, un ente qualsiasi….

Anzi, Rosy Bindi è stata, in base alle sue dichiarazioni alla stampa, una delle più contrarie al governissimo PD-PDL. Vuoi vedere che questa nomina serve anche per tacitarla? Non mi sorprenderebbe. È la politica. Passi.

Passi, già. Rimane comunque una doppia vergogna. La prima è aver aspettato otto mesi per avere il presidente di questa commissione. Segno che la lotta alla mafia non solo è fatta dai politici in base all’antica legge del “prendo quel che c’è”, ma non è neanche urgente. Letta, ad esempio, la parola mafia non la cita mai. E, lo ricordiamo, questa estate il parlamento è riuscito a non approvare la legge sullo scambio elettorale politico-mafioso, così come non ha una legge organica e seria sulla corruzione e su tanti altri reati cari alla nuova mafia, a Cosa Grigia.

La seconda vergogna nasce dalla constatazione che la nomina di Bindi ha creato tante spaccature, come era prevedibile. Ed è in questo gioco di tutti contro tutti che la mafia stravince sempre. Come – vi chiederete – scrivi che la mafia vince sempre quando tutti litigano, prima però hai sostenuto che la mafia vince sempre quando tutti si mettono d’accordo e fanno il governissimo che tacita le opposizioni: sei schizofrenico. Può darsi.

Il fatto è che qui non si è litigato su chi fa meglio la lotta alla mafia, la conosce meglio, sa dire le cose più sensate ed utili. Magari fosse quello. Anche perché, da questo punto di vista, pur con tutta la tara retorica del personaggio, Claudio Fava sarebbe stato il presidente ideale, senza se e senza ma. Il problema è che qui si è litigato proprio per l’occupazione della poltrona, e sempre in nome delle larghe intese. Nessuno ha contestato la nomina di Bindi sul merito delle cose che ha in mente di fare (che, tra l’altro, non sono note neanche a noi). Che so, perché vuole concentrarsi sul gioco d’azzardo e le mafie, anziché sulla corruzione dilagante nei piccoli Comuni. No. La lotta è stata tutta sul personaggio, sulla “prevaricazione” del PD, e paccottiglia simile. Che mediocrità.

 

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