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Politici dalla fiction al reality show

di Elisabetta De Dominis
Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte

Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte

Da De Luca a Cota, da Berlusconi a Letta continua lo spettacolo

 

Come ogni fiction che si rispetti, quello della politica italiana è a puntate: anche se ne perdete una, non preoccupatevi, tanto va avanti con i piedi di piombo. E non perché abbia le catene ai piedi, ma perché di catene non ce n’è abbastanza per tutti. E soprattutto nelle carceri non c’è posto, mentre abbonda nelle istituzioni. Quindi meglio incollarsi alla poltrona. Il sindaco di Salerno e viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Vincenzo De Luca, è indagato per corruzione e abuso d’ufficio insieme al figlio; il presidente del Piemonte, il leghista Roberto Cota per rimborsi di “spese facili” insieme a uno stuolo di consiglieri. Cota aveva il dono dell’ubiquità: come specifica Il Fatto Quotidiano, si faceva rimborsare spese fatte a Torino mentre era a Bruxelles e mentre si rilassava allo stabilimento balneare di Spotorno e mentre faceva shopping. Secondo lui erano “spese di rappresentanza”. Inoltre mentre era a Boston a seguire un corso d’inglese, consumava un pasto per quattro persone e faceva shopping nuovamente a spese della Regione. Chiese pure alla sua segretaria di pagare un bollettino da 1.235 euro per sua moglie, mai pensando che lei avrebbe usato il contante proveniente dai rimborsi mensili ricevuti dal gruppo consiliare. Avrebbe dovuto usare la sua paga che si aggirava più o meno a quella cifra? L’avvocato di Cota, offendendo l’intelligenza dei giudici, sostiene che “il presidente si era fidato della segretaria ritenendo la questione di scarso interesse”. Certo, visto che quei soldi non li aveva sudati lui, ma i cittadini. Ora però è in Giappone in altre faccende istituzionali affaccendato. Intanto vanno a casa otto consiglieri che hanno incarichi istituzionali, gli altri a fine febbraio per arrivare alle elezioni di primavera. E ovviamente quelli che restano a scaldare la sedia percepiscono la paga. 

Come avrete capito, i politici erano convinti di essere stati ingaggiati per recitare in una fiction e si sono comportati di conseguenza, invece a loro insaputa si sono ritrovati in un reality show. Poveretti, non pensavano di fare sul serio. 

Sono con la coscienza a posto cinque sottosegretari berlusconiani, quindi non vogliono lasciare la poltrona governativa, benché abbiano aderito alla seconda Forza Italia  fondata da Berlusconi il cui gruppo parlamentare, separatosi da quello di Alfano, è andato all’opposizione.  Chi afferma di aver firmato una lettera di dimissioni, che però non è mai arrivata, chi assicura che il coordinatore Denis Verdini gli avrebbe detto di non muoversi. Jole Santarelli, sottosegretario al lavoro, spazientita ha risposto al cellulare: “Sono fuori Roma, ho seri problemi familiari e del governo non me ne frega niente”. Della paga sì, però.

Nel frattempo Letta è in Ucraina e si occuperà delle questioni del governo lunedì. Con comodo. Ora che Berlusconi è stato dichiarato decaduto da senatore, il premier non dovrebbe avere più ostacoli per portare a casa dei risultati che giustifichino la pagnotta che mangia da sette mesi. Finalmente anche il Corriere della Sera si è accorto che abbiamo un primo ministro “frammentario e temporeggiatore”. 

Nonno Napolitano si è ritrovato così, ancora una volta, a dover tenere a bada i figli della patria che gli hanno affidato gli italiani: il più problematico è sempre Silvio, che però Giorgio sa come prendere. Lo ha subito tranquillizzato dandogli corda: auspicando che ci sia “un passaggio parlamentare che segni la discontinuità politica tra il governo di larghe intese e il governo che ha ricevuto la fiducia sulla legge di stabilità”.  Cioè quello senza i forzisti. Sembra che il governo abbia un’ampia maggioranza, ma passerà comunque i prossimi giorni a contarsi e a stanare i traditori dell’ultima ora.

Il vero problema, come vedete, sono i posti dei politici non quelli degli italiani che sono senza lavoro. Eravamo anche un po’ preoccupati per la prossima occupazione del Cavaliere, incandidabile per sei anni, ma lui è un uomo di spettacolo e ha già pronte delle illusioni che nemmeno ci immaginiamo. Come quella di candidarsi in un “paese europeo amico”.  Lo esportiamo o si autoesilia?  Ritornerà poi alla testa di orde di barbari a riconquistare l’Italia?

Questo articolo viene pubblicato anche da Oggi7-America Oggi

 

 

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