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Il rilancio del Sud? La secessione dall’Italia con l’appoggio dell’UE

Marco Esposito, ex assessore a Napoli della giunta De Magistris e tra i fondatori del movimento separatista Unione Mediterranea

Marco Esposito, ex assessore a Napoli della giunta De Magistris e tra i fondatori del movimento separatista Unione Mediterranea

Intervista con Marco Esposito, fondatore di Unione Mediterranea, movimento che critica il "federalismo all'italiana" e che come "gesto di autodifesa" indica la separazione del Meridione da Roma ma col sostegno dell'Europa: "Saremmo una nazione più vasta dell'Olanda e più popolosa della Svezia, con una storia unitaria che risalirebbe al 1130"

 

Marco Esposito è un giornalista economico, che come accade spesso in Italia, è diventato un politico. Ex assessore alle attività produttive del Comune di Napoli (giunta de Magistris), è esperto di economia e del sistema politico federale americano (nel 2002 è stato invitato negli Stati Uniti dal governo Usa per un programma individuale di scambi culturali che ha avuto per tema il federalismo). Esposito è tra i fondatori del movimento politico Unione Mediterranea, un movimento nato ed esteso al Sud e cresciuto anche grazie alla letteratura antiunitaria pubblicata nel 2011 (150mo anniversario dell’Unità d’Italia). Con Marco Esposito ci siamo intrattenuti a parlare del federalismo Americano e del mancato federalismo Italiano, del movimento Unione Mediterranea e del Sud, focus politico e culturale del giovane movimento politico che suscita interessa, curiosita’ ed anche qualche perplessità.

Dal Federalismo USA al possibile federalismo italiano (mancato). Ci Racconti la sua esperienza culturale americana del 2002, invitato dal governo USA. In Italia funzionerebbe un sistema costituzionale federale sul modello USA?

In Italia nel 2002 si era in piena ubriacatura da "devolution". Chiesi di visitare il posto più ricco (mi portarono a Seattle) e quello meno florido (visitai Jackson). E compresi un concetto-chiave: ricchi e poveri condividevano l'opinione che uniti stavano meglio che divisi. Ciò accadeva per la formula del federalismo Usa: nei posti ricchi ogni dollaro di tassa locale portava un dollaro di contributo federale; in quelli poveri ogni dollaro raccolto con le tasse locali portava fino a quattro dollari di sostegno federale. Stati ricchi e stati poveri avevano comunque il vantaggio tangibile dell'esser federati. Da noi in Italia invece si chiede ai ricchi di sostenere i poveri e ciò provoca malumori perché chi ha di più vede lo svantaggio dello stare insieme. Considerare le imposte nazionali come pagate localmente è stato un errore clamoroso. Comunque il federalismo italiano più che mancato è pasticciato.

Dal federalismo ai proclami di separazione (titolo del suo ultimo lavoro editoriale: Separiamoci). Cosa, fatti e studi,  hanno  fatto  maturare in Lei tale posizione politica (radicale) e per certi versi anticostituzionale. 

Il federalismo fiscale all'italiana, cioè pasticciato ed egoista, sta rapidamente impoverendo il Mezzogiorno: si pagano più tasse (scoraggiando l'economia legale), si ricevono meno servizi, si costruiscono formule che provocano danni ulteriori come quella che lega le assunzioni dei docenti al gettito delle rette universitarie o i fondi sanitari al numero di persone oltre i 75 anni. Dove ho studenti più poveri darò un'istruzione peggiore. Dove la gente si ammala prima per insufficiente prevenzione tolgo assistenza sanitaria… Di fronte a tale fallimento del principio base di un paese unito e solidale, separarsi è intanto un gesto di autodifesa. E poi, a mio parere, è anche una grande occasione di recuperare il nostro orgoglio, la nostra dignità, e di farlo in pace nel conteso europeo. Come la Slovacchia, la Slovenia, l'Estonia, la Lettonia, la Lituania…

Cos'è  Unione Mediterranea? Un movimento culturale e politico per incoraggiare l'autostima meridionale o un movimento che intende occupare lo spazio politico "clientelare" dei partiti politici che al Sud hanno sempre avuto una grande consenso clientelare e non solo. 

Un grande male – stavolta dell'Italia e non solo del Sud – è la disaffezione nei confronti della politica. Abbiamo visto e continuiamo a vedere politici nazionali e locali che fanno cose vergognose. La cattiva politica genera l'antipolitica e l'antipolitica apre sovente le porte alla pessima politica. Con Unione Mediterranea proviamo, ma sappiamo che è difficile, a far reinnamorare le persone dell'impegno per la polis, appunto della politica nel suo senso vero. Lo dicono tutti, ma noi lo pratichiamo senza sconti. Per esempio il nostro nome, il nostro simbolo per statuto appartiene all'assemblea degli iscritti. Non accade lo stesso per movimenti che pure proclamano che "uno conta uno".

Ci indichi almeno tre punti del programma di Sud Unione Mediterranea.

