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Il migliore ha la rogna, anche alla destra del padre

di Elisabetta De Dominis
Anna Maria Cancellieri tra Angelino Alfano ed Enrico Letta

Anna Maria Cancellieri tra Angelino Alfano ed Enrico Letta

Nella politica italiana delle clientele, sono tutti intercambiabili

 

Brutti sogni di questi tempi. Ho sognato che il ministro della giustizia fosse Enrico Letta e il premier Anna Maria Cancellieri. Devo esser rimasta traumatizzata dal ragionamento di Letta: “La sfiducia al ministro è una sfiducia al governo. E’ un attacco politico (dei 5 Stelle). La risposta deve essere un atto politico: un rifiuto”. Il dalemiano Giancarlo Cuperlo gli ha dato man forte: “Il premier ci chiede un atto di responsabilità politica, dobbiamo essere tutti responsabili”. Che dramma… a loro uso e consumo.

Ecco come nasce il sistema clientelare: il pater familias ha un figlio, parente, seguace che infanga il buon nome del nucleo familiare. Ma il padre è considerato tale perché tutti possono farvi riferimento e farsi proteggere. Quindi pater e sequaces sono legati a doppio filo. Ergo: il pater, per non perdere il suo potere, negherà anche davanti all’evidenza che uno dei suoi abbia commesso il fatto illecito.

Ma facciamo finta che non sia così e chiediamoci allora perché bisogna tenere al governo un ministro della giustizia sospettato di collusione con la famiglia Ligresti. Risposta: perché Letta è intercambiabile con la Cancellieri, per sua ammissione. Complimenti. E cosa nasconde questa liaison? Perché non può sbarazzarsi della Cancellieri? Non sarà il governo a ridarle rispettabilità, semmai sarà lei a toglierla al governo.

Ma sì, prendiamo per buono il ragionamento di Letta: ben venga la sfiducia a un governo che ragiona in questo modo. Tutti a casa, toglietevi dalle scatole. Tanto siete inefficienti.

Magari ne abbiamo avuti anche di peggio al governo, però sembra che oggi il migliore abbia la rogna, come dice un detto famoso.

Non abbiamo bisogno di atti politici fini a se stessi, ma di fatti. Ce ne strafreghiamo di presunti atti di responsabilità politica che sono tali solo tra le mura di un partito. Ma lor signori, si rendono conto o no che sono anacronistici? Si rendono conto o no che non si può perdere un mese dietro ai loro problemi di natura politica, mentre gli italiani chiedono provvedimenti per uscire dalla crisi?

La buona notizia – magari non per noi – è che finalmente c’è una compagine politica che sente di esser ritornata al suo posto: a destra del Padre! Non per niente il leader si chiama Angelino. Un angelo un po’ decaduto perché al Padre piacciono di più le satanesse. E in effetti anche l’occhio vuole la sua parte. Seppoi è quello di un dio…

E’ stata una separazione consensuale? O chi ha lasciato chi? L’unico dato certo è che Berlusconi ama le sue belle donzelle, angioletti o diavoletti che siano. I suoi figlioli bruttarelli si sono sentiti abbandonati, inascoltati, scavalcati. E benché si sentano più berlusconiani dei realisti del re, non gli è restato che farsi da parte, pur professando amore e lealtà imperiture.

“Ti amerò per sempre, Cavaliere mio. Sei stato il mio primo e ultimo amore. Non ti tradirò mai. Ma la convivenza con la tua corte è impossibile e sono costretto a lasciarti. Addio”. Sigh, sigh! Smack, smack!

Dove pensate di andare, Alfano, Schifani, Giovanardi, Formigoni? E cosa pensate di raccogliere? Chi potrebbe ancora votarvi? Ecco, i sondaggi sono al 3,6 per cento… A destra del Padre vedo solo un convento, dove cominciare ad espiare i vostri peccati.

Ma questi non sono stati tutta la vita al centro? E non era la Santanchè che voleva stare a destra, come una piccola italiana? Che sognava, sogna ancora, di diventare grandissima alla morte del Padre… “Berlusconi non finirà – ha detto ieri alla radio un arguto ascoltatore – finché non finirà in una borsetta della Santanchè”. Nelle fauci della pitonessa…

Un’altra notizia che ci riempie di gaudio è la messa in onda del nuovo programma di Piero Marrazzo che, dopo aver fatto il governatore del Lazio e qualche vagabondaggio di verifica sessuale tra i trans, è tornato al suo vecchio amore, la televisione di Stato. Perché il posto fisso è il posto fisso e chi te lo toglie? In “Razza umana” (titolo molto azzeccato) Marrazzo ci metterà la faccia, visto che la reputazione l’ha persa.

Sarebbe stato meglio che dichiarasse ”Basta trans, ho un nuovo amore” al prete confessore e non urbi et orbi. Il pentimento richiede discrezione non spettacolarizzazione. I dirigenti della Rai potevano almeno lasciarlo dietro le quinte. Ma di che pasta sono fatti? Spero non transgenica.

Questo articolo viene pubblicato anche su Oggi7-America Oggi

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