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Il caos della società italiana: Che fare?

Il passaggio da un processo caotico ad una nuova via non è mai indolore. Non c'è più tempo, ci vuole soprattutto coraggio

 

E’ difficile guardare la società italiana con occhi disincantati, mentre s’inviluppa, si contorce s’annichilisce in sterili diatribe. Anche il ricercatore più esperto perde la rotta, l’invenzione viene sostituita con la copiatura, l’idea con il raggiro. Anche le cose più delicate come la vita umana vengono sbeffeggiate da sentenze poco rassicuranti. Cure miracolistiche vengono garantite dai tribunali, piuttosto che dai medici. Ognuno sembra aver perso la bussola. Ogni passo in avanti corrisponde a due indietro.

La società italiana è entrata in un processo caotico indeterministico nel quale ogni previsione cozza con il buonsenso. La maggior parte dei cittadini spera in un diverso corso, ma la politica sembra impermeabile, o non fa o rimanda. Nel frattempo altri poteri decidono, per cercare di restituire una parvenza civile a un sistema impazzito.

La Corte costituzionale considera la legge elettorale che negli ultimi anni ha eletto i nostri parlamentari, illecita. Subito c’è chi la cavalca per dichiarare che tutto quello che la legge elettorale ha determinato è illegittimo. Il capo dello stato diventa il capro espiatorio di colpe commesse da altri, quelli che hanno fatto la legge. Si va avanti con colpi di maglio, per sovvertire l’ordine. In questo guazzabuglio si teme che la mafia possa di nuovo alzare la testa, semmai l’avesse abbassata. Ancora caos al caos.

Nel frattempo il 40% dei giovani non trova lavoro, il paese si deindustrializza per mancanza di una politica di sostegno industriale ed economico. Non si possono abbassare le tasse perché il debito non lo permette. Intanto l’economia stagna, il gettito fiscale ovviamente ne risente, il sistema sta arrivando al collasso. 

Come ogni sistema caotico ci si aspetta che si aprano altre strade. Nello studio dei sistemi dinamici, nei sistemi complessi, si dice che si ha una biforcazione, altre strade, quando una piccola variazione dei valori dei parametri causa un cambiamento 'qualitativo', ovvero un cambiamento del numero di punti di equilibrio o della loro natura. Tali cambiamenti possono anche portare a una catastrofe oppure a una nuova realtà. Questo in teoria, ma la realtà è fatta di vite umane e il passaggio da un processo caotico alla nuova realtà non è mai indolore. La catastrofe è sempre in agguato.

Che fare? Il ricercatore non lo sa. Il politico men che meno. Si attende un salvatore? Negli anni recenti ce ne abbiamo avuto già uno e ci è bastato. Forse abbiamo ancora qualche anticorpo pronto a far da barriera. Aggrappiamoci al nostro bisogno di sentirci parte di un disegno di società in cui i giovani siano parte integrante di uno sviluppo solidale, e non individualista. In cui la famiglia non sia un microcosmo avulso dal contesto civile, ma motore di una nuova società aperta e moderna in cui il lavoro si coniughi con la libertà.

Se è vero che il 10% possiede il 50% delle ricchezze private del paese, ebbene cerchiamo di far pagare un po’ di più anche a loro. L’idea non è mia ma dell’ex banchiere Pietro Modicano. Fare una patrimoniale per prendere dei soldi ai super ricchi, da mettere subito in circolazione, per far sì che riprenda la spesa interna. Aiutare chi oggi non riesce a spendere. Sappiamo da fonte UIL che un milione di persone vive di politica; ci costano annessi e connessi 24 miliardi di euro. E’ arrivato il momento di ridurre drasticamente i costi della politica portandoli ai livelli degli altri paesi europei. Anche la ricerca può fare la sua parte, uscendo dalla torre eburnea dei laboratori per creare nuove iniziative.

Ci vuol tempo? No! Ci vuole coraggio.

 

 

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