Il primo è appunto praticare la politica nel suo senso migliore, perché di cattiva politica il Mezzogiorno sta morendo. Il secondo è sostenere la nostra economia con campagne tipo il Compra Sud e Risparmia Sud, da affiancare a campagne identitarie in favore della verità storica. Il terzo è promuovere una petizione al Parlamento europeo per chiedere l'istituzione di una Commissione straordinaria che si occupi della violazione dei diritti fondamentali nel nostro territorio: il diritto alla salute, alla tutela dell'ambiente, alla tutela del consumatore e più in generale il diritto alla vita e alla dignità. Il quarto punto è praticare l'unità con le forze meridionalista a dispetto di qualsiasi settarismo.

La separazione significa spesso isolamento. Nell'odierna realta' globale andare da soli o pensare di forme di autogoverno o autosufficienza comporta seri rischi economici. A chi si legherebbe la debole economia meridionale. Ma soprattutto come si reggerebbe se il tessuto economico meridionale, debole e sostenuto massicciamente dallo Stato centrale: Roma.

Ma quale isolamento? La Slovacchia è isolata? Dati alla mano, dal 2011 Roma prende di tasse al Sud più di quanto giri in investimenti pubblici ordinari. Gli investimenti straordinari arrivano da Bruxelles e arriverebbero comunque, con la differenza che invece di essere gestiti altrove, sarebbero a disposizione diretta del nuovo Stato. Quello che oggi è statale e opera con maggiore intensità al Centronord andrebbe diviso secondo equità. Diventeremmo proprietari di una quota delle Ferrovie, dell'Anas, della Rete elettrica, della Cassa depositi e prestiti, delle Poste… A Bruxelles avremmo i rappresentanti del nostro governo. Saremmo una nazione più vasta dell'Olanda e più popolosa della Svezia, con una storia unitaria che risalirebbe al 1130.

Non crede che il declino culturale, civile ed economico del Sud sia imputabile per buona parte alle elite politiche, economiche e culturali dello stesso Sud? Non crede che un rinnovamento del Sud significherebbe un rinnovamento di queste elite, in alcuni casi colluse con il malaffare?

I mali del Sud sono in primo luogo colpa mia. Scrivo articoli e libri da anni e evidentemente non sono stato abbastanza efficace. Poi chiunque parcheggia in doppia fila, vota per un ladro, chiede una mazzetta fa il male del suo territorio. Tutto quel che subiamo, anche le cose che appaiono inevitabili, sono in qualche misura accettate da noi, se non altro per insufficiente reazione. Quando ne saremo consapevoli capiremo che il destino è nelle nostre mani e che nessuna rapina è possibile se smetteremo di lasciarci passivamente rapinare.

Lei è  stato asseessore alle attivita' produttive dal 2011 al 2013 nella attuale giunta De Magistris? Perchè  ha lasciato il suo incarico? Non crede che l'industria napoletana e meridionale (con poche eccezioni) soffra di carenza di innovazione, necessaria per la competizione globale,  e ovviamente di difficolta' di accesso al credito? 

In una giunta comunale si entra per la fiducia del sindaco e si esce quando questa fiducia viene meno. Nel mio caso, sono uscito dalla giunta insieme a diversi altri assessori perché il sindaco ha dovuto cedere alle pressioni della sua maggioranza dopo la sconfitta della lista Ingroia, che aveva appoggiato, alle politiche dello scorso marzo. Quanto all'industria napoletana e meridionale è ricca di eccezioni, ovvero di aziende che sanno farsi valere sui mercati internazionali. Solo che non sono percepite come napoletane. Faccio due nomi: Msc e Yamamay. L'accesso al credito in effetti è un problema, soprattutto per la sparizione di quelle banche medie e piccole legate al territorio.

Meridionali nel mondo. Sono milioni, se contiamo le varie generazioni della grande emigrazione meridionale (quella si che servi attraverso le rimesse a sostenere l'industrializzazione del Nord Italia) come l'organizzazione politica che Lei ha creato intende relazionarsi con essi? 

Quando ti muovi sulla rete, non ha importanza dove vivono le persone. I meridionali che vivono lontano sono legati al proprio territorio non solo affettivamente, anche attraverso un sorta di senso di colpa: sanno, sentono, che la loro partenza li ha arricchiti individualmente ma ha impoverito il territorio di origine. E visto che noi amiamo la nostra terra madre, sentiamo che le dobbiamo qualcosa. Ecco, il sostegno, la partecipazione a Unione Mediterranea può diventare un modo concreto per essere utili anche a distanza. In attesa che si possano sviluppare progetti di rientro part-time. Tipo uno o due periodi all'anno in cui si torna nel nostro Sud per svolgere un'attività economica integrata con quella all'estero, oltre che per godere del calore del proprio territorio d'origine. Intanto mi aspetto che nascano circoli di Unione Mediterranea all'estero. Le formalità sono minime: raggiungere i dieci associati e indicare un responsabile, il quale entra di diritto nel coordinamento

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